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Dollaro delle terre rare al posto del petroDollaro


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Le terre rare sono caratterizzate anche da una forte componente di politica monetaria che potrebbe aiutare gli Stati Uniti a lungo termine a stabilizzare il Dollaro come valuta di riferimento mondiale…

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 The Royal Bank of Scotland plc – articolo tratto da Markets & Certificates  di  Maggio 2013


I mass-media americani scrivono molto sul “fracking”, che pare essere di gran moda negli ultimi anni. Con il termine “fracking” si intende un metodo tecnologico utilizzato per estrarre gas naturale e petrolio dalla roccia scistosa. Questa tecnica permette di ottenere oltre il 40% dell‘estrazione di gas negli Stati Uniti. Grazie a questo procedimento gli Stati Uniti potrebbero trasformarsi, dopo molti anni, da importatori di gas a maggiori esportatori al mondo. Lo stesso potrebbe accadere per il petrolio. Secondo Fatih Birol dell‘Agenzia Internazionale dell‘Energia (AIE) gli Stati Uniti potrebbero presto succedere all‘Arabia Saudita come maggiore produttore di petrolio al mondo. “A partire dal 2020 gli Stati Uniti potrebbero probabilmente diventare il maggiore produttore di petrolio al mondo […] Ne deriverebbe una drastica riduzione delle importazioni statunitensi di petrolio, facendo diventare il Nord America un esportatore netto di petrolio attorno al 2030”, queste le affermazioni di Birol nel World Energie Outlook 2012.

Ampio sostegno.  Il “fracking” è un metodo ancora molto controverso. Infatti, oltre agli speciali procedimenti di trivellazione, vengono utilizzate anche sostanze chimiche che permettono l‘estrazione del gas e dell‘olio presente nella roccia scistosa. Quali conseguenze avranno le sostanze chimiche a lungo termine sull‘uomo e sulla natura, non è per niente chiaro. Tuttavia la problematica ambientale negli Stati Uniti tradizionalmente gioca un ruolo di secondo piano. A Washington tutti i partiti sembrano essere concordi sull‘obiettivo di rendere a medio termine più indipendenti, se non idealmente completamente liberi, gli Stati Uniti dalle forniture di petrolio dall‘estero. Nella sua campagna elettorale anche il presidente Barack Obama ha certamente espresso il suo sostegno al “fracking”. Anche perchè, tra le altre cose, la riduzione delle importazioni di petrolio contribuirà ad alleggerire la bilancia commerciale deficitaria degli Americani.
L‘Asia gioca un ruolo sempre più importante. Il “fracking” potrebbe avere effetti non solo sulla bilancia commerciale degli Stati Uniti, ma contribuire anche a fondamentali trasformazioni nel mercato del petrolio globale. Se fino ad ora sono stati gli Americani a condizionare il mercato con la loro “sete di petrolio”, ora saranno altri Paesi ad assumere progressivamente la funzione di guida del mercato. In particolare questo potrebbe valere per la Repubblica Popolare Cinese. “Nello scenario generale che riguarda la politica energetica […] fino al 2035 il consumo energetico globale aumenterà di oltre un terzo; in questo contesto il 60% di tale aumento riguarderà la Cina, l‘India e il Vicino Oriente”, secondo l‘Agenzia Internazionale dell‘Energia (AIE). Da ciò si deduce che nei prossimi anni si verificherà un‘accelerazione del “processo di riconfigurazione del commercio internazionale di petrolio verso l‘Asia”.
Si arriverà al petroYuan? Se si verificherà una tale riconfigurazione, il Dollaro statunitense potrebbe perdere importanza come valuta di riferimento per il mercato mondiale del petrolio.
Questo ruolo è stato assunto dal Greenback dalla fine della seconda guerra mondiale. Sulla base della crescente domanda di petrolio proveniente dalla Cina e del ruolo sempre più rilevante della Repubblica Popolare Cinese nel commercio internazionale, con il petrolio il Renminbi potrebbe diventare il vero protagonista.
Per il momento la moneta cinese non è ancora in grado di assumere questo ruolo, in quanto il Renminbi non è una valuta liberamente convertibile. Tuttavia Pechino spinge a far diventare il Renminbi la nuova valuta di riferimento mondiale. La crescente importanza del Renminbi per il commercio internazionale di petrolio potrebbe fornire un grande contributo in questa direzione.
Dal “malfamato” petroDollaro a lungo termine potrebbe nascere un petroYuan. Il Dollaro americano si appresta quindi a congedarsi da valuta di riferimento mondiale?
Il petrolio sta perdendo importanza a livello internazionale. Per molti investitori la risposta sembra chiara: a medio termine il Dollaro americano perderà il suo ruolo dominante a livello mondiale e al suo posto il Renminbi assumerà centralità nel commercio mondiale. Questa risposta però liquida la questione troppo in fretta. Infatti nei prossimi anni non cambierà in modo significativo il mercato del petrolio, ma quello delle materie prime. Le materie prime, che attualmente giocano ancora un ruolo decisivo, come per esempio il petrolio, potrebbero perdere di importanza. Se vengono prese misure drastiche per aumentare l‘efficienza energetica, il consumo di petrolio potrebbe raggiungere “poco prima del 2020 il suo massimo livello per poi, nel 2035, diminuire di circa 13 milioni di barili al giorno – una flessione pari alla produzione mondiale di Russia e Norvegia insieme”, secondo quanto affermato dall‘AIE nel World Energy Outlook 2012. Altre materie prime invece, come le terre rare, potrebbero ricoprire un ruolo di primo piano.
Gli Stati Uniti puntano sulle terre rare. Lo stesso ruolo che gli Stati Uniti giocano attualmente per mercato del petrolio, vale per la Repubblica Popolare Cinese in relazione alle terre rare. Circa il 97% delle terre rare attualmente estratte in tutto il mondo proviene dalla Cina. “Nel Vicino Oriente c‘è il petrolio, in Cina ci sono le terre rare”, ha affermato il successore di Mao, Deng Xiaoping, nel 1992. Ma come le riserve di materie prime, così anche quelle di terre rare non sono illimitate, neanche in Cina. Già nel giro di 15-20 anni la Cina potrebbe dipendere dalle importazioni di terre rare, così almeno secondo il calcolo del ministero del commercio cinese. “Non possiamo escludere la possibilità che la Cina in futuro dipenda dall‘importazione di questi minerali, invece di fornirli al mondo”, ha sostenuto Chao Ning del Ministero del Commercio durante una conferenza a Pechino nel 2010. Tale sviluppo sarà condizionato anche dal fatto che Pechino produrrà sempre più prodotti hi-tech internamente, per i quali aumenterà la richiesta di terre rare. Invece gli Stati Uniti potrebbero indirizzarsi progressivamente verso le riserve di terre rare finora ampiamente risparmiate. Con il 13% delle riserve internazionali, gli Stati Uniti continuano a disporre della seconda riserva di terre rare. I partiti di Washington sembrano concordare sull‘opportunità di sfruttarle. Le terre rare trovano infatti applicazione anche in molti prodotti militari.
2012, un anno chiave? Da questo punto di vista il 2012 va considerato un anno chiave per la produzione di terre rare negli Stati Uniti. Infatti, dopo anni di stallo, per la prima volta è stata prodotta una quantità degna di nota di terre rare – circa 7.000 tonnellate, che provengono dal Mine Mountain Pass in California. Il Mountain Pass era già stato precedentemente “spillato”, ma poi il processo di estrazione era stato interrotto in seguito alla fuoriuscita incontrollata di acque reflue tossiche. Il gestore del Mine è Molycorp, un‘impresa spin-off della compagnia petrolifera Chevron.
L‘obiettivo di produzione originario del Mountain Pass di 19.500 tonnellate di terre rare per il 2012 non è però stato raggiunto. A medio termine la produzione dovrebbe aumentare fino a 40.000 tonnellate all‘anno.

Conclusione. Si prevede che gli Stati Uniti nei prossimi anni faranno il massimo per riuscire a sfruttare le riserve interne di terre rare. In questo modo aumenterà naturalmente l‘offerta di terre rare. Ma allo stesso tempo aumenterà anche la domanda. Uno studio del Centre for Research in Energy and Minerals Economics dell‘Università australiana di Curtin e
della Industrial Minerals Company of Australia (IMCOA) ha rilevato che la domanda di terre rare al di fuori della Cina di 35.000 tonnellate nel 2011 passerà a 70.000-90.000 tonnellate nel 2020. A livello globale la domanda si attesterà a 200.000-240.000 tonnellate.
Teoricamente tale domanda potrebbe essere soddisfatta dal potenziale produttivo cinese, che secondo gli esperti si attesta ad un massimo di 200.000 – 250.000 tonnellate all‘anno. Ma Pechino ha già più volte fatto sapere di non essere interessata ad un aumento significativo della produzione. Il Ministero cinese per l‘industria e la tecnologia dell‘informazione sostiene: “Indipendentemente da quanto sostiene l‘OMC [Organizzazione mondiale del commercio; nota della redazione], il Governo cinese deve essere in grado di mantenere le risorse interne di terre rare e deve garantire che tali elementi scarsamente disponibili forniscano crescente contributo all‘umanità in considerazione della tutela dell‘ambiente e della persistente condizione di esaurimento.” Gli Stati Uniti potrebbero indirettamente trovare vantaggio nella stabilizzazione del Dollaro statunitense come valuta di riferimento mondiale, riuscendo ad ottenere un ruolo di maggiore rilievo nel mercato delle terre rare. Allo stesso tempo la Repubblica Popolare Cinese dovrebbe assumere una posizione più forte nel mercato del petrolio per aiutare il Paese a posizionare a lungo termine lo Yuan come valuta commerciale globale a fianco del Dollaro americano.

ChINA NEODYMIUM OxIDE MARKET PRICE ShANGhAI

Uno sguardo all’indice China Neodymium Oxide Market Price Shanghai mostra come si sia rivelato estremamente volatile il mercato delle terre rare. Tale tendenza riflette l‘andamento dei prezzi dell‘ossido di neodimio (il neodimio appartiene al gruppo delle terre rare) in Cina. Dopo un andamento al rialzo nel periodo dal 2010 alla metà del 2011, si è verificato un forte ribasso. “Il velocissimo sviluppo dei prezzi delle terre rare ha gravato sulla redittività di molte imprese, minacciandone addirittura la loro esistenza. […] la situazione dell‘offerta, soprattutto per le terre rare, continua ad essere critica”, afferma Thomas Rinn von Roland Berger Strategy Consultants in relazione alla recente correzione. E Thomas Grob della Tradium GmbH aggiunge: “Si continuano a registrare movimenti verso il basso, anche se nel frattempo si osservano i primi segnali di inversione di tendenza.”
Fonte: Bloomberg; 27.03.2013

 


The Royal Bank of Scotland plc è un rappresentante autorizzato di The Royal Bank of Scotland N.V. in alcune giurisdizioni.


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