La settimana che si è appena conclusa si è rivelata, come da attese, molto movementata sul mercato valutario a seguito dell’incremento dei Tassi d’Interesse in Europa, importanti dati macroeconomici, la questione ancora aperta su Portogallo e……
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Spagna ed infine il nuovo terremoto in Giappone.
Ma andiamo con ordine, giovedì le attese del mercato sono state ampiamente rispettate e la Banca Centrale Europea ha alzato il tasso ufficiale d’interesse nell’Eurozona di 25 punti base portandosi così al 1.25%.
Tale rialzo, pur essendo ampiamente atteso dal mercato, è il primo praticato dall’Eurotower dal luglio 2008, quando aveva preso avvio l’allentamento monetario in risposta alla crisi dei mercati finanziari.
Il numero uno della BCE, Jean-Claude Trichet , ha commentato che “La decisione presa all’unanimità è stata necessaria e giusta”, ha spiegato nel corso della conferenza stampa che si è tenuta dopo la decisione sui tassi; aggiungendo che “nel medio termine questo rialzo porterà dei vantaggi”.
Trichet ha sottolineato che “bisogna intervenire prima che ci siano problemi sul mercato” anche perché “l’inflazione è destinata a salire nel corso del 2011”. Incalzato sulle future mosse della Bce, Trichet ha dichiarato che “la mossa di oggi non sarà la prima di una serie di prossimi interventi. Per noi l’obiettivo principale rimane la stabilità dei prezzi”.
La revisione al rialzo del costo del denaro decisa questa settimana, ha anche una valenza storica. Per la prima volta ha infatti battuto sul tempo gli americani della Federal Reserve. Nei due differenti cicli di rialzo del costo del denaro (1999 e 2005) intercorsi da quanto è nata la Bce, la Fed aveva sempre preceduto l’istituto di Francoforte (di 5 mesi del 1999 e addirittura un anno e mezzo nel 2004).
Ovviamente, gli operatori già si interrogano su quale sarà l’entità dei futuri ritocchi.
Su questo fronte Trichet ha dichiarato che “la mossa sui tassi non sarà la prima di una serie di prossimi interventi”, ribadendo che per “la Bce l’obiettivo principale rimane sempre la stabilità dei prezzi”.
Secondo i principali analisti, il ciclo di rialzi sarà moderato, con tassi pari o poco sopra al 2% all’inizio del 2012.
La seconda fondamentale domanda che si pongono gli operatori è, ovviamente, quale sarà l’impatto del rialzo sui periferici (Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda), visto come molto più rilevante nei confronti di quei Paesi che hanno un tasso di crescita meno elevata.
Da questo punto di vista segnaliamo che l’Eurogruppo ha accolto positivamente la richiesta di aiuti lanciata dal Portogallo. I ministri hanno invitato la Commissione Ue, la Banca centrale europea (Bce) ed il fondo monetario per mettere a punto un piano e adottare gli opportuni provvedimenti per salvaguardare la stabilità finanziaria.
Il presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker, ha precisato che il piano per Lisbona potrà essere adottato entro metà maggio e dovrà essere implementato il più rapidamente possibile dopo la formazione del nuovo governo (le elezioni si terranno il prossimo 5 giugno).
Il mercato, tuttavia, non ha reagito alla richiesta di aiuti finanziari internazionali da parte del Portogallo. Il premier uscente Socrates ha affermato che la richiesta è divenuta inevitabile dopo che il mese scorso il Parlamento aveva bocciato il piano di austerità avanzato dal governo.
Il presidente della Commissione europea, Jose Manuel Barroso, ha fatto sapere che la richiesta portoghese di attivazione del meccanismo di supporto finanziario sarà portata avanti nella maniera più rapida possibile. Il pacchetto di aiuti Ue-Fmi necessario per il Portogallo dovrebbe aggirarsi tra i 60 e gli 80 miliardi di euro in tre anni.
Guardando sempre alla penisola iberica, la Spagna ha tagliato le stime di crescita per il prossimo biennio. Il governo spagnolo ha ridotto i target crescita per il 2012 e per il 2013, portandoli rispettivamente a più 2,3 per cento (da +2,5%) e a più 2,4 per cento (da +2,7%). Confermate invece quelle per l’anno in corso che vedono un progresso dell’1,3 per cento.
Nel corso della settimana, inoltre, Moody’s ha effettuato il taglio del reting portoghese riducendo di una tacca la nota di debito a lungo termine di Lisbona, portandola a Baa1 da A3. Il giudizio è stato inoltre messo sotto osservazione per possibili ulteriori declassamenti.
Il nuovo downgrade è figlio dell’incertezza politica, che sommata alla crisi economica fa aumentare i dubbi sulla capacità del governo di raggiungere gli ambiziosi obiettivi di riduzione del disavanzo fissati nel programma aggiornato di stabilità e di crescita per il 2011-2014.
In settimana inoltre, molti dati macro hanno influenzato l’andamento dei diversi cross sul mercato valutario; dalla Cina, la Banca centrale ha confermato la sua determinazione nella lotta all’inflazione annunciando un rialzo del tasso sui presiti ed i depositi dello 0,25%. Il primo sale al 6,31% mentre il tasso sui depositi ad un anno si porta al 3,25%.
Sul fronte europeo, l’euro ha beneficiato dei dati arrivati dalla Germania, che hanno rilevato una crescita delle esportazioni del 2,7% a febbraio, dopo il -1% della precedente rilevazione; il Pmi britannico relativo il comparto servizi a marzo ha segnato un inatteso balzo ai massimi da un anno a 57,1 punti, facendo tornare d’attualità anche Oltremanica un possibile rialzo del costo del denaro.
In America, invece, si è evidenziato un calo della fiducia dei consumatori europei a 14,2 punti ad aprile, contro i 17,1 punti della precedente rilevazione, e la crescita dello 0,8% (+6,6% annuo) messa a segno dai prezzi alla produzione europei a febbraio.
Sul fronte delle commodities non possiamo non segnalare il record per l’oro che ha chiuso la settimana a 1.474,38 dollari l’oncia. Ma i rialzi che stanno riguardando le materie prime coinvolgono anche l’argento, che scambia ai massimi da 31 anni a 40,42 dollari l’oncia, il brent ai massimi da 32 mesi. In questo momento per acquistare un barile di greggio del Mare del Nord sono necessari 124,3 dollari, quasi 2 dollari in più rispetto al dato precedente. Le quotazioni sono spinte a livelli che non si vedevano dall’agosto 2008 dalle attese di un possibile taglio alle forniture libiche.
Principali tassi di cambio:
| Dollaro Australiano – Dollaro | ||||||||||||||||||||||
La settimana sul mercato del Forex ha visto forti rialzi per il dollaro australiano in scia agli ottimi dati arrivati dal mercato del lavoro. Il cross AUD/USD è salito fino a quota 1,0560, nuovi livello record rispetto al biglietto verde dopo che martedì si erano toccati minimi in area 1,0290. Il mercato del lavoro australiano ha evidenziato a marzo un calo del tasso di disoccupazione al 4,9% dal 5 per cento precedente. Meglio delle attese anche il numero di nuovi occupati: 37.800 rispetto ai 24mila attesi dagli analisti. A febbraio i nuovi occupati si erano fermati a 8.600. | ||||||||||||||||||||||
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| Euro – Sterlina | ||||||||||||||||||||||
| La sterlina inglese ha vissuto una settimana altalenante che ha visto il cross aprire le contrattazioni in area 0,8830, ritracciare fortemente a metà settimana fino a toccare i minimi in area 0,8710 per poi recuperare nel corso di venerdì e ritoccare i nuovi massimi relativi in area 0,8840. Nonostante la decisione della Bank of England di confermare il costo del denaro allo 0,5% fosse stata correttamente pronosticata dal mercato, la sterlina si è quindi indebolita in corso di settimana. Evidentemente alcuni dati arrivati negli ultimi tempi avevano spinto qualche operatore a scommettere su un possibile rialzo del costo del denaro. | ||||||||||||||||||||||
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L’utente prende atto che le informazioni contenute in questo report hanno mera natura informativa e vengono elaborate dall’analisi dei dati di negoziazione, dei dati di mercato e dalle statistiche.
Fonte: Cfx Intermediazioni.com













