Clima d’attesa quello che è prevalso sui mercati, dove il rinnovato appetito per il rischio riscontrato fra gli operatori a inizio settimana è stato favorito dalle aspettative sulla decisione (scontata) della Fed circa l’attuazione di un nuovo programma di allentamento quantitativo …
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I pochi dubbi erano dati soltanto circa l’entità del programma, dubbi che peraltro non hanno di certo fermato la svendita del biglietto verde che ha favorito le principali valute straniere, prime fra tutti Euro, franco Svizzero e dollaro Australiano che ha raggiunto (e superato) il nuovo record storico sopra la parità toccando un massimo sul finire di settimana a 1.0180.
Ritornando al discorso Fed, quest’ultima continua dritta sulla strada della politica economica ultra espansiva, perfino oltre le aspettative del mercato. La banca centrale americana, al termine della riunione del Fomc (il braccio di politica monetaria) ha annunciato che acquisterà 600 miliardi di titoli di Stato (il cosiddetto quantitative easing che di fatto equivale a stampare dollari) dell’ammontare di 75 miliardi di dollari al mese da adesso fino a giugno. La mossa ha lo scopo di dare un’ulteriore stimolo all’economia americana soprattutto sul fronte dell’occupazione evitando il rischio della deflazione (calo dei prezzi). Si tratta di misure drastiche, mai prese prima, se non a ridosso della crisi. Il Fomc della Fed infatti avverte che il passo della ripresa «continua ad essere lento» e che, di conseguenza, il comitato di politica monetaria ha «deciso oggi di espandere il suo portafoglio di titoli». «Sebbene il Fomc – si legge nel comunicato finale – preveda un graduale ritorno a livelli più elevati di utilizzo delle risorse, in un contesto di stabilità dei prezzi, il progresso verso i propri obiettivi è stato deludentemente lento». La Federal Reserve, ha deciso di lasciare invariati i tassi sui fed funds (i depositi delle banche presso la Federal Reserve) a un range tra lo 0 e lo 0,25 per cento. Si tratta del minimo storico a cui erano stati portati a dicembre 2008 e al quale dovrebbero rimanere «per un periodo esteso». Il tasso di sconto (quello a cui presta soldi alle banche) è invece rimasto fermo allo 0,75 per cento. Dopo i circa 2.000 miliardi di dollari iniettati nell’economia all’apice della crisi, la Fed versa altri 600 miliardi di dollari per cercare di rilanciare l’economia statunitense, cresciuta nel terzo trimestre del 2%, troppo poco per ridurre significativamente la disoccupazione, attualmente al 9,6%.
Infatti l’attenzione del mercato si è focalizzata anche alla giornata di venerdì quando sono stati pubblicati i dati mensili circa lo stato occupazionale del mercato americano.
Arriva qualche segnale incoraggiante dal mercato del lavoro dove a ottobre sono stati creati più posti di lavoro del previsto, 151 mila, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 9,6 per cento.
Si tratta del progresso più forte da cinque mesi e più del doppio dei 60mila attesi in media dagli analisti. Il dato è anche superiore ai 100.000 posti necessari a compensare la crescita della popolazione, ma resta inferiore ai 200.000 che servirebbero ogni mese per far calare in maniera sensibile il totale dei disoccupati, che negli Usa raggiungono 15 milioni.
Un repentino recupero del dollaro verso l’euro, sceso sotto quota 1,41 dollari, ha accolto la pubblicazione dei dati sull’occupazione Usa. Il cambio euro/dollaro, che viaggiava in area 1,4115 pochi minuti prima dei dati del dipartimento del Lavoro, é scivolato fino a 1,4030 per poi risalire in area 1,4055. Tuttavia questo breve recupero non deve far illudere chi crede alla fine della debolezza del dollaro: il contesto rimane quello di un rinnovato appetito per il rischio, che continuerà a pesare sul biglietto verde. In settimana il ‘dollar index’, che mette a confronto la valuta Usa con un paniere di divise mondiali, è sceso ai minimi da 11 mesi a seguito dell’annuncio delle nuove misure di allentamento quantitativo da parte della Fed.
Per quanto riguarda gli altri appuntamenti della settimana, quest’ultima è stata ricca di appuntamenti. Infatti molte le riunioni delle banche centrali in programma, oltre a quella già acennata della FED.
Nella giornata di martedì si è riunita per prima la Royal bank of Australia che ha a sopresa rialzato i tassi di un quarto di punto al 4,75%, il livello più alto da due anni. L’istituto ha spiegato che una moderata restrizione monetaria si rende necessaria come misura preventiva contro l’inflazione. Tra ottobre 2009 e maggio 2010 i tassi australiani sono già stati incrementati di 150 bp. Questo unito al rialzo dei titoli petroliferi e minerari sulla scia dell’aumento dei prezzi del greggio e dei metalli, favoriti dalla debolezza del dollaro hanno spinto, come detto in precendenza, la moneta australiana facendola rafforzare contro tutte le principali valute e in special modo contro il dollaro dove ha sfondato la parità.
Ritornando ai meeting delle banche centrali, da segnalare quella della BCE con tassi invariati e soprattutto quello della Banca d’Inghilterra che ha deciso di mantenere i tassi d’interesse al minimo record dello 0,50%. Tuttavia, la BoE non aumenterà il programma di acquisto di bond da 200 miliardi di sterline. Cioè, non si accoda a Bernanke lungo la strada di un ulteriore allentamento quantitativo. La ripresa del mercato immobiliare e l’andamento dell’economia britannica non sono tali da richiedere sostegni supplementari. Politica monetaria invariata oggi non significa che la BoE non possa riprendere in considerazione l’ipotesi del quantitative easing tra dicembre e gennaio 2011. Lumi in tal senso potranno giungere mercoledì prossimo dall’inflation report. Intanto il cambio GBP/USD ha raggiunto i nuovi massimi, testando l’1,6200 valore abbandonato a fine gennaio arrivando fino a sfiorare gli 1.63 figura.
In conclusione, in Giappone, nulla di fatto al termine del meeting di politica monetaria della BOJ. L’istituto centrale, che aveva anticipato la decisione a giovedì per poter eventualmente approntare risposte immediate alle mosse della Fed, ha dunque deciso di non incrementare il prorio programma di acquisto di asset, tenendo la carta da giocare in altre evenienze. La BOJ si è mossa in linea con le attese del mercato, anche perché le decisioni della Fed non hanno di fatto provocato un eccessivo apprezzamento dello yen sul dollaro.
Principali tassi di cambio:
| Euro – Dollaro | ||||||||||||||||||||||
Settimana di pressione per il dollaro dove gli operatori hanno ripreso l’ondata di vendite che sta caratterizzando il greenback da agosto solo momentaneamente affievolita in queste ultime settimane. Il mover è stato ovviamente la decisione della Fed sulla ripresa di acquisti di titoli di stato che ha riportato il dollaro fin sopra a 1.42, sfiorando nella giornata di giovedì gli 1.43 (1.4280) senza raggiungere tale livello che non si registra dallo scorso gennaio. Sul finire di settimana un brusco movimento di pullback ha favorito la ripresa del biglietto verde riportandolo in area 1.4050 a causa della debolezza dell’Euro messo sottopressione dall’aumento dei differenziali degli spread sui bond governativi tra Irlanda, Portogallo e Grecia contro Germania e anche dagli ottimi dati occupazionali provenienti dagli Stati Uniti. Tecnicamente gli indicatori su grafico orario mostrano ancora un trend pro Euro ma la resistenza posta a 1.4120 rappresenta un importante area di test per capire se la debolezza di dollaro è arrivata al culmine. | ||||||||||||||||||||||
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| Dollaro – Yen | ||||||||||||||||||||||
Dato l’esito del FOMC lo Yen ha consolidato la propria posizione di forza. Il ministro delle finanze Noda ha dichiarato che è soprattutto uno yen così forte a lungo che può danneggiare l’economia. E il primo ministro Kan incoraggia le imprese, che hanno moltissima liquidità inutilizzata, ad investire in titoli esteri, per agevolare il “desiderato” indebolimento dello Yen. Uno dei fattori che potrebbe aiutare in tal senso è anche la politica di cambio della Cina. Il presidente cinese Hu Jintao ha infatti confermato che si sta procedendo sulla linea di rendere lo Yuan più flessibile, e aggiunge che la Cina deve consolidare i rapporti con l’Europa. Questo dovrebbe significare, relativamente a breve, una diversificazione delle riserve valutarie a favore delle divise europee con almeno parziale spiazzamento dello Yen. Tecnicamente solo nella giornata di venerdì grazie ai buoni dati occupazionali USA il cross ha accelerato fino a riportarsi sui massimi della settimana in area 81.50, senza tuttavia rompere l’importante area di test posta a 81.60. Su grafico orario gli indicatori tendono ancora a favorire la valuta nipponica con un’area di test ribassista posta tra 80.85 e 81.00. Sotto tale area non è da escludere un accelerazione ribassista che porti il cross intorno a 80.30 e successivamente sotto la soglia critica degli 80 figura. | ||||||||||||||||||||||
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| Dollaro Australiano – Dollaro | ||||||||||||||||||||||
Sembra inarrestabile la corsa dell’Aussie contro il dollaro americano. La debolezza del dollaro registrata sui mercati, unita alla decisione del FOMC che ha indebolito ulteriormente il dollaro hanno favorito l’ascesa della moneta con il canguro portandolo al nuovo record a quota 1.0180. A spingere il cross che sembra voler battere record su record anche l’aumento dei prezzi delle materie prime, primo fra tutte l’oro, che ha toccato i nuovi record storici sul finire di settimana sfiorando i 1400$ per oncia, fermandosi a 1398$. Neanche i non-farm payrolls di venerdì, che hanno favorito una momentanea ripresa del biglietto verde, sembrano aver scalfito il cross che si è riportato nelle ore successive sui livelli pre-dato. Dal punto di vista tecnico il cross punta diretto verso quota 1.0200 e successivamente se le condizioni di mercato dovessero rimanere tali, non si può escludere il raggiungimento di quota 1.0500. La parità rappresenta adesso un importante supporto che può far invertire la rotta alla moneta australiana. | ||||||||||||||||||||||
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L’utente prende atto che le informazioni contenute in questo report hanno mera natura informativa e vengono elaborate dall’analisi dei dati di negoziazione, dei dati di mercato e dalle statistiche.
Fonte: Cfx Intermediazioni.com














