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Amundi ETF: Flussi del mercato degli ETF Gennaio 2026


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Amundi ETFGennaio 2026 da record con 46,9 miliardi di raccolta. Investitori alla ricerca di diversificazione fuori dagli Stati Uniti.

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a cura della redazione di ETFWorld.it


Ilaria Pisani, Head of Sales ETF, Indexing & Smart Beta di Amundi SGR


Analisi dei flussi di mercato degli ETF – Dati al 31 gennaio 2026


Secondo i dati diffusi da Amundi, il mercato degli ETF domiciliati in Europa (UCITS) ha aperto il 2026 con un risultato storico. La raccolta netta di gennaio ha raggiunto i 46,9 miliardi di euro, il livello più alto mai registrato dalla società. Il dato si inserisce in un contesto di forte crescita per l’intero settore: secondo ETFGI, a gennaio gli asset in Europa hanno toccato un nuovo record di 3.400 miliardi di dollari, con flussi netti complessivi pari a 58,67 miliardi di dollari .

Il mese è stato caratterizzato da una precisa strategia di posizionamento da parte degli investitori. Di fronte a un quadro che includeva tensioni geopolitiche, valutazioni elevate del comparto tecnologico statunitense e dubbi sull’indipendenza della Federal Reserve, la risposta è stata una ricerca di diversificazione geografica e settoriale.

Il pivot azionario: Europa, emergenti e globali lasciano indietro gli USA

La componente azionaria ha assorbito la parte predominante dei flussi, con 37 miliardi di euro. L’analisi della distribuzione geografica mostra una chiara rotazione: le strategie “All Country” (ACWI) hanno raccolto 9 miliardi, seguite dagli indici europei con 8,2 miliardi, dagli indici mondiali con 7,9 miliardi e dai mercati emergenti con 7,1 miliardi.

Le azioni statunitensi, al contrario, hanno attirato solo 4,4 miliardi di euro. Questo dato riflette una cautela diffusa, che ha portato gli investitori a rivedere non solo l’allocazione geografica ma anche la modalità di esposizione al mercato americano. Il 40% della raccolta netta sulle azioni USA è stata indirizzata verso strategie equiponderate (1,2 miliardi di euro, più del doppio rispetto al mese precedente) e small cap, in un contesto di preoccupazione per i prezzi delle large cap tecnologiche.

Il trend è confermato anche dalle rilevazioni di Invesco sulla regione EMEA, che evidenziano come gli investitori stiano perseguendo una diversificazione fuori dagli asset americani, approfittando anche di un dollaro più debole .

A sostenere l’interesse per i mercati emergenti (che nel solo segmento “Broad EM” hanno raccolto 4,7 miliardi) hanno contribuito la stabilizzazione dell’economia cinese e un’attenuazione delle tensioni sui dazi.

A livello settoriale, si è registrato uno spostamento verso aree cicliche e value. I settori industriali hanno raccolto 2,8 miliardi di euro, i materiali 2,6 miliardi e i finanziari 1,3 miliardi. L’energia ha raccolto 1,2 miliardi di euro, quattro volte più di dicembre, in un contesto di rialzo del petrolio legato al deterioramento delle relazioni USA-Iran.

Tra le strategie tematiche, la difesa ha dominato con 1,3 miliardi di euro. L’interesse per le materie prime si è manifestato anche attraverso gli ETF sui metalli (1,1 miliardi) e sul rame (442 milioni). Le strategie smart beta ad alto dividendo hanno registrato una crescita mensile del 30%, con 2,2 miliardi di raccolta.

Obbligazioni: ricerca di rendimento con prudenza sulla duration

Sul fronte del reddito fisso, la raccolta netta complessiva è stata di 10,6 miliardi di euro. Gli investitori hanno privilegiato le obbligazioni sovrane, che hanno assorbito 4,7 miliardi di euro, di cui 2,4 miliardi destinati a mercati emergenti e globale.

L’approccio è stato fortemente influenzato dalla gestione della duration, con comportamenti divergenti tra area euro e dollaro. Per i titoli di Stato USA, le preoccupazioni sul deficit e sull’indipendenza della Fed hanno spinto gli investitori verso scadenze brevi e brevissime (rispettivamente 493 e 726 milioni di euro), mentre le scadenze intermedie e lunghe hanno registrato deflussi. In Europa, il segmento “all-maturity” ha raccolto 251 milioni, con un incremento di circa 200 milioni anche per il breve termine.

Le obbligazioni societarie investment grade (IG) hanno raccolto 1,4 miliardi di euro, con gli investitori alla ricerca di rendimenti superiori a quelli dei titoli di Stato. Anche in questo caso, la preferenza è andata alle scadenze brevi, sia per gli IG in euro (576 milioni) che in dollari (489 milioni).

Le strategie monetarie hanno raccolto 1,4 miliardi di euro, confermando la domanda di strumenti a bassa volatilità e rendimento prevedibile.

Materie prime: metalli in luce, oro volatile

Il mercato delle materie prime ha mostrato un andamento contrastante. I metalli, in particolare il rame, hanno beneficiato di una riallocazione verso i settori dei materiali e dell’energia.

Per l’oro, il mese è stato caratterizzato da forte volatilità. Le sottoscrizioni di ETC sul metallo prezioso hanno raggiunto 981 milioni di euro, spinte dal rialzo dei prezzi fino al record di 5.417 dollari l’oncia del 28 gennaio. La dinamica si è però invertita bruscamente a fine mese con il calo del prezzo sotto i 4.900 dollari.

Il posizionamento di Amundi nel mercato europeo

I dati di flusso di Amundi per gennaio consolidano la posizione della società nel panorama europeo. Secondo il rapporto di ETFGI, a fine gennaio 2026 Amundi ETF risultava il secondo provider in Europa per asset in gestione, con 421,9 miliardi di dollari e una quota di mercato del 12,4%, dietro a iShares (40,2%) e davanti a Xtrackers (10,3%) .

Se vuoi saperne di più : ETF cosa sono e come funzionano

Fonte: ETFWorld.it

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