Da seguire: Area Euro; – La dinamica della massa monetaria M3 dovrebbe frenare ancora a dicembre, collocandosi in territorio negativo per il secondo mese consecutivo, a -0,4% a/a da -0,2% a/a del mese precedente. La media mobile è vista in calo a -0,1% a/a da un precedente 0,6% a/a. Il calo degli ultimi mesi del 2009 è accentuato dall’effetto statistico…

sfavorevole, visto il confronto con i mesi del 2008 immediatamente successivi al fallimento di Lehman, che avevano decretato un aumento specialmente dei depositi. Inoltre, secondo la BCE l’inclinazione della curva dei rendimenti sta distorcendo verso il basso la crescita di M3. Nel mese si dovrebbe assistere ancora a una contrazione dei prestiti verso le imprese, mentre potrebbe proseguire il (moderato) rimbalzo dei prestiti alle famiglie.
– La Bank Lending Survery relativa agli ultimi tre mesi del 2009 fornirà indicazioni importanti sulle condizioni al credito a famiglie e imprese. Una ripresa del credito sarà cruciale in una fase più avanzata della ripresa quando il prestito bancario dovrà sostenere la domanda di fondi per investimenti da parte delle imprese.
– La stima flash del CPI dovrebbe mostrare una moderata salita all’1,1% a/a a gennaio, dallo 0,9% a gennaio. Nel mese i prezzi potrebbero essere scesi di sette decimi, spinti dalla stagionalità tipica del mese, in particolare nei settori retail e tempo libero. Nei prossimi mesi l’inflazione dovrebbe rimanere all’incirca stabile, in quanto l’unico rischio verso l’alto continuerà ad essere rappresentato da energia e prezzi amministrati, mentre dalle componenti core continueranno a venire spinte al ribasso.
– Il tasso di disoccupazione potrebbe essere aumentato ancora di un decimo a dicembre, raggiungendo il 10,1%, ai massimi dal 1999. La fascia di età giovanile in particolare dovrebbe confermarsi la più colpita dagli effetti della crisi. La disoccupazione dovrebbe aumentare ancora per un po’. Il quadro si confermerà molto variegato, con aumenti dei senza-lavoro particolarmente accentuati in Spagna e Irlanda.
– Italia. Il tasso di disoccupazione potrebbe aumentare ancora a dicembre, all’8,4% su base destagionalizzata. I giovani e i precari dovrebbero confermarsi tra i più colpiti. Il tasso dei senza-lavoro si conferma più basso che nel resto dell’area euro, ma potrebbe manifestare nei prossimi mesi/anni caratteristiche di maggiore persistenza. Inoltre, come rilevato dalla Banca d’Italia, il tasso di disoccupazione supererebbe già oggi il 10% se ai disoccupati si sommassero i cassintegrati e coloro che hanno abbandonato le forze di lavoro a causa dell’effetto-scoraggiamento.
Stati Uniti
– La prima stima del PIL del 4° trimestre 2009 dovrebbe registrare una netta accelerazione da 2,2% t/t ann. del 3° trimestre a 4,5% t/t ann. I consumi dovrebbero vedere una crescita modesta (1,6% t/t ann.) e gli investimenti fissi delle imprese dovrebbero essere in calo di 0,9% t/t ann. Il contributo del canale estero sulla base dei dati disponibili (novembre) dovrebbe essere nullo. La crescita dovrebbe essere in gran parte sostenuta dalle scorte, aumentate per due mesi consecutivi a ottobre e novembre, che dovrebbero dare un contributo di 2,9%, confermando che la ripresa per ora è sostenuta da fattori temporanei (scorte e spesa pubblica).
– L’Employment Cost Index nel 4° trimestre dovrebbe aumentare dello 0,4% t/t come nel trimestre precedente.
– Il Chicago PMI a gennaio dovrebbe scendere a 56,5, da 58,7 di dicembre (rivisto da 60). Questa correzione manterrebbe l’indice al di sopra del livello di novembre (55,5). L’indagine dovrebbe mantenere positive le indicazioni riguardo a produzione e ordini, anche se con livelli meno elevati di quelli registrati a dicembre. La Philadelphia Fed ha registrato un calo a gennaio a 15,2 da 22,5 di dicembre e indica un modesto ritracciamento del Chicago PMI questo mese. Tutte le indagini restano su livelli compatibili con ulteriore espansione dell’attività nel settore.
Ieri sui mercati
Giornata dominata ancora da avversione al rischio, declinata in ribassi degli indici azionari (proseguiti con il -2,1% del Nikkei questa mattina), debolezza dell’euro (minimo a 1,3913 sul dollaro), tensioni sugli spread sovrani nell’Eurozona (sul decennale: Grecia 395pb, Portogallo 127pb, Spagna 99pb Italia 95pb) senza significativi cali dei rendimenti sui titoli degli emittenti AAA (Bund future -0,08). Petrolio stabile sui minimi del mese. Il dollaro sale in termini di cambio effettivo, penalizzando l’oro e altre commodities. Negli Stati Uniti è arrivata l’ormai scontata conferma a larga maggioranza di Bernanke come presidente della Federal Reserve.
Area euro
Italia. La fiducia delle imprese è salita ancora a gennaio, lievemente più del previsto, a 83,2 da 82,4 di dicembre. Tuttavia, il dettaglio appare meno confortante in quanto mostra luci ed ombre. Innanzitutto, il quadro è variegato per settore: la fiducia migliora sensibilmente solo nel comparto dei beni di investimento. Per quanto riguarda il giudizio delle imprese sugli ordini, la valutazione corrente migliora lievemente (a -39 da -41), ma, mentre salgono gli ordini domestici, si registra un calo per le commesse dall’estero. Inoltre, si nota un minor ottimismo circa le aspettative future sia sulla produzione (a 6 da 7) che soprattutto sugli ordini (a 4 da 7). In sostanza, una parte significativa del miglioramento della fiducia è dovuta a un ulteriore calo delle scorte, il cui indice tocca a -5 il minimo dall’inizio della serie storica.
Germania. I disoccupati sono tornati ad aumentare nel mese di gennaio (al ritmo più alto da giugno), di 6 mila unità dopo essere scesi di 3 mila unità a dicembre (dati destagionalizzati). Il tasso di disoccupazione è tornato a salire, di un decimo, all’8,1%, per la prima volta da maggio, quando il cambio di metodologia statistica aveva cominciato a distorcere verso il basso il numero dei disoccupati. Significativo è il fatto che, in termini grezzi, il numero dei disoccupati è aumentato di 342 mila unità, a 3.617.000, per una salita del tasso dei senza-lavoro all’8,6%.
L’indice di fiducia economica composito elaborato dalla Commissione Europea è salito per il decimo mese consecutivo a gennaio, a 95,7 da un precedente 94,1 (dato rivisto al rialzo da 91,3 precedente). L’indicatore è ora circa in linea con la media storica. Tra i maggiori Paesi, il maggior incremento si è registrato in Italia (+4,2). Il sentiment è migliorato più del previsto nell’industria, a -14 da -16 (trainato dagli ordini dall’estero), mente è rimasto stabile, deludendo le attese, fra i consumatori (a -16). Infine, la fiducia è migliorata anche nei servizi (a -1 da -3, in controtendenza rispetto a quanto segnalato dalla survey PMI) e nel commercio al dettaglio (a -5 da -10) mentre è tornata a calare nelle costruzioni (a -29 da -28).
Tumpel-Gugerell (BCE) ha dichiarato che è tempo per una “normalizzazione” della politica monetaria, vista la stabilizzazione in corso dei mercati finanziari. I governi secondo l’esponente BCE devono procedere a una correzione fiscale, altrimenti il debito in rapporto al PIL nell’area euro potrebbe superare il 100%, il che potrebbe nel medio/lungo termine danneggiare la sostenibilità dei bilanci e creare pressioni al rialzo sui tassi di interesse. Secondo la Gugerell l’ipotesi di un salvataggio di un Paese in difficoltà da parte degli altri Stati membri non è contemplata dai trattati. Secondo Makuch (BCE) è troppo presto per parlare di una ripresa sostenibile nell’area dell’euro.
Stati Uniti
Gli ordini di beni durevoli aumentano di 0,3% m/m (consenso: 2% m/m); gli ordini al netto dei trasporti aumentano più del previsto, +0,9% m/m. Gli ordini di beni capitali calano di 0,5% m/m; al netto di difesa e aerei gli ordini di beni capitali aumentano di 1,3% m/m, un segnale positivo per il ciclo degli investimenti fissi. Gli ordini per beni di trasporto calano del 2% m/m per via della contrazione nel settore dell’aeronautica civile (-38,2% m/m), ma gli ordini per autoveicoli aumentano del 3,6% m/m. Le consegne aumentano del 2,9% m/m, +2,4% al netto dei trasporti. Le consegne di beni capitali aumentano di 2,9% m/m e del 3,7% al netto della difesa, confermando il miglioramento atteso per gli investimenti fissi a fine 2009 e mettono rischi verso l’alto sulle previsioni per il PIL del 4° trimestre. I dati, benché inferiori al consenso, sono complessivamente positivi, viste le indicazioni favorevoli sul comparto di beni capitali e dato che gran parte della delusione viene dalla componente aeronautica civile. In questo settore, le indicazioni di Boeing sui propri ordini erano state di forte aumento su base mensile, decisamente più favorevoli rispetto a quanto visto nei dati pubblicati: questi potrebbero essere rivisti successivamente verso l’alto.
I nuovi sussidi di disoccupazione scendono a 470 mila nella settimana conclusa il 23 gennaio, da 478 mila della settimana precedente. I sussidi esistenti nella settimana conclusa il 16 gennaio scendono a 4,602 mila. A questi si aggiungono i sussidi erogati attraverso l’estensione delle settimane di percezione (261 mila) e quelli pagati attraverso il programma di emergenza (5,350 mila). I dati danno supporto alle indicazioni del Labor Department secondo cui il rialzo dei sussidi dovrebbe essere il risultato di fattori temporanei.
Il Chicago Fed National Activity Index scende a dicembre a -0,61, da -0,39 di novembre, il calo è dovuto principalmente ai dati legati al mercato del lavoro. Su base mensile peggiorano tutte le macro-componenti dell’indice (produzione e reddito, occupazione e ore lavorate, consumi e settore immobiliare) tranne quello vendite, ordini e scorte. La media mobile a 3 mesi migliora a -0,61 da -0,68.
Analisi Daily
Appendice
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– Aste – L’Italia colloca il nuovo BTP 4,25% 03/2020 per un ammontare di 4-5 mld, e riapre rispettivamente per 2-2,5 mld e per 1,5-2,25 mld il BTP 2,5% 07/2012 e il CCT 07/2016.
Area Euro
– L’operazione di rifinanziamento a 1 anno dovrebbe chiudersi con un’allocazione di fondi inferiore ai 442 mld dell’asta del 22 giugno, dato il miglioramento delle condizioni di mercato monetario e, soprattutto, il calo dei tassi a brevissimo termine che nel frattempo è intervenuto. La stima di consenso è di 135 mld. L’asta sarà condotta a tasso fisso e senza l’applicazione di uno spread sul refi.
– L’indice di fiducia economica della Commissione UE offrirà un quadro più completo sulla situazione ciclica nell’area euro. Il ritmo della ripresa sembra aver rallentato a fine estate stando alle indagini nazionali che hanno mostrato aumenti inferiori alle attese in Germania, Belgio e Olanda. L’indice sintetico è visto in salita a 81,8, da un precedente 80,6. Se confermato, il dato lascerebbe la media per il 3° trimestre a 79,5, da un precedente 70,2 coerente con una contrazione meno pesante del PIL nei mesi estivi.
– Italia. L’indice delle retribuzioni orarie contrattuali è visto mantenere una crescita annua stabile a 2,1% a/a ad agosto. Si tratta di un deciso rallentamento dal picco di 4,3% a/a toccato a gennaio. Le retribuzioni contrattuali potrebbero rimbalzare lievemente fino a 2,8% a/a nei mesi autunnali, per effetto dell’applicazione di incrementi previsti, ma c’è il rischio di un successivo rallentamento sotto il 2% tra fine 2009 e inizio 2010, per via degli effetti ritardati dell’aumento in corso della disoccupazione.
– Italia. La fiducia delle imprese manifatturiere è vista in aumento per il sesto mese consecutivo a settembre. Stimiamo l’indice ISAE a 76,6, da 74,8 precedente. La fiducia è ormai in deciso recupero dal minimo di marzo (62), pur rimanendo ben al di sotto della media storica (88,2). Il dato sarebbe coerente con il recupero di fiducia visto negli altri Paesi europei. Confortante il fatto che, a partire dal mese scorso, il miglioramento abbia cominciato a riguardare le valutazioni delle imprese sugli ordini, mentre fino ad allora il recupero era guidato soprattutto dalla fase di decumulo dei magazzini.
Stati Uniti
– La fiducia dei consumatori rilevata dal Conference Board a settembre dovrebbe salire a 55 da 54 di agosto. Nelle ultime settimane gli indici di fiducia non hanno segnalato nuovi miglioramenti: la fiducia dovrebbe oscillare nel range ristretto degli ultimi quattro mesi (47,4-54,8). Ad agosto l’indagine del Conference Board aveva registrato un ampio aumento della componente aspettative (+10,1), mentre quella corrente si era riportata solo sul livello di luglio (+1,6, a 24,9). Anche gli indicatori del mercato del lavoro erano migliorati ad agosto senza segnare nuovi massimi (a -40,9 ad agosto, risultato meno brillante che a maggio, a -38,1).
Ieri sui mercati
Le tensioni sullo yen hanno suggerito alle autorità monetarie nipponiche una correzione di tiro: Fuji ha affermato che gli attuali movimenti dei cambi sono “naturali”, ma che potrebbe agire se diventassero abnormi; in ogni caso, non ha mai sostenuto né uno yen forte, né uno yen debole. Il rimbalzo degli indici azionari ha brevemente riportato il cambio euro/dollaro verso 1,465, con massimi a 1,4680. Dollaro fra 89,5 e 90,6 yen, ampiamente sopra i minimi di 88,23 toccati nella notte fra domenica e lunedì. La sterlina, scesa fino a 1,576, in seguito è rientrata fra 1,5870-1,5960. Dollaro australiano sostenuto anche da voci di rialzo dei tassi a novembre e dicembre. Calo dei rendimenti sui titoli di stato, nuovamente più marcato sulle scadenze lunghe delle curve. Stabili i corsi delle materie prime, con moderati rialzi per il petrolio ($0,69 per la prima scadenza del Light Crude Future).
Area Euro
Germania. A settembre l’indice dei prezzi al consumo è calato di 0,3% m/m, più debole delle stime di consenso ma in linea con la nostra previsione. Sull’anno i prezzi al consumo calano di 0,2% /a e di 0,3% /a sulla misura armonizzata. La flessione dei prezzi è riconducibile al rientro delle pressioni sui prezzi delle benzine ed alimentari freschi. L’inflazione tedesca dovrebbe tornare positivada fine 2009.
Italia. La fiducia dei consumatori ha continuato a salire a settembre, battendo ancora una volta la più rosea delle previsioni. L’indice è così arrivato a 113,6 (da 111,8 di agosto), arrivando ai massimi da oltre 7 anni. Peraltro, il miglioramento riguarda più la valutazione sulla situazione economica generale del Paese che non la situazione personale degli intervistati, migliorata solo lievemente a 125,9 da 125. Continuano a salire (rimanendo comunque al di sotto dei massimi toccati a marzo) le attese sulla disoccupazione.
Stati Uniti
Il Chicago Fed National Index, l’indice composito del ciclo costruito sulla base di ben 85 diversi indicatori, è tornato a scendere ad agosto (a -0,90) dopo aver toccato a luglio (a -0,56) un massimo da gennaio 2008. Il peggioramento è dovuto principalmente agli indicatori sul mercato del lavoro (il tasso di disoccupazione è salito di 3 decimi a 9,7%). L’indicatore è su livelli ancora recessivi ma segnala un deciso attenuarsi della recessione rispetto ai primi mesi dell’anno.
Giappone
L’inflazione ad agosto è scesa a -2,2% a/a; al netto di alimentari freschi l’indice scende a -2,4% a/a. La misura sottostante (ex energia e alimentari) segna -0,9% a/a. Anche i dati di Tokyo per settembre vedono ancora cali marcati.
L’indice di fiducia delle piccole imprese è salito a settembre a 43,5 da 41,8, in aumento continuo dai minimi di 24,9 di gennaio.






