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Cina, verso una crescita più sostenibile con meno ingerenze dello Stato


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Cambiano le priorità : La Cina non sembra più intenzionata a premere al massimo il piede sull’acceleratore per raggiungere i forsennati ritmi di crescita a cui si era abituata nell’ultimo decennio. Il ricambio ai vertici politici, consumatasi negli scorsi mesi,..

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 The Royal Bank of Scotland plc


ha visto subito i nuovi leader convinti sostenitori della necessità di rendere il Paese meno vulnerabile alle turbolenze della domanda mondiale, ossia meno dipendente dall’export, spostando le attenzioni sempre più verso lo stimolo dei consumi interni. I nuovi vertici sembrano anche intenzionati a rendere meno invasiva l’ingerenza dello Stato sull’attività economica privata.

Il nuovo premier Li Keqiang ha parlato di una vera e propria “rivoluzione auto impostata” con una preferenza verso una crescita guidata dai meccanismi di mercato piuttosto che da investimenti pubblici diretti.

Fmi e Ocse limano stime di crescita

L’economia cinese ha iniziato l’anno senza scossoni con il Pil in rialzo del 7,7% annuo nei primi 3 mesi, in rallentamento dal +7,9% precedente. Gli ultimi riscontri indicano delle diffi coltà con l’indice Pmi manifatturiero elaborato da Hsbc sceso a maggio a 49,2 punti, sui minimi degli ultimi 7 mesi. La prima economia asiatica arriva da un 2012 chiuso con un progresso del Pil nell’ordine del 7,8%, il ritmo più basso dal 1999. La Banca Mondiale nel suo ultimo rapporto sulla Cina ha evidenziato come nel Paese del Dragone la crescita nell’ultimo anno sia rallentata soprattutto in virtù degli sforzi di riequilibrio dell’economia a favore dei consumi interni. Le prospettive per l’intero 2013 sono di un sostanziale mantenimento dei tassi di crescita con il governo che ha confermato al 7,5% il suo target di crescita del Pil grazie anche al sostegno di un incremento del 10% della spesa pubblica. Settimana scorsa il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso le previsioni sulla seconda economia mondiale, portandole al 7,75% per l’anno in corso, lievemente al di sotto dell’8% indicato in precedenza, citando i riflessi di un’economia globale fragile. L’istituto di Washington ha caldeggiato nuove misure a supporto dei redditi delle famiglie. Taglio delle previsioni anche da parte dell’Ocse che vede quest’anno un +7,8% del Pil cinese. Secondo le previsioni degli analisti interpellati da Bloomberg l’economia di Pechino dovrebbe migliorare leggermente nel secondo e nel terzo trimestre dell’anno, attestandosi rispettivamente a +7,8% e +8%.

Prima parte d’anno senza verve per la Borsa cinese

I primi 5 mesi dell’anno hanno visto mantenersi in rosso bilancio per l’azionario cinese. L’indice Hang Seng China Enterprise Index (Hscei) – composto dalle azioni di classe “H”, ossia di azioni di società cinesi ma negoziate ad Hong Kong (e quindi negoziate in dollari di Hong Kong) – da ini zio 2013 segna una fl essione del 6,5% circa, uniformandosi alla sottoperformance che quest’anno contraddistingue tutti i principali mercati emergenti. A livello di fondamentali l’indice cinese ai livelli attuali risulta a sconto rispetto all’Msci Emerging Markets (7,8 volte il p/e atteso per il 2013 rispetto al 10,7 dell’Msci Emerging Markets).

 


The Royal Bank of Scotland plc è un rappresentante autorizzato di The Royal Bank of Scotland N.V. in alcune giurisdizioni.


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