Bitwise Onchain Solutions : Nel tempo, la maggior parte dei gestori patrimoniali ha adottato il modello tradizionale “60/40” per gli investimenti, in cui il 60% dei fondi è allocato in azioni e il 40% in obbligazioni.
A cura della Redazione di ETFWorld.it
Dr. Steve Berryman, Chief Business Officer di Bitwise Onchain Solutions
Questa combinazione offre rendimenti stabili e riduce l’esposizione ai rischi, garantendo risultati vantaggiosi nel lungo termine. Mentre family office (FO) e altri investitori istituzionali cercano di districarsi nel panorama attuale, la ricerca di rendimenti costanti e opportunità di crescita spinge molti a esplorare alternative al modello 60/40. Con prospettive incerte per obbligazioni e azioni, sempre più investitori si rivolgono ad asset alternativi per aumentare la diversificazione e ottenere potenziali vantaggi.
Quando si diversifica, il modello 60/40 ha un aspetto spesso trascurato legato all’età: più giovane sei, maggiore è l’esposizione alle azioni consigliata; con l’avanzare dell’età, invece, è opportuno ridurre i rischi aumentando le quote di obbligazioni. Data la volatilità intrinseca dei prezzi delle criptovalute, pochi fondi pensione considererebbero di allocare oltre l’1-2% dei fondi in asset digitali consolidati. Prima dell’approvazione da parte della SEC degli ETF Bitcoin e spot-ETH nel 2023, ciò non era possibile. Ora, però, gli investitori hanno accesso semplice a investimenti in asset digitali conformi alle normative. Molti cercano di diversificare in questa nuova tecnologia nelle fasi iniziali del suo ciclo di crescita, e questi prodotti ne rappresentano un punto di accesso. Gli ETF Bitcoin ed Ethereum hanno inoltre il vantaggio di essere più facili da inserire in conti ISA e piani pensionistici rispetto al possesso diretto di criptovalute in cold storage. Questo beneficio della “copertura fiscale” riduce le complicazioni che i gestori patrimoniali affrontavano prima dell’introduzione degli ETF Bitcoin nel 2024.
L’accesso semplice e regolamentato agli asset digitali sembra un’opportunità ideale, ma gli investitori devono comprendere le differenze tra gli ETF Bitcoin, gli ETF ETH e, soprattutto, la tecnologia alla base di queste blockchain. Le architetture programmabili che permettono a Bitcoin ed Ethereum di operare senza intermediari centralizzati presentano considerazioni tecniche distinte. Gli ETF tradizionali (materie prime, azioni) sono regolamentati e influenzati da decisioni di banche centrali, governi, aziende o economisti. Al contrario, il comportamento degli ETF di asset digitali è guidato dal codice, indipendentemente dalle azioni di entità centralizzate, creando un profilo di rischio completamente diverso.
La rete Proof-of-Work (PoW) di Bitcoin si basa su server che risolvono algoritmi complessi (mining), ricompensati con bitcoin per garantire la correttezza della blockchain. Questo processo è costoso e energivoro, suscitando perplessità tra gli investitori. Queste preoccupazioni hanno spinto la comunità Ethereum a passare da PoW a Proof-of-Stake (PoS), un sistema in cui i grandi detentori di ETH mettono in staking i propri token sulla blockchain attraverso nodi validator, ricevendo ricompense per attestare correttamente i dati della blockchain e registrare le transazioni.
Lo staking è complesso: errori nella convalida possono portare alla penalizzazione (“slashing”) dei nodi. Sebbene gli ETF di ETH staked non siano ancora approvati dalla SEC, potrebbero seguire le orme degli ETF spot-ETH dell’anno scorso. In tal caso, i grandi detentori di ETF su ETH in staking dovrebbero valutare attentamente l’infrastruttura dei validator per garantire che il processo di creazione di nuovi blocchi e attestazione di quelli esistenti sia sicuro e non rischi penalizzazioni.
La diversificazione al di fuori di obbligazioni e azioni offre enormi opportunità, ma non si può sottolineare abbastanza quanto sia cruciale che i potenziali investitori si informino sui prodotti in cui diversificano, su come sono gestiti, sui livelli di rischio che intendono assumersi e sulle implicazioni fiscali. Troppo spesso il dibattito attuale accorpa gli ETF su Bitcoin ed Ethereum come se fossero blockchain sostanzialmente simili con applicazioni diverse: uno come riserva di valore, l’altro come infrastruttura per la futura economia Web3. La realtà è ben lontana da questa semplificazione, ed è compito degli investitori futuri formarsi adeguatamente sul funzionamento di queste blockchain e sulle implicazioni in termini di rischio quando vengono accostate ad asset tradizionali. Un’attestazione errata o un server non funzionante potrebbero portare a errori costosi, rilevanti nel contesto degli investimenti istituzionali. L’infrastruttura di staking utilizzata o la scelta del custode per questi nuovi prodotti richiedono la massima attenzione per una diversificazione sicura.
Se vuoi saperne di più : ETF cosa sono e come funzionano
Fonte: ETFWorld.it








