CALCOLATRICE 3

Analisi dei principali tassi di cambio


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Settimana di recupero per l’Euro per via delle notizie provenienti dal vecchio continente e anche grazie alle vendite fatte dagli operatori che hanno preso profitto da valute come il dollaro americano e Yen sostituendole in primis con oro e franco svizzero…


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Sulle piazze finanziarie infatti, la situazione rimane comunque cauta, per via dei crescenti timori relativi alla situazione in Medio Oriente, dopo che Israele si è detto pronto a rispondere se l’Iran attraversasse con le navi da guerra il canale di Suez: i timori hanno spinto al rialzo il franco svizzero, ultimamente la valuta più premiata dagli investitori in situazioni di avversione al rischio, stabilmente sotto quota 1.3000 contro Euro e 0.9500 contro dollaro in chiusura della settimana (situazione interessante dal punto di vista tecnico su quest’ultimo cross, al test della media mobile di breve e medio periodo su grafico daily – possibili rimbalzi da questi livelli nei prossimi giorni, o meno probabilmente accelerazioni ribassiste fino ai minimi annuali nel caso di sfondamento di questi livelli).

La valuta unica appare rinfrancata dal clima di fiducia sul settore bancario continentale (dopo le tensioni sul debito dei paesi periferici), e dai buoni spiragli provenienti da Bruxelles, dove durante il meeting dell’Eurogruppo, il presidente Jean-Claude Juncker ha affermato che “la situazione sul mercato dei debiti sovrani resta preoccupante mentre la ripresa economica si consolida”.

L’euro che dopo aver toccato i minimi della settimana intorno area 1.3425, si è rafforzato durante tutto il corso dell’ottava grazie a numerose buone notizie provenienti dal vecchio continente come l’annuncio del piano di ristrutturazione della banca pubblica regionale tedesca WestLb a rischio fallimento e che aveva pesato sul corso della moneta unica. La divisa unica è stata sostenuta anche dal buon esito dei collocamenti di Spagna e Grecia, che sul tratto breve hanno registrato un significativo calo dei rendimenti con una buona accoglienza da parte degli investitori: la Grecia ha raccolto 390 milioni con la sua asta per titoli trimestrali, con la forte domanda (per il 60% estera) che ha fatto calare il rendimento dal 4,1% di un mese fa al 3,85%; positiva anche l’asta spagnola, durante la quale sono stati allocati 4,97 miliardi di Letras annuali a un rendimento di 2,41% (precedente 2,947%) e 1,20 miliardi di Letras a 18 mesi (rendimento 2,938% contro il precedente 3,367%).

Euro in ripresa contro lo Yen anche per via dell’ufficializzazione, avvenuta in questa settimana, del sorpasso dell’economia cinese rispetto a quella del Giappone, dopo il dato del Pil migliore delle attese: il prodotto interno lordo giapponese ha infatti registrato un calo dello 0,3% nel quarto trimestre del 2010 (la prima contrazione in cinque trimestri), ma il consensus era per una declino più marcato, dello 0,5%. Inferiore alle attese anche il calo del tasso annualizzato: -1,1% contro stime per -2,1%.

Debolezza di yen favorito anche dalll’incontro BoJ, con il governatore Shirakawa che ha dichiarato come dopo la contrazione del Pil giapponese del 4° trimestre vi siano stati segnali di moderato miglioramento, specie in riferimento a export e produzione (circostanza questa che sembra allontanare ulteriori mosse di espansione monetaria). Si tratta della prima revisione migliorativa dello scenario da parte della BoJ in nove mesi, che, unitamente alla revisione al rialzo (da +3,1% a +3,3%) della produzione industriale nipponica di dicembre, ha agevolato un pò di cedimento dello yen (venduto nei momenti in cui diminuisce l’avversione al rischio).

Segnaliamo poi una forte volatilità sulla sterlina inglese, sui contrastanti dati di gennaio sull’inflazione (non distante comunque dalle attese degli analisti): il movimento della sterlina, sostenuta inizialmente dai dati sull’inflazione (risultati doppi rispetto al target della Banca d’Inghilterra) che hanno consolidato le attese di un rialzo dei tassi; lo stesso governatore Mervyn King ha riconosciuto che i tassi di interesse potrebbero salire più rapidamente di quanto gli economisti avevano previsto, dando ulteriore forza alla divisa inglese e portandola a lambire soglia 1.62 dollari statunitensi, livello rapidamente abbandonato dopo la diffusione dei deludenti dati occupazionali. Tecnicamente, le spinte rialziste sono state frenate dalla resistenza in area 1.6180, con la rottura al ribasso della media mobile di breve periodo (su grafico orario) che ha spinto il cable a tornare verso la MM200 (in area 1.6080), per via dei segnali discordanti provenienti dal Regno Unito: da un lato la banca centrale britannica ha tagliato le stime di crescita economica, anche alla luce dei deboli riscontri arrivati dalla prima lettura del pil del quarto trimestre, dall’altro è schizzata al rialzo l’inflazione (gennaio al 4%, il doppio del target BoE).

Però sul finire di settimana la resistenza a quota 1.6180 è stata definitivamente rotta grazie agli ottimi dati provenienti dalle vendite al dettaglio che hanno visto un balzo al 5.3% rispetto al 4% atteso (dati su base annuale) che unito alla generale debolezza di dollaro hanno spinto il cable fino a quota 1.6260.

Da segnalare, infine, il resoconto dei verbali dell’incontro del 25-26 gennaio pubblicato dalla Federal Reserve, sempre più fiduciosa della ripresa economica ma insoddisfatta dell’andamento del mercato del lavoro: le ultime rilevazioni macro non modificano le prospettive della politica monetaria, ma vedono un miglioramento rispetto a novembre le proiezioni macroeconomiche per il PIL a fine 2011 (intervallo centrale fra 3,4% e 3,9% da 3,0-3,6%). Non sono state invece ritoccate le proiezioni sull’inflazione nel 2011, confermate fra l’1,3% e l’1,7%.


Principali tassi di cambio:

Euro – Dollaro

Euro in gran spolvero sul finire di settimana dove ha toccato i nuovi massimi sopra quota 1.37 e figura spinto dalle dichiarazioni del membro del board della BCE Lorenzo Bini Smaghi che non ha escluso un rialzo dei tassi prima del previsto per raffreddare le correnti spinte inflazionistiche registrate nel vecchio continente. Parole prese con una certa importanza anche perchè è uno dei candidati alla successione di Trichet insieme all’attuale governatore della Banca d’Italia Draghi. Il cross ha rotto la trendline ribassista su grafico H4 che partiva dai massimi di inizio mese a quota 1.3615. Questo ha favorito un’accelerazione della divisa unica fin sopra gli 1.37 cercando di raggiungere il successivo target rialzista intorno a quota 1.3740 fermandosi tuttavia circa 20 pips sotto. Il tono rimane pro euro anche se una mancata rottura della citata resistenza potrebbe spingere il cross nuovamente in area 1.3550 – 1.3400.

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-1
Rialzista
Neutrale
Ribassista

TREND
Supporti

1.3550

1.34

1.3365

Resistenze

1.3740

1.386

1.409


Sterlina – Dollaro

Come già citato in precedenza, i dati sulle vendite al dettaglio migliori del previsto hanno spinto il cable fin ai massimi della settimana in area 1.6260. L’obiettivo a breve è la resistenza posta in area 1.6275/1.6295: una eventuale rottura significherebbe una nuova fase rialzista che il consoliderebbe il trend pro sterlina partito a fine dicembre a quota 1.5350. Dall’altro lato il supporto in area 1.6150 rappresenta un primo segnale di eventuali prese di profitto che troverebbero forza sotto gli 1.5960 che tuttavia non minerebbe, almeno per il momento, il clima pro sterlina registrato in quesi ultimi mesi.

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-1
Rialzista
Neutrale
Ribassista

TREND
Supporti

1.6150

1.596

1.584

Resistenze

1.6295

1.646

1.658


L’utente prende atto che le informazioni contenute in questo report hanno mera natura informativa e vengono elaborate dall’analisi dei dati di negoziazione, dei dati di mercato e dalle statistiche.

Fonte: Cfx Intermediazioni.com

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