HANetf : Lo scorso anno, quando Sanae Takaichi è diventata Primo Ministro dopo aver vinto le primarie interne del suo partito, i mercati hanno reagito positivamente, sostenuti dalle aspettative legate alla sua capacità di rilanciare l’economia giapponese.
Tom Bailey, Head of ETF Research di HANetf
Oggi, con il partito di Takaichi che ha conquistato il 68% dei seggi, la visione riformatrice della premier può contare su un sostegno politico molto solido.
Sul fronte valutario, l’esito elettorale ha innescato una reazione tecnica rilevante. Se alla vigilia del voto lo Yen risultava una delle valute più vendute allo scoperto dai fondi hedge a causa dell’incertezza, la vittoria consolidata ha portato a una rapida chiusura di queste posizioni ribassiste, favorendo un rimbalzo della divisa nipponica. Questo apprezzamento è avvenuto nonostante il programma della Premier sia considerato “molto espansivo” e, sulla carta, non necessariamente favorevole a una rivalutazione della moneta nel lungo periodo, richiamando per certi versi le politiche economiche osservate nel 2012.
Un ambito cruciale da monitorare sarà l’evoluzione della spesa per la difesa. Sebbene il Giappone abbia iniziato ad allontanarsi dalla sua tradizionale postura “pacifista” già durante l’era Abe, continua a destinare alla sicurezza risorse relativamente contenute. Nel 2024, per esempio, la spesa si è attestata intorno all’1,4% del PIL, ben al di sotto dei livelli di molti Paesi europei membri della NATO.
Questo quadro è destinato a cambiare, e il mandato di Takaichi potrebbe rappresentare un fattore determinante per accelerare il processo. La stessa Premier è considerata relativamente hawkish sui temi della sicurezza e ha dichiarato che, in caso di un attacco della Cina a Taiwan, anche il Giappone interverrebbe.
Nell’attuale contesto di crescenti tensioni nell’Indo-Pacifico e di progressivo indebolimento dell’ombrello di sicurezza statunitense, ci aspettiamo che la spesa per la difesa del Giappone inizi ad avvicinarsi al 3% del PIL. I nostri calcoli indicano che raggiungere il 3% entro il 2030 potrebbe portare il budget annuo della difesa da 55 miliardi di dollari a 135 miliardi di dollari.
Resta però una domanda chiave: la capacità fiscale del Paese. Come noto, il Giappone presenta un rapporto debito/PIL molto elevato. Questa condizione è stata ben più gestibile finché i tassi d’interesse sono rimasti prossimi allo zero; con il ritorno dell’inflazione, però, i tassi sono aumentati aggravando le pressioni sul bilancio. Nuove e ingenti spese per la difesa potrebbero rendere necessari tagli in altre aree di spesa. Tuttavia, alla luce del forte mandato di Takaichi, questa ipotesi appare oggi più politicamente praticabile.”
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Fonte: ETFWorld.it








