Amundi ETF – L’escalation del conflitto in Medio Oriente ha ridisegnato le preferenze degli investitori nel mercato europeo degli ETF, spingendo i capitali verso esposizioni azionarie diversificate e verso i comparti obbligazionari a più bassa duration e rischio di credito.
Articolo creato dalla Redazione di ETFWorld.it
Analisi dei flussi di mercato degli ETF – Dati al 31 marzo 2026
ETF, marzo 2026: gli investitori si rifugiano in strategie globali e obbligazioni a brevissimo termine
Secondo i dati pubblicati da Amundi e riferiti al mese di marzo 2026, il net new asset (NNA) complessivo del mercato UCITS ha subito una decisa frenata rispetto ai mesi precedenti. Dopo due mesi di raccolta record sopra i 45 miliardi di euro, marzo si è fermato a 9,4 miliardi di euro.
Il report di Amundi, datato 2 aprile 2026 con dati al 31 marzo, attribuisce la correzione principalmente all’impatto globale del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. La guerra, iniziata con l’operazione “Epic Fury” il 28 febbraio 2026, ha portato l’Iran a imporre un blocco parziale dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% del consumo mondiale di petrolio. Nel corso del mese di marzo i prezzi del greggio Brent hanno superato i 100 dollari al barile.
In questo contesto di forte incertezza, gli investitori hanno privilegiato esposizioni azionarie ampie e a livello globale, piuttosto che allocazioni geografiche specifiche o cicliche. Le strategie all‑country world hanno raccolto oltre la metà dei flussi totali netti nel mercato UCITS europeo, segnalando una chiara preferenza per la diversificazione geografica.
Il forte dollaro frena i mercati emergenti
Sul fronte geografico, i deflussi hanno colpito gli indici azionari statunitensi (‑543 milioni di euro) e l’Asia dei mercati sviluppati (‑823 milioni di euro). Quest’ultima è risultata particolarmente esposta al blocco dello Stretto di Hormuz, che ha interrotto le rotte commerciali vitali per la regione.
I mercati emergenti (EM) hanno registrato un NNA di soli 29 milioni di euro a marzo, un crollo rispetto ai 9,5 miliardi di euro raccolti a febbraio. La battuta d’arresto è stata causata principalmente dal rafforzamento del dollaro statunitense, che ha ridotto l’attrattiva degli asset dei paesi in via di sviluppo.
Rotazione settoriale: energia e difesa in crescita, bancario in sofferenza
A livello settoriale, gli investitori hanno premiato i comparti legati al contesto macroeconomico e geopolitico corrente. Il settore energetico ha raccolto 1,9 miliardi di euro, mentre gli industriali hanno attirato 1,4 miliardi di euro.
Nel comparto tematico, la difesa ha registrato afflussi per 885 milioni di euro, un dato che riflette le politiche di molti paesi intese a rafforzare la sicurezza e la resilienza nazionale in un momento di accresciuto rischio geopolitico.
Al contrario, il settore finanziario ha subito deflussi significativi per 3,4 miliardi di euro. Come sottolinea il rapporto, questa dinamica è coerente con un contesto stagflazionistico, in cui l’aumento dei costi e la debolezza della domanda al consumo comprimono la redditività delle banche.
Obbligazionario: via dalle aree rischiose, verso liquidità e breve termine
Nel reddito fisso, gli investitori hanno adottato una postura difensiva in risposta all’incertezza e a un significativo repricing delle aspettative sui tassi d’interesse. Le banche centrali hanno risposto allo shock energetico con una pausa nei tagli dei tassi o con attese di rialzi.
La Federal Reserve ha mantenuto i tassi nell’intervallo 3,50%-3,75% nella riunione del 18‑19 marzo, interrompendo il ciclo di allentamento iniziato a fine 2025. La Banca Centrale Europea ha lasciato invariato il tasso sui depositi al 2,00% per la sesta riunione consecutiva. La Banca d’Inghilterra ha votato all’unanimità per mantenere il Bank Rate al 3,75%, citando esplicitamente “il conflitto in Medio Oriente che ha causato un significativo aumento dei prezzi globali dell’energia e delle altre materie prime”.
In questo quadro, gli investitori hanno preferito strategie a breve duration e basso rischio di credito.
I principali afflussi sono andati verso le alternative alla liquidità (cash alternatives), che hanno raccolto 2,5 miliardi di euro. Anche i titoli di stato statunitensi ed europei hanno attirato rispettivamente 1,3 miliardi e 932 milioni di euro, con la maggior parte di questi flussi concentrata su esposizioni a breve scadenza.
I fondi obbligazionari governativi ultra‑short term hanno aggiunto 1,7 miliardi di euro, di cui 1,2 miliardi verso indici dei Treasury USA a brevissimo termine e 567 milioni verso i titoli di stato europei della stessa durata.
Al contrario, gli investitori hanno ridotto l’esposizione alle aree più rischiose del mercato obbligazionario. Il debito dei mercati emergenti ha subito deflussi per 1,3 miliardi di euro, mentre l’high yield societario ha registrato uscite per 2 miliardi di euro.
ESG tiene, soprattutto nell’obbligazionario
Un dato rilevante riguarda la resilienza degli investimenti ESG (Environmental, Social, Governance). Nel comparto del credito investment grade, che nel complesso ha visto deflussi, il segmento ESG investment grade ha invece registrato afflussi per 606 milioni di euro. Secondo il report di Amundi, questo suggerisce che la domanda di prodotti ESG sia sostenuta da preferenze strutturali degli investitori, non solo da dinamiche di mercato di breve periodo.
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Fonte: ETFWorld.it








