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Malesia, preoccupa il debito pubblico ma la crescita rimane sostenuta


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Governo in azione per migliorare i conti pubblici
La questione del debito preoccupa anche la Malesia, che ha avviato una politica di consolidamento delle finanze pubbliche…..

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Dopo solo cinque mesi dalla sua conferma alla guida del Paese (le elezioni si sono tenute lo scorso maggio), il premier Najib Razak ha approvato un importante piano di contenimento dei costi. La legge di bilancio per il 2014, approvata a fi ne ottobre, prevede una spesa pubblica di circa 260 miliardi di ringgit (pari a 83 miliardi di dollari) e l’abolizione delle sovvenzioni sullo zucchero. Probabile anche l’introduzione a partire dal 2015 di una nuova tassa sulle vendite pari al 6 per cento. Le misure incluse nel progetto di budget aiuterebbero a ridurre il defi cit del Paese dall’attuale 4% del Pil al 3,5% nel 2014 e al 3% nel 2015. La Malesia presenta uno dei più alti livelli di debito pubblico dell’Asia: nel 2013 il rapporto debito/Pil ha raggiunto quota 53,3%, poco sotto il massimale fi ssato dal governo al 55%.
Proprio questo aspetto è fonte di preoccupazione tra gli investitori e le agenzie di rating. Lo scorso luglio Fitch ha infatti ridotto l’outlook sulla Malesia, portandolo al gradino negativo, citando proprio l’aumento del debito a un livello preoccupante.
La crescita rimane sostenuta
L’altro grande obiettivo del governo malese è dare una nuova spinta agli investimenti in modo da sostenere la crescita.
Negli ultimi 30 anni la Malesia ha conosciuto un fortissimo sviluppo economico divenendo uno dei Paesi più ricchi del sud-est asiatico, non più dipendente soltanto dalla produzione ed esportazione di materie prime. Se da una parte la Malesia mantiene il primato mondiale nella produzione di caucciù e di stagno, dall’altra è diventata leader mondiale nella produzione di componenti elettronici e primo Paese del sud-est asiatico per l’assemblaggio e l’esportazione di autoveicoli. Secondo le stime del ministro delle Finanze malese, l’economia del Paese dovrebbe crescere quest’anno del 4,5-5% per poi accelerare l’anno prossimo a un +5-5,5 per cento. La sua espansione però dipenderà dalla ripresa economica globale, visto il peso che le esportazioni verso Stati Uniti, Gran Bretagna, Giappone e Cina hanno sull’economia malese. Guardando su un orizzonte temporale di lungo periodo, il governo punta a trasformare la Malesia in una nazione altamente industrializzata, superando gli attuali limiti di un’arretratezza che si trascina dall’epoca coloniale e che poggia sull’assenza di un vero settore industriale.
La principale piazza per la finanza islamica
La capitale Kuala Lumpur è la principale piazza al mondo per la finanza islamica. La sua importanza, oltre che dinamicità, è confermata anche dall’elevato numero di Ipo che avvengono: l’anno scorso la Borsa malese si è classifi cata quinta al mondo come numero debutti in Borsa. E se oggi rappresenta la terza maggiore piazza azionaria del sud-est asiatico, nel futuro la sua crescita è assicurata. Bursa Malaysia ha infatti recentemente siglato con Singapore Exchange e Stock Exchange of Thailand
un accordo per creare l’Asean Trading Link, una piattaforma che offre transazioni azionarie transfrontaliere nel sud-est asiatico.
Guardando alla performance, il principale indice, il KLSE Composite, ha messo a segno un progresso del 13% da inizio anno, grazie al balzo registrato a maggio in scia alle elezioni politiche. Tra le 180 società che raccoglie l’indice, da segnalare la buona performance di Petronas, che ha incassato da inizio anno un rialzo del 31 per cento. La società petrolifera malese pesa il 5% sul paniere.

Fonte: RBS


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