Monete 2

Analisi dei principali tassi di cambio


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Molti i temi dominanti questa settimana che hanno acuito le incertezze degli operatori e non.
Primo fra tutti la possibilità di attuazione del programma di quantitative easing da parte della FED nella prossima riunione del 3 novembre.
I vari commenti che ne sono scaturiti hanno favorito un recupero …


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del dollaro iniziato nella parte finale della settimana scorsa mentre l’euro, parallelamente, ritraccia dai massimi da otto mesi. Gli operatori sottolineano come il movimento, dettato da ricopertutre, possa continuare date le ampie posizioni corte costruite di recente sul biglietto verde. Il mercato ha scommesso in maniera sempre più pesante contro il dollaro nelle ultime settimane in attesa di una seconda tornata di acquisti di bond da parte della Fed, già a partire dal meeting di novembre, esponendosi tuttavia al rischio di un recupero nel breve periodo. Fino a che questa incertezza non verrà sciolta, il biglietto verde resterà sotto pressione. Molti sono stati comunque i discorsi di esponenti Fed in questa settimana che hanno favorito l’idea che l’attuazione del piano è quasi certa. Infatti in una conferenza stampa, il presidente della FED Ben Bernanke ha confermato che l’alta disoccupazione e bassa inflazione indicano la necessità di un ulteriore allentamento della politica monetaria americana, ma ha aggiunto che i banchieri Usa stanno ancora valutando quanto dovrebbero essere aggressivi.

Fisher (Dallas Fed) ha detto che la crescita americana è appena al di sopra della velocità di stallo, che a suo parere si aggira intorno al 2%, e ha sottolineato che ogni recessione è stata preceduta da un periodo di crescita uguale o inferiore al 2%. Il Presidente della Dallas Fed ha inoltre detto che al momento la preoccupazione principale è l’occupazione, ma ha aggiunto che la Banca centrale non può sostituirsi all’autorità fiscale e sostenere l’economia “da sola”. Anche Fisher, quindi, sembra allinearsi implicitamente su posizioni favorevoli a un nuovo intervento di stimolo monetario giustificato da un mercato del lavoro troppo lontano dall’equilibrio.

Intanto questa persistente debolezza di dollaro ha innervosito i mercati, e non solo loro, “costrigendo” il sottosegretario al tesoro Timothy Geithner ad intervenire con una dichiarazione nel quale ha affermato che gli Stati Uniti non svaluteranno il dollaro per ottenere vantaggi competitivi, aggiungendo di non vedere ragioni per un ulteriore deprezzamento del dollaro rispetto a euro e yen e sottolineando come nessuno dovrebbe indebolire il cambio per favorire l’economia.

Messaggio implicito mandato anche agli “amici” cinesi che dal canto loro non si sono fatti attendere.

Nella giornata di martedì, la Banca centrale della Cina ha alzato i tassi di interesse di 25 punti base per frenare il surriscaldamento dell’economia, in particolare nel settore immobiliare, e allentare così il pericolo di una crescita dell’inflazione. Paradossalmente arriva nello stesso giorno in cui il governo giapponese ha dichiarato che l’economia nipponica è in stagnazione.

Si tratta del primo rialzo dal 2007, ovvero da quando l’economia ha imboccato la ripresa, laddove tra settembre e dicembre 2008 l’istituzione monetaria cinese aveva effettuato diverse riduzioni sul costo del denaro, in risposta al deterioramento della crisi finanziaria globale.

Nel dettaglio l tasso sui depositi a un anno sale al 2,5%, mentre quello sui prestiti alle banche, con stessa scadenza, passa al 5,56 per cento.

Le reazioni sul mercato dei cambi sono state immediate in uno scenario già turbolento che molti economisti hanno ribattezzato “guerra delle valute”. Uno scenario in cui le potenze mondiali preferiscono tenere basso il cambio per spingere la ripresa economica attraverso la leva delle esportazioni. Le banche e l’economia cinese sono rimaste relativamente intoccate dalla tempesta finanziaria esplosa negli Usa, che ha fatto piombare l’economia globale in recessione: la Cina ha registrato un solido aumento del Pil anche sul 2009, e sul 2010; la Banca Mondiale, che proprio in settimana ha aggiornato le sue stime, prevede un galoppante più 9,5 per cento. Il problema invece è l’inflazione, che nei mesi passati ha registrato ripetute accelerazioni, accompagnata da insidiosi rialzi dei prezzi immobiliari, che possono anche riflettere in forti afflussi di capitali dall’estero, ma questo i vertici del partito comunista lo sanno molto bene e non staranno inerti a guardare, potendo manovrare a loro piacimento la propria valuta.

In attesa della FED, gli occhi del mercato sono puntati verso la Corea dove giovedì si sono aperti i lavori del G20. Argomento principale dell’agenda sarà la discussione sugli squilibri valutari internazionali e su un eventuale percorso comune per la gestione del mercato e delle politiche dei cambi. Tuttavia una fonte vicina ai lavori, anticipava che difficilmente ministri e banchieri centrali troveranno un accordo per mettere fine alla svalutazione competitiva e agli squilibri delle partite correnti. Cina, India, altre economie emergenti ma anche la stessa Germania sarebbero infatti contrarie alla posizione Usa.


Principali tassi di cambio:

Euro – Dollaro

Nella settimana appena trascorsa le numerose ricoperture fatte, hanno favorito il recupero del dollaro dai massimi della scorsa settimana in area 1.4150 favorito sia dai commenti del segretario al Tesoro Usa Timothy Geithner che in un’intervista ha parlato di sostanziale allienamento, in questo momento, delle principali valute ed eliminando qualsiasi dubbi circa manovre artificiali da parte degli Stati Uniti volte a svalutare il dollaro per ottenere vantaggi competitivi, sia dalla mossa a sorpresa arrivata dalla Cina, dove la Banca Centrale del Paese ha deciso di alzare i tassi di interesse dello 0,25% al 2,5%, ricorrendo ad una misura di politica monetaria restrittiva per la prima volta dalla fine del 2007. L’annuncio relativo al costo del denaro in Cina ha favorito un immediato apprezzamento del biglietto verde nei confronti delle principali valute e in particolare dell’euro facendolo scivolare momentaneamente sotto quota 1.37. Dal punto di vista tecnico un importante area di test per il cross è data dalla resistenza posta in area 1.3950/1.3960 favorito anche da un leggero tono rialzista sul grafico H1 registrato sul finire di settimana. Il cross ha bisogno di un’accelerazione netta sopra gli 1.3970 per estendere i guadagni e riportarsi sopra gli 1.40 figura e precisamente intorno agli 1.4010/1.4020. Target ribassisti a 1.3900 e successivamente a 1.3830-1.3770

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1
Rialzista
Neutrale
Ribassista

TREND
Supporti

1.3900

1.383

1.377

Resistenze

1.3970

1.402

1.41


Dollaro – Yen

E proprio il rafforzamento dello Yen – che viaggia intorno ai massimi degli ultimi 15 anni sul dollaro – è uno dei motivi che frena l’economia nipponica che, nello stesso giorno in cui la Cina prova ad arginare l’espansione eccessiva dell’economia, ha dichiarato di essere in stagnazione (crescita zero). Nel suo rapporto mensile, il governo giapponese ha sottolineato che l’economia é entrata in una fase di «stagnazione», modificando la valutazione del mese scorso che indicava che il Paese era in fase di «ripresa». Per la prima volta in venti mesi, quindi, il governo fa marcia indietro e abbandona la sua visione ottimistica sottolineando che, nei prossimi mesi, sarà necessario essere prudenti. Restano difficili anche le condizioni del mercato del lavoro Difficile per lo yen invertire tendenza e deprezzarsi questa settimana se il mercato resterà “convinto” che la Fed si sta preparando ad annunciare/implementare il quantitative easing. Nonostante la fiammata registrata subito dopo l’annuncio da parte della Banca della Cina dell’aumento del costo del denaro che ha riportato il cross in area 81.80, la forza della valuta nipponica ha preso il sopravento ritornando ai livelli medi della settimana intorno agli 81.30. E forse in un simile contesto anche un eventuale intervento della BoJ, questa settimana, non sarebbe sufficiente a riportare stabilmente la valuta nipponica sul sentiero desiderato. Non escluso rischio che l’USD/JPY provi ad andare sotto 80,00 come confermato anche dai tentativi di rottura della media a 200 periodi che non hanno tuttavia dato quello slancio alla valuta americana necessario a rompere la resistenza posta in area 81.65

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-1
Rialzista
Neutrale
Ribassista

TREND
Supporti

81.00

80.85

80.4

Resistenze

81.65

81.95

82.3



L’utente prende atto che le informazioni contenute in questo report hanno mera natura informativa e vengono elaborate dall’analisi dei dati di negoziazione, dei dati di mercato e dalle statistiche.

Analisi a cura di: Cfx Intermediazioni

Fonte: Cfx Intermediazioni.com

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