Tensioni politiche, problemi di rifinanziamento delle banche cinesi e soprattutto timori legati a una normalizzazione della politica monetaria americana nel corso del prossimo anno incidono negativamente sui corsi, in particolare nei mercati emergenti. C. Capaul e D. Häuselmann…
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Con il senno di poi è facile trovare motivi per le correzioni dei mercati. Le manifestazioni in Turchia e soprattutto in Brasile hanno sorpreso la comunità degli investitori, mentre la stampa finanziaria si occupava già da lungo tempo di un’eventuale normalizzazione della politica monetaria statunitense e della qualità dei bilanci bancari cinesi. Nell’Unione europea è tornato in primo piano il tema di una gestione dei fallimenti bancari che non gravi sui contribuenti. Da più parti si richiede inoltre un aumento dei requisiti di capitale di classe 1 per le grandi banche britanniche. Alcuni investitori sembrano altresì divenuti eccessivamente ottimisti. Nell’ultima edizione di questa pubblicazione abbiamo già sottolineato il netto rialzo finora registrato, che rende auspicabile una distensione.
Retrospettiva: l’aumento della volatilità
Dall’inizio del secondo trimestre fino al momento di andare in stampa, gli indici azionari giapponesi, tedeschi e statunitensi si trovavano in territorio positivo nell’ottica di un investitore in franchi svizzeri. La maggior parte degli indici di borsa regionali evidenziava rendimenti trimestrali negativi; in Asia e in Sudamerica le perdite erano addirittura a due cifre. I segmenti che hanno retto particolarmente bene sono semiconduttori informatici e apparecchiature con semiconduttori, prodotti e servizi finanziari diversificati, automezzi e componenti e vendita al dettaglio, a differenza di immobili e materiali. Se si prescinde dallo yen, che si è svalutato di alcuni punti percentuali rispetto al franco svizzero, l’incidenza dei tassi di cambio delle valute principali sui rendimenti complessivi è stata irrilevante. Pur essendo aumentata, la volatilità è rimasta a livelli inferiori alla media.
Prospettive: pausa sui mercati azionari
Le quotazioni azionarie cominciano a riflettere eventuali rialzi dei tassi e il ribasso dei prezzi dell’energia e delle materie prime, un segnale a nostro avviso positivo. Sulla durata di questo processo di adeguamento si possono solo esprimere potesi. Gli aumenti dei tassi indicano che, in particolare negli Stati Uniti ma anche altrove, la ripresa economica potrebbe proseguire, con potenziali effetti positivi sulla dinamica degli utili societari nel prossimo anno. Questo significa anche che la selezione delle azioni non deve concentrarsi solo su titoli difensivi e ad alta capitalizzazione. Il nostro posizionamento nell’ambito delle azioni internazionali tiene conto di un tale scenario. In base alla nostra selezione dei titoli azionari, privilegiamo i settori dei beni di consumo non primari, della salute, della finanza e dell’informatica. > C.C.
Il mercato azionario svizzero
A maggio l’indice SPI ha raggiunto un nuovo massimo storico prima di registrare una correzione. L’aumento dei tassi ha progressivamente eroso la fiducia dei mercati azionari. A ciò si è aggiunto il sempre più pronunciato rallentamento della crescita dei paesi emergenti. Il rally messo finora a segno dalle azioni è ascrivibile soprattutto all’aumento delle valutazioni piuttosto che alla dinamica degli utili societari. I dati macroeconomici finora pubblicati confermano la perdurante debolezza economica. La maggior parte delle imprese ritiene che l’attuale situazione economica sia stabile ma non prevede a breve alcun incremento dell’attività.
Riteniamo che le valutazioni siano adeguate rispetto ai parametri storici. Dopo il rally degli ultimi tre anni il mercato azionario è rincarato. Se si esamina il mercato azionario svizzero in un orizzonte temporale più lungo, le valutazioni si collocano nella normalità. > D.h.
Fonte: ETFWorld – Swiss & Global Asset Management







