Il mercato degli ETF in Italia nel primo trimestre 2026

ETFWorld : Il mercato degli ETF in Italia nel primo trimestre 2026 – tra record di raccolta, guerra in Medio Oriente e una nuova mappa dei flussi

  • Home
  • Analisi ETFWorld
  • ETFWorld : Il mercato degli ETF in Italia nel primo trimestre 2026 – tra record di raccolta, guerra in Medio Oriente e una nuova mappa dei flussi

Iscriviti ai Nostri canali


ETFWorld : Il mercato degli ETF in Italia nel primo trimestre del 2026 passerà alla storia per una combinazione di fattori difficilmente replicabile: un avvio d’anno con raccolta record in Europa, un evento geopolitico di prima grandezza che ha riscritto la gerarchia delle asset class preferite, e una Borsa Italiana che ha continuato a registrare nuove quotazioni a ritmo sostenuto.

Se vuoi ricevere le principali notizie di ETFWorld.it iscriviti alle Nostre Newsletters gratuite. Clicca qui per iscriverti gratuitamente


Analisi trimestrale


Articolo creato dalla Redazione di ETFWorld.it


Il primo trimestre del 2026 passerà alla storia del mercato degli ETF per una combinazione di fattori difficilmente replicabile: un avvio d’anno con raccolta record in Europa, un evento geopolitico di prima grandezza che ha riscritto la gerarchia delle asset class preferite, e una Borsa Italiana che ha continuato a registrare nuove quotazioni a ritmo sostenuto. Sul mercato italiano si sono concentrati in questi tre mesi segnali che valgono la pena di analizzare con attenzione, perché riflettono dinamiche strutturali di lungo periodo oltre alle contingenze di breve.

Il contesto: geopolitica al centro di tutto

Il primo trimestre 2026 non può essere letto senza partire dal contesto macroeconomico e geopolitico che lo ha attraversato. Il 28 febbraio 2026 è scattata l’operazione “Epic Fury”, il conflitto diretto tra Stati Uniti, Israele e Iran che ha portato Teheran a imporre un blocco parziale dello Stretto di Hormuz — il passaggio attraverso cui transita circa il 20% del consumo mondiale di petrolio. L’effetto sui mercati energetici è stato immediato e violento.

Il Brent ha segnato il suo massimo annuale il 9 marzo 2026 a 119,5 dollari al barile. Guardando al trimestre nel suo complesso, dall’intervento statunitense in Venezuela del 3 gennaio all’escalation in Medio Oriente, il greggio ha registrato un rialzo del 70% nel trimestre: secondo i dati elaborati da eToro, si tratta del secondo maggiore incremento trimestrale mai registrato in un primo trimestre, dopo il +134% del 1974, e del più forte incremento trimestrale dal terzo trimestre del 1990.

Questo shock energetico ha avuto effetti diretti e indiretti sul mondo degli ETF: ha ridisegnato la mappa dei flussi, ha compresso la domanda su alcuni segmenti azionari, ha rilanciato i comparti legati all’energia e alla difesa, e ha complicato le aspettative sui tassi d’interesse, con riflessi sull’obbligazionario.

La raccolta europea: gennaio da record, poi la frenata

Il primo mese del 2026 ha stabilito un primato assoluto per gli ETF UCITS domiciliati in Europa. Gli afflussi netti a gennaio hanno raggiunto 55,9 miliardi di dollari, circa 10 miliardi in più rispetto al miglior mese dell’intero 2025, anno che era già stato chiuso con cifre record. La media mensile degli afflussi netti nel 2025 era stata di 23,2 miliardi di dollari per il solo comparto azionario; a gennaio 2026 gli ETF azionari hanno raccolto da soli 43,8 miliardi di dollari.

I flussi obbligazionari di gennaio hanno toccato 13,1 miliardi di dollari, superiori a quasi ogni mese del 2025 (fatta eccezione per ottobre), con preferenza per i governativi e gli ultra-brevi, e per le esposizioni globali, all’Area Euro e agli Stati Uniti.

L’avvio così sostenuto ha poi ceduto spazio a una brusca frenata nei mesi di febbraio e marzo, quando lo scoppio del conflitto in Medio Oriente ha rappresentato il primo vero stress test dell’anno. I flussi di marzo, analizzati nel report Amundi datato 2 aprile 2026 con dati al 31 marzo, mostrano un mercato in cui gli investitori si sono orientati verso esposizioni geograficamente ampie — le strategie all-country world hanno assorbito più della metà dei flussi netti totali nel mercato UCITS europeo — e verso obbligazioni a breve duration e basso rischio di credito, come le cash alternatives (2,5 miliardi di euro di afflussi) e i titoli di Stato statunitensi ed europei a breve scadenza.

ETFplus: Borsa Italiana accelera sulle nuove quotazioni

Sul mercato italiano, il primo elemento di rilievo è il ritmo con cui nuovi prodotti hanno fatto il loro ingresso sulla piattaforma ETFplus. Nei soli primi due mesi del 2026 sono state superate le 50 nuove quotazioni, con un incremento del 16% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per dare una misura di quanto sia significativo questo dato, il 2025 era già stato un anno di record, chiuso a quota 287 quotazioni complessive contro le poco più di 200 del 2024, con un controvalore medio giornaliero di 609 milioni di euro.

Il 2026 ha quindi preso il via esattamente dove il 2025 aveva lasciato: in accelerazione. E il mercato di marzo non era ancora stato elaborato nelle statistiche ufficiali disponibili alla data di pubblicazione di questo articolo.

Tra i prodotti che hanno debuttato a Piazza Affari nel trimestre, spicca la crescente presenza di ETF a gestione attiva, che hanno ormai conquistato una quota rilevante del flusso di nuove quotazioni. State Street (con il marchio SPDR) ha portato su Borsa Italiana il 10 febbraio un ETF attivo sulle azioni globali, con l’obiettivo dichiarato di offrire un rendimento superiore ai mercati sviluppati ed emergenti. Sempre State Street, il 25 febbraio, ha debuttato con cinque ETF passivi su bond americani — indicizzati e non — su diverse scadenze, dalle brevissime (1-3 anni) alle intermedie (7-10 anni). WisdomTree ha quotato il suo ETF Physical AI, Humanoids and Drones, per esporsi al tema della robotica umanoide. Vanguard ha portato sul mercato l’All-World High Dividend Yield. Verso fine trimestre e nei giorni immediatamente successivi, BlackRock ha quotato sul mercato ETFplus due nuovi ETF a gestione attiva iShares con protezione definita sull’S&P 500 — i cosiddetti buffer ETF, già consolidati nel mercato americano e ora approdati in Europa con struttura UCITS.

I prodotti più scambiati: materie prime ancora in testa, ma con una peculiarità

Le statistiche ufficiali di Borsa Italiana relative a gennaio 2026 mostrano una caratteristica peculiare del mercato italiano rispetto ad altri mercati europei: la predominanza degli ETP su materie prime tra i prodotti più scambiati per controvalore.

In testa alla classifica degli strumenti più negoziati del mese si trovano gli ETP sull’argento — sia nella versione standard sia in quella con leva — e sull’oro, con controvalori mensili compresi tra 545 milioni e 1,7 miliardi di euro.

Questo mix racconta il posizionamento degli investitori italiani nella fase iniziale dell’anno: un lato difensivo marcato — l’oro aveva raggiunto il 29 gennaio 2026 il suo record storico a 5.595 dollari l’oncia — e una preferenza per la liquidità parcheggiata in strumenti efficienti, affiancata dalla componente core di azioni globali. Poi, con l’esplosione del conflitto in Medio Oriente, parte di queste posizioni in metalli preziosi ha subito pressioni al ribasso, a causa delle liquidazioni forzate da parte di investitori asiatici e mediorientali per far fronte alle margin call sui futures su petrolio.

Il dominio della difesa: oltre 3,5 miliardi nel trimestre

Il tema che ha definito i flussi tematici europei del primo trimestre 2026 è, senza margine di dubbio, quello della difesa. I flussi netti sugli ETF tematici UCITS hanno raggiunto nei soli primi due mesi dell’anno 4,47 miliardi di dollari, con il comparto della difesa europea in testa netta. Guardando all’intero trimestre, gli ETF sulla difesa hanno raccolto complessivamente oltre 3,5 miliardi di dollari: 1,63 miliardi nei primi due mesi, di cui 669 milioni solo a febbraio, e altri 495 milioni nel solo mese di marzo.

Nel solo mese di marzo, i flussi netti complessivi sugli ETF tematici europei si sono attestati a 1,08 miliardi di dollari, con la difesa europea che ha assorbito la quota maggiore. Al terzo posto si sono collocati gli ETF sulle infrastrutture globali, con 215 milioni di dollari.

Guardando all’intero primo trimestre, la classifica dei temi per flussi netti vede:

  • Difesa europea: oltre 3,5 miliardi di dollari
  • Uranio: 677 milioni di dollari
  • Robotica e automazione: 522 milioni di dollari
  • Smart grid: flussi positivi sostenuti

Sul lato opposto, gli ETF su internet ed e-commerce cinese hanno accumulato deflussi per 465 milioni di dollari nel trimestre, confermandosi il comparto peggiore in termini di flussi da inizio anno. Il tema acqua ha segnato deflussi per 116 milioni.

L’accelerazione della domanda di ETF sulla difesa riflette un cambiamento strutturale nella percezione degli investitori istituzionali e retail: il riarmo europeo, avviato nel 2025, ha smesso di essere una tesi speculativa e sta diventando una componente stabile dell’allocazione di portafoglio.

Le materie prime energetiche e l’effetto sui portafogli italiani

Il rialzo del Brent del 70% nel trimestre ha avuto effetti tangibili sui portafogli degli investitori italiani. Secondo i dati elaborati da eToro al 31 marzo 2026, le posizioni aperte su Chevron sono cresciute del 58%, quelle su Exxon Mobil del 47%, quelle su ENI del 19%.

Sul FTSE MIB, il comparto energetico ha guadagnato circa 21 miliardi di euro di capitalizzazione (+17%) nel periodo, aumentando il proprio peso nell’indice dall’8,3% all’11,7%. ENI ha chiuso il trimestre con un +55%, la migliore performance trimestrale della sua storia, scalando dal sesto al quarto posto per incidenza nell’indice.

Questo posizionamento si è riflesso anche sull’utilizzo degli ETC sul petrolio quotati su ETFplus, con aumenti dei volumi di negoziazione in linea con la fase di forte rialzo del greggio. Gli ETC sul Brent e sul WTI hanno registrato volumi significativamente superiori alla media del 2025.

Il comparto obbligazionario: breve scadenza e bassa duration

Nel contesto di Medio Oriente in fiamme e petrolio oltre i 100 dollari al barile, le aspettative di taglio dei tassi da parte delle banche centrali si sono spostate in avanti. L’effetto diretto sui flussi ETF è stato chiaro: gli investitori hanno privilegiato le scadenze brevi e ridotto l’esposizione alle aree più rischiose del credito.

I fondi obbligazionari governativi ultra-short term hanno raccolto 1,7 miliardi di euro a marzo, di cui 1,2 miliardi verso indici dei Treasury USA a brevissimo termine e 567 milioni verso titoli di Stato europei della stessa durata. Il credito investment grade nel complesso ha visto deflussi, con un’eccezione rilevante: il segmento ESG investment grade ha registrato afflussi per 606 milioni di euro, indicando che la preferenza strutturale per i prodotti ESG da parte di alcune categorie di investitori ha retto anche in una fase di forte pressione sui mercati.

Oro: il record e la correzione

Il 29 gennaio 2026 l’oro ha raggiunto il proprio record storico a 5.595 dollari l’oncia, trainato da mesi di acquisti speculativi e dalle funzioni di bene rifugio in un contesto di crescente instabilità. Poi, con l’esplosione dei prezzi energetici a fine febbraio e in marzo, si è verificata una correzione tecnica rilevante: molti investitori istituzionali in Asia e Medio Oriente hanno liquidato posizioni in oro e argento per coprire le margin call sui futures sul petrolio. Il rafforzamento del dollaro e il rialzo dei rendimenti obbligazionari hanno contribuito alla pressione ribassista.

Gli ETC sull’oro restano tra gli strumenti più liquidi e più scambiati su ETFplus, ma il primo trimestre ha dimostrato come anche l’oro non sia immune da correlazioni negative in fasi di crisi energetica acuta.

Gli ETF a gestione attiva: la tendenza strutturale che non si ferma

Il 2026 ha confermato e accelerato una delle tendenze più rilevanti dell’ultimo biennio nel mondo degli ETF europei: la crescita degli strumenti a gestione attiva. Gli ETF attivi in Europa avevano iniziato il 2025 con circa 50 miliardi di dollari di asset in gestione, dopo una crescita del 68% nel 2024. Nel corso del 2025 hanno quasi raggiunto i 90 miliardi di dollari, con un incremento del 77%.

Il primo trimestre 2026 ha visto questa traiettoria proseguire, con nuove quotazioni su Borsa Italiana che hanno ampliato il ventaglio dell’offerta. Sul mercato italiano, una quota crescente delle nuove campanelle appartiene proprio alla categoria attiva: ETF multi-asset di Xtrackers con quote variabili di azionario (dal 20% all’80%), ETF attivi su azioni globali di State Street, e i già citati buffer ETF di BlackRock con protezione definita sull’S&P 500.

Quest’ultima categoria merita un approfondimento, perché rappresenta una novità strutturale per il mercato europeo: i buffer ETF — o defined outcome ETF — utilizzano contratti opzioni per offrire un livello predeterminato di protezione dalle perdite su un periodo specifico, tipicamente annuale. Sono già consolidati nel mercato americano; la loro distribuzione in Europa tramite strutture UCITS rappresenta un ampliamento dell’offerta che risponde a una domanda crescente di strumenti con profili di rischio/rendimento più controllati.

Crypto ETF: BTC in calo, Solana in crescita

Anche il segmento dei crypto ETF ha avuto un primo trimestre non privo di tensioni. Gli ETF spot su Bitcoin quotati negli Stati Uniti hanno registrato deflussi netti nel Q1 2026, mentre BTC perdeva oltre il 22% nel trimestre — il secondo calo trimestrale consecutivo dopo il -23% del quarto trimestre 2025. Il Crypto Fear & Greed Index è rimasto per lo più al di sotto dei 20 punti nel corso di marzo, segnalando un clima di estrema paura. Nel solo mese di marzo si sono poi registrati afflussi verso gli ETF spot su Bitcoin, a segnalare una parziale stabilizzazione.

Sul fronte degli altri asset digitali, gli ETF su Solana hanno continuato a raccogliere in modo regolare, con afflussi consecutivi per un totale di 213 milioni di dollari nel trimestre, senza registrare alcun mese di deflussi dal loro lancio nell’ottobre 2025. Gli ETF su XRP hanno chiuso il trimestre con flussi netti complessivi positivi, a circa 43 milioni di dollari, nonostante i deflussi di marzo.

Le peculiarità del mercato italiano nel Q1 2026

Alcune caratteristiche del mercato ETF italiano nel primo trimestre meritano di essere segnalate in modo specifico.

  1. La concentrazione sui prodotti in materie prime. La classifica dei più scambiati di gennaio mostra una propensione degli investitori italiani verso gli ETP su oro e argento superiore a quella media europea. Il mercato italiano si distingue per l’utilizzo degli ETC sulle materie prime come strumenti tattici di breve periodo, non solo come componenti strategiche di lungo.
  2. Il ritmo delle nuove quotazioni. Borsa Italiana ha mantenuto nel primo trimestre il passo accelerato del 2025, con oltre 50 nuovi strumenti ammessi alle negoziazioni nei soli primi due mesi. Il 16% in più rispetto all’anno precedente nello stesso periodo è un dato che conferma il ruolo centrale di Piazza Affari come punto di accesso preferenziale per gli emittenti che vogliono raggiungere gli investitori retail e istituzionali italiani.
  3. La risposta ai fatti geopolitici. Il conflitto in Medio Oriente e il rialzo del petrolio hanno trovato gli investitori italiani già posizionati su argento e oro. Poi, gradualmente, i dati eToro mostrano uno spostamento verso i titoli energetici — sia tramite acquisto diretto di azioni, sia presumibilmente tramite ETC sul Brent. È una risposta rapida, tattica, che rispecchia la velocità di esecuzione che il formato ETF consente.
  4. Il consolidamento del comparto monetario. La persistenza del comparto Xtrackers monetario tra i più scambiati — con quasi 487 milioni di euro di controvalore a gennaio — indica che la liquidità parcheggiata su strumenti a rendimento a breve (come gli ETF su titoli di Stato o i monetary market ETF) resta una componente stabile del portafoglio degli investitori italiani, anche in un contesto in cui le aspettative di taglio dei tassi si allontanano.

Conclusione

Il primo trimestre 2026 ha confermato che il mercato degli ETF in Italia è entrato in una fase di maturità strutturale, con un’offerta in costante espansione, volumi sostenuti e una base di investitori che reagisce con crescente consapevolezza agli shock di mercato. Il contesto geopolitico — dominato dal conflitto in Medio Oriente e dal rialzo del petrolio — ha funzionato da catalizzatore per tendenze già in atto: la preferenza per la difesa, l’interesse per le materie prime energetiche, lo spostamento verso scadenze brevi nell’obbligazionario. Nel mezzo, la crescita degli ETF a gestione attiva ha continuato il suo percorso, ridefinendo cosa si intende per “ETF” nel lessico degli investitori europei.

I dati di marzo, ancora parzialmente da elaborare nelle statistiche ufficiali, confermano che il trimestre si è chiuso in un clima di incertezza elevata, ma con flussi che — seppur rimodulati rispetto a gennaio — non hanno abbandonato la struttura generale di un mercato in espansione. Il secondo trimestre si apre con la tregua in Iran che, segnalata dai mercati il 9 aprile, ha già portato il Brent a ritracciare sotto i 100 dollari: un nuovo scenario che richiederà un aggiornamento della lettura dei flussi nelle prossime settimane.

Se vuoi saperne di più : ETF cosa sono e come funzionano

Fonte: ETFWorld.IT

Investment World

Iscriviti alla Newsletter di ETFWorld.it

Ho letto l'informativa Privacy e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.