Un’economia basata sull’attività estrattiva: Il Kazakhistan è il più importante produttore di energia dell’Asia Centrale. Oltre alle riserve di gas naturale, il Paese vanta numerosi giacimenti petroliferi che hanno attirato negli ultimi decenni investimenti diretti esteri, tra cui quelli…
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dell’italiana Eni. Il Kazakhistan possiede circa il 60% delle risorse minerarie dell’ex Unione Sovietica. Nel suo sottosuolo vengono estratte grandi quantità di ferro, di uranio, di metano, di carbone e diversi metalli usati nell’elettronica, nell’ingegneria nucleare e nella missilistica. Ciò ha reso il Paese uno dei principali esportatori al mondo di risorse energetiche e minerarie, soprattutto verso Russia, Cina ed Europa, con rifl essi importanti sulla sua economia. L’economia kazaka infatti continua a registrare una crescita robusta: anche se lontano dai livelli di crescita del 2011 (+7,5%). Lo scorso anno il Prodotto interno lordo ha evidenziato un +5%, in linea con l’espansione del 2012. E per l’anno in corso le previsioni del governo sono di una crescita del Pil superiore al 6%, grazie all’entrata a regime dei giacimenti di Kashagan e l’espansione di quelli di Tengiz, nel Nord del Paese. Ulteriori spinte alla crescita potrebbero giungere nel lungo periodo dall’integrazione Eurasiatica e dalla creazione di una struttura sovranazionale comune (dal 2010 il Kazakistan fa parte dello spazio economico comune con la Russia e la Bielorussia). Tuttavia, proprio la sua forte dipendenza dal comparto estrattivo e dalle esportazioni di idrocarburi ha spinto il governo a cercare di diversifi care l’economia e rilanciare il settore manifatturiero.
La valuta risente delle manovre della Fed
La forte dipendenza del Kazakistan dalle economie emergenti dell’Asia e dalla Russia si è rifl essa anche sul piano valutario. La sua divisa, il tenge (introdotta nel 1993) ha pagato indirettamente lo scotto delle svalutazioni delle monete emergenti a seguito della decisione della Federal Reserve di limitare progressivamente gli stimoli monetari. A febbraio la National Bank of Kazakhistan ha annunciato una svalutazione del 19% del tenge, al fi ne di mantenere competitive le esportazioni, cuore pulsante del Paese, dopo che il taglio degli stimoli economici da parte della Fed ha provocato il crollo delle valute nei Paesi confinanti, prima tra tutti la Russia, che rappresenta il secondo partner commerciale di Astana dopo l’Unione Europea. Altra importante mossa da parte della banca centrale dell’ex componente della Repubblica sovietica è avvenuta durante l’estate scorsa, quando è stato introdotto un nuovo regime di cambio del Paese, precedentemente riconducibile a fluttuazione spuria. Dopo la revisione, la valuta kazaka è ora agganciata ad un paniere di valute, costituito per il 70% da dollari statunitensi, per il 20% da euro e per il 10% da rublo russo. Secondo la Nbk l’adozione di un paniere di riferimento ridurrà l’attività speculativa nel mercato dei capitali e limiterà l’utilizzo del dollaro nel mercato valutario nazionale e nell’attività economica con l’estero.
Debolezza in Borsa
La robusta crescita dell’economia non si rifl ette nelle performance di Borsa che bell’ultimo anno sono state condizionate dalla domanda proveniente dai partner commerciali e dalle fluttuazioni sul mercato valutario. Il Kazakh Traded Index, che raccoglie le maggiori società che svolgono l’attività operativa in Kazakistan ma sono quotate sulla Borsa di Londra, ha ceduto l’anno scorso circa il 26%. Anche il 2014 non è iniziato nei migliori dei modi, con un ribasso del 4,7% da gennaio scorso. Tra in titoli, il più conosciuto è Kazakhmys, tra i principali produttori di rame al mondo.
Fonte: RBS






