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Analisi dei principali tassi di cambio


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Per tutta settimana i mercati finanziari sono stati condizionati dalle notizie relative al debito greco e ai timori di un possibile default del Paese ellenico, con le preoccupazioni di un possibile (e reale) effetto contagio su altri Stati periferici e vulnerabili della zona euro che sono andate a gravare sulle quotazioni ….

della moneta unica. Euro che è affondato contro dollaro USA e Yen tra martedì e mercoledì, sui tentennamenti della Germania sul pacchetto di aiuti per Atene (il 9 maggio sono state fissate in Germania le elezioni regionali per il Nord Reno Westfalia, con il tema degli aiuti alla Grecia particolarmente sentito dall’opinione pubblica tedesca) e soprattutto sotto i colpi del declassamento da parte di alcune delle principali agenzie di rating del debito sovrano Greco prima (declassato a junk bond) e di Portogallo e Spagna poi (arrivati uno dietro l’altro nell’arco di due giorni), andando a rinnovare i minimi a un anno contro il biglietto verde sotto soglia 1.32 ( toccando con una spike minimi a 1.311). Tutto questo in un clima di panic selling, con segnali di nervosismo da parte del mercato obbligazionario (con il primo ministro ellenico che dichiara che il suo Paese non è più in grado di finanziarsi ai tassi gonfiati dalla speculazione offerti dal mercato), e con le borse europee che andavano a segnare perdite vicine ai tre punti percentuali. Solo nella seconda metà della settimana la moneta unica riesce a risollevarsi dai minimi guadagnando marginalmente terreno contro il dollaro, lo yen e le altre principali valute sulle indiscrezioni di attesa del prestito alla Grecia (passato dai 45 miliardi del primo accordo Ue/Fmi a quota 100-120 miliardi di euro) che andava a placare il nervosismo sulla situazione del debito di Atene: gli investitori sono rassicurati dalla possibilità che le negoziazioni sul pacchetto multimiliardario di aiuti siano completate nel weekend o eventualmente nei prossimi giorni, mentre Atene prepara drastiche misure di austerità. Va considerato comunque che l’annuncio definitivo del pacchetto di aiuti probabilmente darà spinta all’euro, anche se la valuta europea rimarrà nel complesso fragile, con gli investitori in attesa di capire se la Grecia potrà realizzare dolorosi tagli al budget per mettere ordine nelle sue finanze pubbliche: i guadagni quindi potrebbero avere vita breve. Orecchie quindi tese anche nel weekend, anche se si dovrà attendere domenica sera per capire come le notizie potranno impattare sulla moneta unica: c’è sicuramente attesa per il drastico piano di austerity greco, e per i colloqui della commissione di Bruxelles e dei ministri di eurolandia che tecnicamente dovrebbero sbloccare la prima tranche di aiuti per il salvataggio della Grecia.

Oltre al tema di cui sopra, sicuramente centrale per la settimana, numerosi altri sono stati gli spunti macro: negli Stati Uniti si è registrato per il mese di aprile un buon aumento della fiducia dei consumatori, salita a 57.5 (oltre il consensus a 53.5 e il valore di marzo rivisto a 52.3), e anche il valore stimato dall’Università del Michigan ha fatto segnare un valore superiore alle attese a 72.2 (consensus a 71.0, marzo a 69.5). Solo il Pil dei primi tre mesi dell’anno registra un’espansione leggermente inferiore alle attese a +3,2%, parzialmente frenato dalle voci scorte ed export, mentre la buona performance delle spese dei consumatori appare specchio di una ripresa sostenibile: il valore segna comunque il terzo trimestre consecutivo di miglioramento della congiuntura dopo la grave crisi dell’autunno 2008. Il valore rimane comunque ben superiore ai dati attuali di eurolandia, e, nonostante il rallentamento rispetto ai ritmi di fine 2009, lo spaccato delle voci incassa il giudizio positivo degli economisti grazie all’accelerazione di 3,6% nelle spese dei consumatori, oltre il doppio del +1,6% del quarto trimestre dell’anno scorso e miglior risultato dal primo trimestre 2007. Inoltre i consumi privati, che corrispondono a circa 70% dell’intero prodotto, hanno fornito al Pil un contributo positivo pari a 2,55 punti percentuali, record dal quarto trimestre 2006. La Fed rimane comunque cauta, e durante l’Open Market Committee di mercoledì lascia invariati i tassi di riferimento ancora “per un lungo periodo di tempo” (per il mercato monetario le attese per un primo leggero aumento dei tassi USA sono per il terzo trimestre del 2010, per l‘area euro si scommette per fine anno e inizio nuovo). Riguardo i tassi ferma anche la Nuova Zelanda.

Buoni dati comunque anche dalla disoccupazione in Germania, con i disoccupati in calo ad aprile di 68 mila unità; un po’ meno soddisfacenti i dati armonizzati sull’inflazione, in aumento ad aprile solo dell’1%, con gli analisti che scommettevano per un rialzo dell’1,3%.

Principali tassi di cambio:

Euro – Dollaro

Eurodollaro che dopo aver aperto la settimana in gap down va subito a ricoprire lo spazio lasciato nel weekend, e a muoversi nei primi giorni della settimana nel canale compreso tra 1,33 e 1,34. Il susseguirsi dei timori sui debiti sovrani di alcuni paesi dell’eurozona spinge gli investitori a shortare euro e a comprare dollaro USA: rapidamente il cambio rompe anche la resistenza a 1.326 (con deciso incrocio a ribasso della media a breve con quella e medio periodo) portandosi sino in area 1.315. Dopo un buon rimbalzo tecnico sopra la media di breve, l’euro sprofonda ancora sulla notizia del declassamento del rating del debito sovrano spagnolo rinnovando i minimi a 1.311, valori che non si vedevano da un anno. Da quel minimo il cambio ha lentamente trovato la forza per recuperare mantenendosi sempre sopra una trendline dinamica rialzista che ha portato il cambio nel finire di settimana a testare la media mobile di lungo periodo.

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1
Rialzista
Neutrale
Ribassista

TREND
Supporti

1.329

1.3256

1.3127

Resistenze

1.3332

1.339

1.342


Dollaro – Yen

Il cross è riuscito a mantenersi per tutta la settimana sopra la media mobile di lungo periodo, sostenuto dai buoni dati macro USA della settimana e in generale dal relativo buono stato di salute dell’economia USA, con una leggera avversione al rischio pro Yen solo durante la giornata di martedì (quando le borse hanno registrato pesanti cali sui timori del debito greco). La tenuta della media di lungo periodo ha permesso un rimbalzo fino ad area 94, livello mantenuto fino alla chiusura di venerdì sera, con punte di acquisti di dollaro USA fino a 94,5 nella soglia di ipercomprato.

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-1
Rialzista
Neutrale
Ribassista

TREND
Supporti

93.8

93.01

91.9

Resistenze

94.5

95.2

96.0


Dollaro Australiano – Dollaro

Il dollaro australiano, moneta tipicamente high yield, ha subito indirettamente i timori che hanno attanagliato questa settimana l’obbligazionario dell’area euro, muovendosi nervosamente sopra e sotto la media mobile a 200 periodi con ritmo altalenante: nella giornata di martedì è stato colpito da numerose vendite legate al panic selling scatenate dal declassamento del rating di Grecia e Portogallo, con un clima di “flight to quality” che spingeva gli investitori verso assets meno rischiosi come il dollaro USA, e che ha spinto effettivamente il cross verso i minimi settimanali a 91.33. Successivamente, il ritorno di un clima meno avverso al rischio a sostenuto il ritracciamento dell’australiano fino in area 0.93, sopra tutte le medie mobili. Venerdì il mancato sfondamento della resistenza posta in area 0.9320 ha scatenato nuovamente le vendite portando il cross a ribucare al ribasso la media mobile a 200 sedute.

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0
Rialzista
Neutrale
Ribassista

TREND
Supporti

92.4

91.6

90.7

Resistenze

93.1

93.87

95.4



L’utente prende atto che le informazioni contenute in questo report hanno mera natura informativa e vengono elaborate dall’analisi dei dati di negoziazione, dei dati di mercato e dalle statistiche.

Analisi a cura di: Cfx Intermediazioni

Fonte: Cfx Intermediazioni.com

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