Si mantiene ben comprato l’euro anche in questa settimana, dopo l’accelerazione che aveva spinto la valuta unica a registrare nuovi massimi contro il dollaro statunitense poco sotto soglia 1.45, con il mercato che dopo il vertice BCE si è mostrato ….
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particolarmente aggressivo sui prossimi rialzi attesi dell’istituto centrale europeo, lasciandosi alle spalle (al meno per il momento) i timori sui debiti dei paesi periferici: dall’Ecofin informale svoltosi in Ungheria i ministri delle Finanze della zona euro hanno effettivamente accolto positivamente la richiesta di sostegno finanziario da parte del Portogallo, con l’annuncio formale che dovrebbe avvenire il 16 maggio, secondo le parole di Jean-Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo, che ha aggiunto però come Lisbona “abbia bisogno di attuare un programma di consolidamento fiscale ambizioso”.
Anche sul fronte Greco la situazione sembra non essere del tutto risolta, le voci di una possibile ristrutturazione del debito greco (che quest’anno toccherà i 340 miliardi di dollari, il 152,3% del Pil mentre il deficit manca seppure di poco l’obiettivo di restare sotto il 10%), a seguito di una sibillina frase del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble, avevano spinto gli investitori a vendere euro, ma col rientrare di questi timori nel corso del pomeriggio di venerdi la valuta unica ha recuperato nuovamente dal minimo di 1,4369 (poco sopra la media mobile a 200 sedute su grafico orario) tornando a lambire soglia 1.45. Oggi gli spread tra i titoli di Stato decennali della Grecia e quelli tedeschi hanno raggiunto il massimo storico, e anche l’agenzia Standard&Poor’s riconosce che le probabilità di una ristrutturazione del debito ellenico si sono fatte più alte, anche se ciò non significa che l’ipotesi sia da considerarsi “inevitabile”. Dai massimi (quando il governo tedesco aveva gettato acqua sul fuoco, minimizzando le dichiarazioni di Schäuble) infatti il cambio eurodollaro è sceso leggermente, dopo che Moody’s ha declassato il rating dell’Irlanda di due notch a Baa3 da Baa1 (relegando di fatto il Paese al più basso livello possibile per i mutuatari affidabili), mantenendo l’outlook negativo sul merito di credito del Paese: fra le ragioni del downgrade, l’agenzia di rating ha precisato di aspettarsi un indebolimento della capacità finanziaria del Paese e di vedere più fiacche prospettive di crescita economica.
Sull’altro fronte il dollaro statunitense rimane debole contro quasi tutte le altre principali valute, e si muove ormai nei dintorni di 1.45 contro la valuta unica: incalzano sul biglietto verde le pressioni del FMI, che settimana scorsa, nell’edizione del Fiscal Monitor di aprile 2011 ha segnalato in modo insolitamente esplicito i rischi collegati all’attuale politica fiscale degli Stati Uniti. Al centro dell’attenzione del mercato valutario sta tornando, di nuovo, la politica monetaria e da questo punto di vista, come dicevamo, la Fed non sembra ancora decisa a muoversi: il presidente della Fed di St. Luis James Bullard ha affermato che l’istituto centrale statunitense non ha ancora deciso come iniziare a la sua politica di exit-strategy dopo gli aiuti senza precedenti offerti all’economia, e che probabilmente ci vorranno parecchi mesi prima che faccia il primo passo. D’altro canto, il suo collega della Fed di Dallas, Richard Fisher, ha sottolineato che la Fed ha ormai fornito al sistema Usa tutta la liquidità necessaria: che i tempi stiano cambiando se ne sono dunque accorti anche dall’altra parte dell’Atlantico, nonostante i problemi di deficit.
La sterlina inglese si è sganciata dall’euro, e rimane invece in calo nei confronti del dollaro statunitense: il calo di marzo dell’inflazione in Gran Bretagna, al 4% dal 4,4%, potrebbe aver allontanato il primo rialzo della Bank of England, ma probabilmente di poco. La sterlina comunque soffre sia contro dollaro statunitense che contro euro, dopo i dati sull’inflazione, e dopo i dati del mercato del lavoro di questa mattina, risultati misti: per il cable fondamentale ora il test della media mobile a 200 periodi su chart orario, con il cambio che ha rotto a ribasso ma che si muove ancora nei suoi pressi.
Lo yen è in particolare sofferenza contro le valute ad alto rendimento, ora che tornano a riaffacciarsi le strategie di carry trade: la valuta nipponica ha toccato il minimo degli 11 mesi dal maggio 2010 a 123,33 yen contro l’euro e quello dei due anni e mezzo contro il dollaro australiano che ha toccato il massimo da settembre 2008 a 90,04 yen: successivamente la divisa giapponese ha recuperato dai livelli citati a seguito dell’avversione al rischio dovuta ad una nuova scossa a Fukushima, con allarmanti notizie di black out nella centrale. In generale comunque sullo yen persiste una debolezza di fondo, con gli investitori che si stanno inquietando per i ritardi nella ripresa della produzione dopo il sisma dell’11 marzo.
Sul fronte delle commodities continuiamo a segnalare il record per l’oro che ha chiuso la settimana a 1.486,10 dollari l’oncia, un nuovo massimo settimanale per il Coffee a 284.60 che si riporta vicino ai massimi dell’anno in area 293.72 e la debolezza dello zucchero che torna a quotare sotto l’area dei 25 $ per LBS, livello che non si vedeva da Ottobre 2010.
Principali tassi di cambio:
| Euro – Dollaro | ||||||||||||||||||||||
Il Cross Eur/Usd ha vissuto una settimana “normale”, senza grossi scossoni salvo in chiusura di seduta, quando il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha dichiarato che per la soluzione della questione del debito Greco potrebbero essere necessarie “misure addizionali”. Schaeuble ha prospettato l’ipotesi di “una ristrutturazione del debito di Atene” che però “potrebbe avvenire solo su basi volontaria”. L’italiano Lorenzo Bini Smaghi, membro del board della Banca centrale europea, ha commentato una simile ipotesi “catastrofica”. L’Euro dopo i massimi da 16 mesi in area 1.4520, ha chiuso venerdì penalizzato dal nuovo downgrade sull’Irlanda da parte di Moody’s che ha portato il rating sull’ex tigre celtica a Baa3 dal precedente Baa1, confermando l’outlook negativo. | ||||||||||||||||||||||
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| Euro – Yen | ||||||||||||||||||||||
La settimana sul mercato del Forex ha visto un forte rafforzamento dello Jpy nei confronti della Moneta unica. Dopo i massimi toccati proprio a inizio settimana a 123.30, il cross ha rapidamente ritracciato, prima verso la resistenza a 120.60, e successivamente, in area 119.60-119.80 (prezzo di chiusura di settimana), toccando il minimo a 119.25. Tra i fattori che hanno principalmente influito l’andamento del Eur/Jpy, sicuramente la crescita dell’inflazione cinese al +5,4% che ha favorito gli acquisti di yen, visto che gli operatori stanno scommettendo sul fatto che una nuova stretta monetaria nel Celeste Impero produrrà un rallentamento della crescita della seconda economia mondiale. | ||||||||||||||||||||||
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L’utente prende atto che le informazioni contenute in questo report hanno mera natura informativa e vengono elaborate dall’analisi dei dati di negoziazione, dei dati di mercato e dalle statistiche.
Fonte: Cfx Intermediazioni.com












