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Ancora liquidità – per ora


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La politica monetaria della Fed rimane espansiva.  Ma probabilmente cambierà presto direzione….

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Dr. Asoka Woehrmann –  Co-Chief Investment Officer   

Randy Brown  –   Co-Chief Investment Officer


 

Eventi inattesi stanno muovendo i mercati. Molti economisti e investitori pensavano che la riduzione dell’allentamento quantitativo sarebbe partita a settembre, ma la Federal Reserve ha deciso diversamente. Il Federal Open Market Committee vuole maggiori prove che la ripresa sia sostenibile prima di avviare il “tapering”, pertanto la banca centrale statunitense continuerà a comprare ogni mese 85 miliardi di dollari di titoli. La decisione della Fed ha provocato il calo dei rendimenti obbligazionari Usa, l’indebolimento del dollaro e nuovi massimi sulle borse statunitensi.
Il fatto è che l’economia Usa è già sulla strada della ripresa. Negli ultimi trimestri il tasso di disoccupazione in calo e l’ulteriore miglioramento dei mercati immobiliari hanno alimentato un lieve rialzo dei consumi privati, e in prospettiva l’economia Usa dovrebbe ricevere ulteriore slancio dall’aumento degli investimenti privati.
L’accelerazione della crescita reale potrebbe quindi accelerare dall’attuale 1,8 percento al 3 percento per il 2014. Secondo le nostre attese la Fed darà avvio alla progressiva riduzione degli acquisti di asset nel mese di dicembre.

1Svolta in Europa
Anche in Europa vi sono motivi di ottimismo, e aumentano le speranze che la crisi sia giunta al termine. La graduale eliminazione dei tagli di bilancio, per esempio, dovrebbe stimolare le economie della regione, mentre la riduzione dei deficit delle partite correnti nei Paesi periferici indica che le aziende spagnole, portoghesi, irlandesi e greche sono diventate più competitive.
D’altro canto, le imprese dei Paesi periferici incontrano ancora grandi difficoltà nell‘accesso al credito e pagano interessi molto più elevati rispetto alle loro controparti dei Paesi dell’Europa centrale. La Bce dovrebbe porsi come obiettivo l’eliminazione di queste differenze regionali nel corso dei prossimi trimestri. Un’idea attualmente al vaglio per far fluire il credito prevede che la Bce consenta alle banche di usare i mutui alle piccole e medie imprese come collateral per le emissioni cartolarizzate. Nonostante la stretta creditizia, gli indicatori del sentiment segnalano un mood più positivo in Francia, Italia, Spagna e Grecia, dove è previsto un aumento del prodotto interno lordo in termini reali: nel complesso, per il prossimo anno ci aspettiamo un‘espansione economica dello 0,7 percento nell’Eurozona.

2La debolezza dello yen favorisce le esportazioni
In Giappone, il governo di Shinzo Abe sta continuando a combattere la deflazione e la recessione con un misto di psicologia, politica monetaria e riforme strutturali. Finora la politica monetaria espansiva della Bank of Japan si è dimostrata particolarmente efficace. Il conseguente deprezzamento dello yen ha alimentato la crescita dei ricavi e dei profitti delle società orientate all’export, aumentandone la propensione a investire. D’altro canto, i consumi sono incredibilmente deboli. Tale debolezza è imputata alla bassa crescita salariale, anche se non tutti apprezzerebbero un aumento delle retribuzioni: le aziende sono restie ad aumentare i salari di base, mentre le famiglie giapponesi temono che il loro potere d’acquisto possa diminuire a fronte di un rialzo dell’inflazione.

L’aumento dell’imposta sulle vendite dal cinque all’otto percento, previsto per aprile 2014, imporrà un’ulteriore onere sull’economia giapponese, sebbene il governo di Tokyo intenda ridurre contestualmente l‘imposta sulle imprese e attuare le riforme strutturali. In ogni caso, queste misure riusciranno a stabilizzare l’economia solo nel lungo periodo, pertanto per il 2014 ci aspettiamo una crescita reale dell’1,5 percento in Giappone, 0,2 punti percentuali in meno rispetto a quest’anno.  Durante lo scorso trimestre le speculazioni sulla fine dell’allentamento quantitativo hanno spostato i flussi di capitale dai mercati emergenti agli Stati Uniti, pertanto la decisione della Fed di rinviare il “tapering” è stata accolta con sollievo dal mondo emergente. Ma poiché la riduzione dell‘allentamento quantitativo è stata solo rimandata, e non annullata, il focus degli investitori dovrebbe rivolgersi ai Paesi emergenti che presentano un avan zo delle partite correnti e dati economici stabili. Considerati tutti questi fattori, l’interesse suscitato dai mercati emergenti continua a essere sostenuto dal fatto che i tassi di crescita di questi Paesi rimangono più elevati rispetto a quelli dei mer-
cati sviluppati.

Fonte: DeAWM CIO view


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