LUGANO, 20 settembre (Reuters) – I volumi di Exchange Traded Fund (ETF) trattati in Europa sono in netto rialzo, grazie all’interesse di investitori come gli hedge – che pesano fino al 40% del totale – e gli istituzionali. Lo hanno detto… gli esperti del settore riuniti alla fine della scorsa settimana per un convegno in Svizzera. Gli ETF replicano benchmark, ma a differenza di un tradizionale fondo indicizzato sono uguali alle azioni e quindi liquidabili in modo pi? semplice e veloce. Alla borsa di New York rappresentano circa un quarto dell’intermediato totale e anche in Europa i volumi sono in nettissimo rialzo. Qui “gli hedge fund sono il vero driver di crescita e il 30-40% del volume in ETF lo fanno loro” ha spiegato Warren Touwen, responsabile del marketing per i prodotti equity linked per Merrill Lynch. Anche perch? la mancanza di direzione e lo scarso spessore dei mercati ha lasciato gli hedge con molto cash da investire e gli ETF consentono di posizionare grosse somme, anche decine di milioni di dollari senza creare un impatto pericoloso, ha aggiunto. Per Deborah Fuhr, global ETF strategist di Morgan Stanley, il volume medio giornaliero degli ETF ? cresciuto di quasi 38% da inizio anno e a fine luglio era 11,9 miliardi di dollari. L’ETF pi? scambiato al mondo ? oggi l’S&P 500 SPDR (quasi 5 miliardi di dollari di controvalore giornaliero), mentre tra i top 10 c’? un solo fondo indicizzato quotato, quello che replica il Dax (IndEXchange DAX EX) che tuttavia non arriva all’equivalente di 70 milioni di dollari al giorno. Secondo i dati citati al convengo gli ETF Usa sono circa 8.000 con 6.900 miliardi di dollari di asset, mentre in Europa ci sono 25.000 fondi e 3.000 miliardi di asset e la dimensione media di un fondo europeo ? il 16% di quella di un pari Usa, 122 milioni di dollari contro 770. Gli ETF di cui ? prossimo il lancio, secondo la Fuhr, sono 13 in Europa, 53 in Usa e 2 in Cina. La convenienza sui costi ? evidente: il TER-total expense ratio medio di un ETFs azionario europeo ? 46 punti base annui, contro 120 pb dei fondi indicizzati azionari e 162 pb delle gestioni azionarie attive. Con il prestito dei titoli sottostanti ai loro ETF gli investitori pi? professionali riescono addirittura a coprire i costi di gestione, creando un differenziale di convenienza anche rispetto ai future. Markus Hubscher, capo della divisione portafogli quantitativi del Credit Suisse Asset Management, ha anche contestato la tesi che gli ETF obbligazionari siano pi? cari dei future e ha citato una ricerca secondo cui la convenienza cresce con l’allungarsi del periodo di mantenimento in portafoglio dopo 7-9 mesi (i future hanno costi elevati di rollover). Tra i mercati in crescita, quello degli investitori nipponici che si espongono all’Europa comprando ETF azionari mentre svizzeri e italiani fanno lo stesso con prodotti che replicano la borsa di Tokyo o di Seul. Con le aspettative di discesa delle borse in presenza di gestori molto liquidi il ricorso agli ETF in funzione di copertura dovrebbe estendersi ulteriormente, dicono gli esperti.
Fonte: REUTERS – Redazione Milano






