
– Intravediamo una robusta crescita globale sostenuta da tassi d’interesse poco elevati, un’elevata liquidità societaria e dai consumatori dei mercati emergenti ; il recente rallentamento sembra temporaneo.
– Per gli investitori sul più lungo termine, mantenere una posizione sovrappesata nelle azioni e commodity e una posizione sottopesata nelle obbligazioni. Per gli investitori nel breve termine, restare neutrali ancora per alcune settimane.
– Uno sfaldamento del debito greco o una significativa interruzione nelle forniture di petrolio sembrano improbabili. Non è verosimile che la fine del QE2 ed il rallentamento della Cina creino degli sconvolgimenti.
Global Research Monthly- Orizzonte d’investimento: 6–12+ mesi (6 Giugno 2011) – Credit Suisse
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Manteniamo la nostra posizione sovrappesata a livello strategico (6–12 mesi+) in relazione ad azioni, commodity e settore immobiliare. Ciò per via del nostro giudizio, secondo cui il rialzo economico globale durato due anni potrà continuare in modo sostenuto almeno per altri due, e della nostra osservazione che i mercati azionari sono attualmente prossimi al fair value e tendono a muoversi al di sopra di tale livello man mano che avanza il ciclo.
Il nostro giudizio strategico sul reddito fisso corrisponde a sottopesato poiché riteniamo che i rendimenti obbligazionari cresceranno a fronte del proseguimento dell’espansione economica.
Oltre a questa posizione strategica, da marzo raccomandiamo agli investitori con un giudizio tattico nel più breve termine nell’arco solo di alcuni mesi di adottare una posizione neutrale in ogni categoria di asset principale. È un approccio ragionevolmente buono e le azioni mondiali hanno evidenziato indicativamente un andamento laterale, le commodity hanno perso terreno ed il reddito fisso ha registrato dei guadagni a fronte di una flessione dei rendimenti. Siamo dell’idea che il principale driver sottostante di questi recenti movimenti di mercato sia stato il rallentamento della crescita economica globale (ma anche le fluttuazioni dei prezzi del petrolio e le preoccupazioni sull’indebitamento in Eurolandia hanno giocato un ruolo importante).
Ciò comprensibilmente genera dell’incertezza negli investitori in riferimento alla capacità di durata dell’espansione, ma a nostro giudizio siamo in presenza solo di una situazione temporanea. Abbiamo altresì fiducia che i dati relativi alla crescita registreranno una riaccelerazione nei prossimi mesi (v. le nostre argomentazioni nel prosieguo). Un’accelerazione economica di questo tipo dovrebbe essere accompagnata da un nuovo trend al rialzo delle azioni, delle commodity e del settore immobiliare e da un indebolimento dei mercati obbligazionari. Ciò andrà a ristabilire quelli che, a nostro
giudizio, sono i trend strategici sottostanti. Non appena questa situazione si verificherà, forse nelle prossime settimane, il nostro obiettivo sarà quello di riallineare i nostri giudizi tattici sul più breve termine con il nostro posizionamento strategico.
Nel contempo, sui mercati valutari, prevediamo un modesto rialzo dell’EUR rispetto all’USD ed al CHF, sostenuto dal vantaggio sul piano dei tassi d’interesse. Sul più lungo termine, continuiamo a ritenere che i portafogli delle valute emergenti restino una parte fondamentale di qualsiasi strategia di diversificazione dagli ovvi problemi che affliggono, in misura più o meno consistente, la gran parte delle valute principali.
Perché siamo fiduciosi sul fatto che la crescita globale possa evidenziare presto una riaccelerazione? Innanzitutto perché l’attuale rallentamento costituisce un riassesto da una fase caratterizzata da un’espansione eccezionalmente solida e la crescita resta ancora ampiamente positiva nelle principali economie, Giappone a parte. In secondo luogo, poiché un breve rallentamento solo di alcuni mesi è normale nell’attuale momento del ciclo e ad esso, di norma, fa seguito una riaccelerazione. In terzo luogo, poiché le società detengono consistenti quantitativi di liquidità, che le portano ad effettuare investimenti e ad assumere nuovo personale, mentre i consumatori dei mercati emergenti continuano a mostrarsi solidi.
In quarto luogo, per via dello stimolo degli interessi molto bassi nella gran parte dei paesi sviluppati, di norma ben al di sotto del tasso d’inflazione, e che resteranno su questi livelli almeno per un altro anno (persino in Eurolandia, dove i tassi stanno crescendo lentamente, ma l’inflazione è salita più rapidamente).
E per quanto riguarda i rischi? Sussiste il timore che la crescita possa risentire della fine del programma di acquisto di obbligazioni della Fed ( «QE2») il 30 giugno. Esso venne introdotto lo scorso anno, quando si nutrivano delle perplessità sull’efficacia della politica convenzionale, caratterizzata da tassi d’interesse poco elevati. Da allora, il rialzo dell’inflazione ha portato ad una riduzione dei tassi d’interesse reali. Inoltre dai dati delle ricerche si evince che le banche mostrano
attualmente una maggiore disponibilità a concedere dei prestiti, cosicché lo stimolo dei tassi poco elevati a breve dovrebbe diventare più consistente, andando a controbilanciare, e forse più che a controbilanciare, la fine delle misure di QE2. Un secondo rischio che viene spesso menzionato è il rallentamento in Cina. Esso è però iniziato all’incirca sei mesi fa, riflettendo il giro di vite della politica in un’ottica di contenimento dell’inflazione. Riteniamo pertanto che si tratti di un avvenimento passato, più che di un rischio per il futuro. Una modesta accelerazione in Cina è comunque probabile nel secondo semestre di quest’anno, favorita dalla spinta ai redditi reali a fronte del calo dai recenti massimi dei rialzi dei prezzi degli alimentari causati da fattori temporanei.
Un terzo fattore di rischio è costituito dalla crisi del debito sovrano in Eurolandia. Monitoriamo questa situazione da vicino, dal momento che uno sfaldamento del debito in Grecia con ogni probabilità determinerebbe un diffuso contagio, ma riteniamo che ciò non sia verosimile. Infatti sia la Grecia che i partner europei hanno molto più da perdere da un evento di questo tipo che non da un accordo per l’estensione degli aiuti in cambio di maggiori misure di austerity e di privatizzazione. Quest’accordo potrebbe non bastare a risolvere i problemi sul più lungo termine correlati alla sostenibilità del debito greco, ma può rinviarli ad una data futura, quando i pericoli di contagio potrebbero essere più bassi. Un’altro rischio è connesso alle interruzioni delle forniture di petrolio per via delle turbolenze politiche. Ancora una volta, monitoriamo la situazione da vicino, ma al momento della redazione si segnala un consistente calo dei prezzi dai massimi raggiunti dall’inizio delle ostilità in Libia.
Ciò in parte riflette la disponibilità di forniture extra di alcuni produttori. Di fatto, nei prossimi mesi questa flessione dei prezzi potrebbe contribuire a sospingere la crescita globale.
Le allocazioni neutrali servono come linea guida e rappresentano la ponderazione media nell’ambito di un ciclo di mercato complessivo. Dal momento che la strategia globale si basa su un orizzonte d’investimento di medio termine, si discosta dalla posizione neutrale. Raccomandiamo una posizione sovrappesata nelle azioni e negli asset alternativi.A nostro giudizio, gli investimenti sui mercati emergenti restano interessanti. Raccomandiamo una posizione sovrappesata nelle azioni USA rispetto ad Eurolandia.
Fonte: ETFWorld – Credit Suisse
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