Settimana molto movimentata quella avuta sul valutario dove tra i protagonisti indiscussi sono da menzionare l’Euro, in positivo, e il dollaro in negativo dovuta al cambiamento di atteggiamento che gli…
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investitori hanno avuto alla luce dell’evoluzione degli avvenimenti per quanto riguarda il debito periferico europeo e la situazione congiunturale americana.
Per tutta la settimana il trend sull’euro dollaro è rimasto ancora positivo dove ha toccato i massimi da due mesi a questa parte in area 1.3750 dopo i minimi toccati ad inizio mese, con la valuta unica che rimane sostenuta dal progressivo alleggerimento delle tensioni sul debito dell’area euro e dal crescente ottimismo dei mercati sulle prospettive della ripresa europea, dalla mancata presa di posizione di un FOMC ancora accomodante, oltre che dal successo per il pricing dell’emissione inaugurale del fondo di stabilità europeo Efsf, a scadenza luglio 2016 e rating tripla ‘A’: il primo collocamento delle obbligazioni dell’EFSF per 5 miliardi di euro ha registrato una domanda di più di 44 miliardi di euro in tempi brevissimi. Ad avvolare tutto ciò, secondo gli ultimi dati della Commodity Futures Trading Commission americana, la settimana scorsa, per la prima volta da due mesi, il mercato ha assunto una posizione netta lunga sull’euro, a fronte di un raddoppio delle scommesse contro il biglietto verde. Che le tensioni si stiano allentando per la divisa unica lo si evince dall’ennesima dichiarazione sull’Efsf, il fondo europeo di salvataggio, da parte del commissario europeo agli Affari monetari Olli Rehn, in un’intervista apparsa stamane sul quotidiano tedesco Die Welt, secondo il quale i governi europei devono decidere con urgenza nuove misure comuni per proteggere la stabilità della zona euro, affermando anche come sia importante evitare che i problemi legati al debito finiscano per compromettere la ripresa dell’economia e i miglioramenti sul mercato del lavoro, e spiegando in tal senso che la capacità effettiva di credito dell’Efsf, deve essere incrementata e le sue funzioni diversificate, in modo da fugare ogni dubbio sulla determinazione dell’Europa di combattere la speculazione.
Un ulteriore confema della lenta ma continua ripresa che sta avvenendo in Europa e che sta dando una giustificazione a questa spinta speculativa pro-euro, proviene dai dati positivi del Pmi che potrebbero far aumentare le probabilità che la banca centrale europea possa aumentare i tassi prima della Fed. Questo è stato indirettamente confermato anche dalle recenti dichiarazioni di Jean-Claude Thichet che ha espresso preoccupazioni per il rincaro dei prezzi che si sta registrando in Europa. Inflazione che può essere combattuta o limitata con l’arma di una politica restrittiva che viene attuata, appunto, con un aumento del tasso ufficiale di riferimento. Per il governatore della della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, è necessario tenere a bada l’inflazione che, dopo un paio di anni di pausa, è salita nel 2010 perlopiù a causa dei prezzi delle materie prime (balzati a causa di condizioni climatiche avverse). Le pressioni inflazionistiche nell’area euro devono essere osservate con attenzione. È il monito che Trichet ha lanciato in un’intervista al Wall Street Journal nella quale sollecita i banchieri centrali di tutto il mondo ad assicurarsi che gli attuali incrementi dei prezzi energetici e dei prodotti alimentari non attecchiscano nell’economia globale. In tale contesto, assicura, l’austerità dei bilanci pubblici e la vigilanza sui prezzi costituiscono il miglior viatico per la ripresa economica.
Sull’altra sponda dell’atlantico permane una certa debolezza del biglietto verde a causa del calo, tra l’altro, del rendimento dei Treasury dovuto ad un taglio delle aspettative di crescita che potrebbe convincere l’amministrazione Obama a tagliare le spese non destinate alla difesa e ritenute non strettamente necessarie per l’anno in corso oltre a ridurre il carico fiscale alle imprese.
Lo ha annunciato il presidente Obama nel discorso sullo stato dell’Unione davanti al Parlamento riunito nella tradizionale solenne seduta plenaria, nel quale ha enunciato una «sfida per il futuro», per far sì che l’America non perda la leadership economica e quella morale sul resto del mondo. Una sfida soprattutto economica: rimettere ordine in casa, investire in nuove tecnologie, nell’educazione, riorganizzare lo stato, congelare per cinque anni la spesa pubblica, tagliare il disavanzo e il debito pubblico. I Treasury sono tornati al rialzo proprio dopo questo discorso, per via della proposta del parziale taglio alle spese federali, facendo aumentare le speranze di una riduzione del deficit di bilancio da 1.300 miliardi di dollari.
Sul dollaro grava anche il crescere dei rischi sul rating americano: a rimarcare ciò le ultime esternazioni dell’agenzia Moody’s, che spiega come la mancanza di un’azione di contenimento del deficit da parte del governo Usa rende sempre meno improbabile un outlook negativo per la tripla A degli Stati Uniti.
Il pesante debito americano pesa sul dollaro, che continua ad arrancare non solo contro euro ma anche contro yen, complici le dichiarazioni della banca del Giappone, secondo la quale la produzione industriale tornerà a mostrare una crescita nel trimestre gennaio marzo (dopo il calo del trimestre precedente a causa del venire meno degli incentivi sulle auto)
I dati dal paese del sol levante continuano però a non entusiasmare, il Giappone è entrato lo scorso dicembre nel suo ventiduesimo mese consecutivo di deflazione, con l’indice CPI che ha mostrato una contrazione dello 0,4% su anno dopo il -0,5% di novembre (le attese erano per un -0,5%); nello stesso mese la spesa delle famiglie fa segnare una riduzione del 3,3% su anno (a fronte di stime per un calo solo dello 0,7%) mentre le vendite al dettaglio si riducono inaspettatamente del 2% (era atteso un +0,5%). Solo il tasso di disoccupazione sorprende positivamente, calando sempre in dicembre al 4,9% dal 5,1%.
Il taglio di rating da parte di S&P nella giornata di giovedì ha spinto il governo a sottolineare la volontà di procedere con le riforme fiscali nel tentativo di mettere sotto controllo il debito del paese: le possibilità di successo sono però, almeno nel breve periodo, piuttosto ridotte, visto il disaccordo con l’opposizione e le divisioni interne alla stessa maggioranza.
Dopo una prima reazione di debolezza della valuta Giapponese nella giornata di giovedì che ha spinto sui massimi EURJPY e USDJPY sono ripresi gli acquisti di YEN nel finale di settimana con un fortissimo movimento pro yen guidato dall’aumento della avversione al rischio dovuto alle tensioni sui governi dei paesi Nord Africani e al contestuale storno dei mercati Azionari.
Principali tassi di cambio:
| Euro – Dollaro | ||||||||||||||||||||||
Brusca inversione del l’EURUSD nel finale di settimana dopo la mancata rottura rialzista della forte resistenza posta in area 1.3750. Il trend primario rimane rialzista e lo storno di venerdì rimane un movimento di Pull Back fisiologico dopo i forti rialzi dei giorni precedenti come confermato dalla tenuta della MM200 periodi su grafico H1. Da monitorare il supporto in area 1.3570 che se dovesse essere violato al ribasso aprirebbe la strada per un ulteriore accelerazione ribassista dell’Euro in area 1.3500 prima e 1.3420 successivamente. La tenuta della MM200 potrebbe ridare forza al cross EURUSD per un nuovo allungo rialzista verso la resistenza in area 1.4000 possibile obiettivo finale dell’ attuale movimento primario rialzista. | ||||||||||||||||||||||
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| Sterlina – Dollaro | ||||||||||||||||||||||
Prosegue la fase di indecisione del cross GBPUSD che dopo essere stato bloccato per diversi giorni dalla forte resistenza in area 1.6020 si riporta sulla parte inferiore del canale ribassista delineato dalla serie di minimi e massimi discendenti. Il trend di medio periodo è ribassista con obiettivi possibili i supporti in area 1.5820 prima e 1.5740 successivamente. Solo la rottura al rialzo della trend line ribassista posta in area 1.5940/50 potrebbe riportare gli investitori a comprare la valuta Britannica con primo obiettivo la resistenza in area 1.6020. La mancata rottura al rialzo della trend line ribassista confermerebbe l’attuale configurazione ribassista che potrebbe avere come target finale il test del supporto posto in area 1.5650 livello che fino alla fine di Dicembre ha bloccato il cross. Nessuna idicazione particolare dalla MM200 che appiattendosi nelle ultime giornata non puo piu essere utilizzata nel determinare i trend. | ||||||||||||||||||||||
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Fonte: Cfx Intermediazioni.com













