WisdomTree : Il 2026 ha aperto con uno dei trimestri più turbolenti nella storia recente del mercato dell’oro.
Articolo creato dalla Redazione di ETFWorld.it
di Nitesh Shah, Head of Commodities and Macroeconomic Research, WisdomTree — analisi e approfondimento redazionale
Rialzi record, correzioni brutali, shock geopolitici, nuovi acquirenti strutturali e un quadro macroeconomico in continua ridefinizione: tutto questo ha reso il primo trimestre dell’anno un banco di prova straordinario per analisti, investitori e modelli previsionali. WisdomTree ha pubblicato il suo aggiornamento di outlook sull’oro con orizzonte al primo trimestre 2027 e il quadro che emerge è quello di un metallo in transizione verso un livello di equilibrio più alto, ma con una volatilità destinata a rimanere elevata nel percorso di avvicinamento.
Un trimestre da manuale: massimi storici e correzione record
Il 30 gennaio 2026, il prezzo dell’oro ha toccato quasi 5.600 dollari per oncia su base intraday, il livello più alto mai registrato. Quello stesso mese ha segnato il maggiore rialzo mensile dal settembre 1999. Eppure, entro il 2 febbraio, i prezzi erano già scesi a 4.402 dollari per oncia, azzerando in pochi giorni l’intero guadagno di gennaio. A marzo, la perdita mensile è stata la più marcata dal giugno 2013, con il metallo che al 23 marzo era sceso intorno ai 4.100 dollari per oncia, in territorio negativo da inizio anno.
Nel giro di una settimana, tuttavia, l’oro si è ripreso superando i 4.600 dollari per oncia.
I dati del World Gold Council confermano la portata di questa volatilità: nel primo trimestre 2026 il prezzo medio LBMA (PM) ha raggiunto il record di 4.873 dollari per oncia, in un trimestre che ha prodotto un rendimento complessivo del 6%. Il valore della domanda trimestrale è salito del 74% su base annua a 193 miliardi di dollari, anch’esso un record.
I driver della volatilità: geopolitica e “agenti amplificatori”
Nitesh Shah di WisdomTree identifica con precisione le cause della volatilità estrema del primo trimestre. Sul fronte dei catalizzatori positivi, il cambio di regime in Venezuela all’inizio di gennaio, le rinnovate discussioni sull’acquisizione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti e le pressioni politiche sull’indipendenza della Federal Reserve hanno sostenuto il metallo prezioso. Ma l’entità del movimento iniziale, secondo WisdomTree, è stata eccessiva rispetto ai fondamentali.
Il motivo sta in un fenomeno strutturale che caratterizza sempre più il mercato dell’oro: l’ampliamento della base di acquirenti ha creato “agenti amplificatori” delle reazioni di prezzo. Molti di questi nuovi compratori si trovano in Cina e in India, dove la domanda è stata particolarmente intensa. Quando il sentiment si inverte, le stesse forze che hanno amplificato il rialzo accelerano la correzione.
Sul fronte dei contrappesi, la nomina di Kevin Warsh come candidato alla presidenza della Fed ha ridotto i timori di interferenza politica sulla politica monetaria. Le dinamiche stagionali hanno giocato un ruolo: dopo i massicci acquisti precedenti al Capodanno lunare, la domanda asiatica ha rallentato. E gli acquisti delle banche centrali hanno subito un fisiologico raffreddamento dopo l’impennata dei prezzi.
Lo schema “prima in calo, poi in rialzo”: la geopolitica non è mai lineare
Uno dei punti più analiticamente rilevanti del documento WisdomTree riguarda la reazione dell’oro agli shock geopolitici. L’analisi storica mostra che il metallo prezioso spesso registra una reazione iniziale negativa, per poi recuperare e salire. Questo schema è stato osservato in episodi distanti tra loro come l’11 settembre 2001, la bolla dot-com, il lunedì nero del 1987 e la guerra tra Russia e Ucraina.
Il meccanismo è coerente: gli shock geopolitici innescano forti cali degli asset di rischio, generano richieste di margini, e gli investitori vendono oro — asset altamente liquido — per far fronte agli obblighi. La pressione al ribasso è temporanea. Quando le dinamiche di vendita forzata si esauriscono, il premio per il rischio geopolitico torna a essere il fattore trainante.
Questo schema si è ripetuto nel febbraio 2026 con lo scoppio del conflitto tra Stati Uniti/Israele e Iran. L’evento si è verificato in un momento in cui l’oro stava già subendo una correzione, amplificando l’effetto negativo nel breve periodo. WisdomTree precisa anche che, nelle regioni colpite — in particolare in Medio Oriente — le famiglie hanno venduto oro fisico per finanziare spese urgenti quali viaggi e trasferimenti. Questo tipo di vendita non va interpretato come una perdita di fiducia nel metallo: è l’utilizzo dell’oro come fonte di liquidità nei momenti di tensione, il che ne conferma il ruolo di asset di riserva.
Ad oggi, 11 maggio 2026, il prezzo dell’oro si colloca intorno a 4.720 dollari per oncia, in ripresa del 2% settimanale, sostenuto dalle notizie di progressi nei negoziati per un potenziale accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, dopo settimane in cui il conflitto aveva trascinato il metallo in ribasso di oltre il 10% rispetto ai massimi di inizio anno.
La Federal Reserve e l’incertezza sulla governance
WisdomTree dedica ampio spazio al tema dell’indipendenza della banca centrale, identificato come uno dei fattori strutturali di sostegno per l’oro. La nomina di Kevin Warsh alla fine di gennaio 2026 ha attenuato le preoccupazioni più acute, dopo i ripetuti attacchi del presidente Trump alla Fed e i timori legati all’ingresso nel Consiglio dei governatori di figure come Stephen Miran (entrato nel settembre 2025).
La recente chiusura dell’indagine penale del Dipartimento di Giustizia nei confronti dell’attuale presidente Powell ha reso il percorso di conferma di Warsh più agevole. Il senatore Thom Tillis ha indicato che non bloccherà più la nomina. Salvo imprevisti, Warsh sarà con ogni probabilità presidente della Fed quando il FOMC si riunirà il 17 giugno.
Tuttavia, permane incertezza sulla posizione di Powell in qualità di governatore e sull’eventualità che il presidente Trump possa nominare un ulteriore membro del board. Sul fronte legale, le controversie sulla rimozione della governatrice Lisa Cook sono state temporaneamente bloccate dai tribunali di grado inferiore, ma la Corte Suprema — il cui giudizio è atteso entro la metà dell’anno — deve ancora emettere una sentenza definitiva.
Il bilancio federale e il mercato obbligazionario: un rischio persistente
Le dinamiche fiscali restano un elemento di preoccupazione. La sentenza della Corte Suprema contro l’uso dell’IEEPA per i dazi del 20 febbraio 2026 ha ridotto le entrate attese. Sommando i tagli fiscali, l’espansione della spesa pubblica e l’aumento delle spese militari, il deficit statunitense è destinato ad ampliarsi. Le recenti aste del Tesoro hanno mostrato domanda più debole a fine marzo, rientrata ad aprile a rendimenti più elevati, con gli investitori che richiedono un premio per assorbire l’offerta crescente.
WisdomTree ritiene che questo contesto mantenga l’oro ben supportato: la relazione storicamente inversa tra oro e rendimenti obbligazionari continua ad attenuarsi. Un’offerta di oro strutturalmente limitata, in un contesto di domanda da premi a termine crescenti, costituisce un supporto tecnico di fondo.
I nuovi acquirenti strutturali: Tether, assicurazioni cinesi, fondi pensione indiani
Uno degli elementi più innovativi dell’analisi WisdomTree riguarda i nuovi soggetti che hanno ampliato la base di domanda dell’oro. Oltre agli acquisti delle banche centrali — che il World Gold Council stima a 244 tonnellate nel solo primo trimestre 2026 — emergono compratori relativamente nuovi.
Tether, l’emittente della stablecoin USDT, ha acquistato tra le 60 e le 70 tonnellate di oro nel corso del 2025, secondo le stime di WisdomTree basate sulle relazioni di attestazione trimestrali e sul prezzo LBMA. Questo lo colloca al fianco di importanti acquirenti del settore pubblico come Kazakistan, SOFAZ dell’Azerbaigian, Brasile e Turchia. La tabella delle stime trimestrali mostra un’accelerazione progressiva: da 8-12 tonnellate nel primo trimestre 2025 a 27 tonnellate nel quarto trimestre 2025.
Un dato metodologico importante: le statistiche IFS tendono a sottostimare gli acquisti delle banche centrali. La Cina, ad esempio, ha dichiarato solo 27 tonnellate nel 2025, cifra verosimilmente inferiore al volume reale. WisdomTree stima che gli acquisti effettivi delle banche centrali potrebbero essere da tre a quattro volte superiori ai dati ufficiali.
Sul fronte della domanda non istituzionale, i dati del World Gold Council per il primo trimestre 2026 mostrano acquisti di barre e monete a 474 tonnellate (+42%), il secondo risultato trimestrale più alto mai registrato. Gli investitori asiatici — cinesi e indiani in testa — hanno guidato questa crescita. Gli afflussi negli ETF sull’oro hanno raggiunto 62 tonnellate aggiuntive nel trimestre.
Il caso Turchia: l’oro come collaterale di crisi
WisdomTree analizza anche la condotta della Turchia, che ha venduto — e in parte effettuato swap — tra le 58 e le 60 tonnellate di oro in due settimane per sostenere la lira e ottenere liquidità in dollari. L’analisi è chiara: questo tipo di azione non indebolisce il ruolo dell’oro come asset di riserva, lo rafforza. Le banche centrali si rivolgono all’oro nei periodi di crisi non per rifiutarlo, ma per utilizzarne la liquidità.
Il precedente del 2023, quando la Turchia vendette oro dopo il terremoto per poi ricostituire le riserve nei mesi successivi, suggerisce che un andamento simile possa emergere anche in questo ciclo.
I limiti dei modelli previsionali: un’ammissione rara
WisdomTree compie un passo raro nell’industria della ricerca finanziaria: riconoscere pubblicamente i limiti del proprio modello proprietario. Il modello è calibrato sul periodo 1995-2023, un’era relativamente tranquilla per il metallo prezioso. Un indicatore tradizionale come il posizionamento speculativo netto nei future COMEX appare oggi sottodimensionato rispetto al contesto geopolitico, probabilmente perché riflette solo la componente occidentale e statunitense della domanda globale.
L’integrazione di altri mercati — Shanghai Futures Exchange, mercati OTC, flussi degli ETP — ridurrebbe la lunghezza del dataset storico disponibile, limitando la capacità di modellizzare su più cicli economici. L’integrazione di un indice di rischio geopolitico, come quello di Caldara e Iacoviello (2022), migliora la pertinenza del modello ma introduce problemi di stazionarietà e di imprevedibilità degli eventi.
La decisione operativa di WisdomTree è di mantenere il modello esistente con adeguamenti discrezionali sulle ipotesi di posizionamento speculativo, e di abbandonare le previsioni trimestrali in favore di un orizzonte a un anno. Le previsioni che seguono vanno quindi lette come il limite inferiore di un intervallo plausibile, con potenziale rialzo aggiuntivo derivante dall’espansione strutturale della base di investitori.
Le previsioni al primo trimestre 2027: tre scenari
Scenario di consenso: 5.493 dollari per oncia
Le ipotesi macro di base — inflazione al 2,8%, rendimenti nominali decennali al 4,13%, DXY a 96,3 e posizionamento speculativo netto a 200.000 contratti — portano a un prezzo atteso di 5.493 dollari per oncia al primo trimestre 2027. Questo supererebbe il precedente massimo storico su base di chiusura, dato che il picco intraday di quasi 5.600 dollari del 30 gennaio 2026 fu mantenuto solo per un brevissimo periodo. I principali fattori trainanti in questo scenario sono il miglioramento del sentiment e un’inflazione persistentemente elevata.
Le pressioni inflazionistiche rimangono alimentate dal conflitto in Iran, dall’espansione dei bilanci pubblici negli Stati Uniti e in Europa, e dalle interruzioni nelle catene di approvvigionamento legate ai dazi. Il dollaro dovrebbe deprezzarsi gradualmente — tornando ai livelli di gennaio 2026, non oltre — per effetto dell’ampliamento dei deficit gemelli.
Scenario rialzista (toro): 5.872 dollari per oncia
Con inflazione al 4%, rendimenti decennali al 5%, DXY a 90 e posizionamento speculativo netto a 250.000 contratti, il prezzo atteso sale a 5.872 dollari per oncia. Questo scenario presuppone una crisi energetica persistente, un deprezzamento del dollaro più pronunciato e una Federal Reserve che — per non aggravare la recessione o per pressioni politiche — si astiene dall’inasprire ulteriormente le condizioni monetarie nonostante l’inflazione elevata. In questo contesto, il sentiment verso l’oro si rafforza sensibilmente come copertura contro il deprezzamento delle valute fiat.
Scenario ribassista (orso): 4.634 dollari per oncia
Nello scenario più pessimistico, la Fed riesce a riportare l’inflazione al 2%, ma a costo di una crescita economica più debole. I tassi di interesse più elevati apprezzano il dollaro in modo significativo (DXY a 108), i rendimenti decennali scendono al 3,5% e il posizionamento speculativo crolla a 50.000 contratti. L’oro torna intorno ai 4.634 dollari per oncia, sostanzialmente ai livelli dell’inizio 2026. WisdomTree lo considera lo scenario meno probabile, ma non escludibile: una banca centrale che intenda affermare la propria indipendenza potrebbe adottare una posizione più restrittiva di quanto attualmente scontato dai mercati.
Il confronto con le stime di mercato
Le previsioni di WisdomTree si collocano in un contesto di ampio consenso rialzista tra le principali istituzioni finanziarie globali. JP Morgan prevede prezzi verso i 5.000 dollari per oncia entro il quarto trimestre 2026, con 6.000 dollari come possibilità nel medio termine. Deutsche Bank ha ribadito un target di 6.000 dollari per oncia. Société Générale prevede lo stesso livello entro fine 2026. Wells Fargo ha alzato il suo target di fine anno a una forchetta tra 6.100 e 6.300 dollari per oncia, in revisione rispetto alla precedente stima di 4.500-4.700 dollari.
La domanda da ETF: un motore ancora sottoutilizzato
Il World Gold Council riporta che nel 2026 gli ETF sull’oro a livello globale hanno accumulato 77 miliardi di dollari di afflussi aggiungendo oltre 700 tonnellate ai propri patrimoni. Anche prendendo come riferimento maggio 2024, gli ETF in oro hanno aumentato le proprie posizioni di circa 850 tonnellate. Questo dato è meno della metà di quanto osservato nei precedenti cicli rialzisti sull’oro, suggerendo ampi spazi di crescita residua della componente ETF.
Considerazioni conclusive
L’analisi di WisdomTree descrive un mercato dell’oro in una fase di transizione strutturale. L’ingresso di nuovi acquirenti — assicurazioni cinesi, fondi pensione indiani, emittenti di asset digitali, banche centrali dei mercati emergenti — ha ampliato la base di domanda in modo probabilmente permanente, creando le condizioni per un livello di equilibrio dei prezzi più elevato rispetto al passato recente.
Il percorso per arrivarci è, e resterà, volatile. La combinazione di rischio geopolitico persistente (conflitto USA-Iran, tensioni sullo Stretto di Hormuz, elezioni di medio termine negli Stati Uniti), incertezza sulla governance della Federal Reserve, pressioni fiscali strutturali e dinamiche valutarie complesse mantiene il premio di rischio incorporato nel prezzo dell’oro a livelli storicamente elevati.
Per gli investitori a lungo termine, i periodi di correzione acuta — come quello di febbraio-marzo 2026 — rappresentano opportunità, non segnali di inversione strutturale. WisdomTree lo dice esplicitamente: le previsioni ai 5.493 dollari dello scenario di consenso sono il floor di un intervallo plausibile, non il tetto.
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Fonte: ETFWorld.it







