
Dietro la recente debolezza dei dati economici si nascondono fondamentali globali solidi: la crescita secolare dei mercati emergenti e le condizioni finanziarie favorevoli nei paesi ricchi.
– I problemi sul lungo termine della Grecia non possono essere risolti rapidamente, mentre la crisi nel breve termine è correlata alla necessità di finanziamenti entro metà luglio, e siamo dell’idea che esista l’impulso politico per far fronte a questa situazione.
– Viste queste premesse e le valutazioni attraenti, manteniamo una posizione strategicamente sovrappesata nelle azioni, nelle commodity e nel settore immobiliare e sottopesata nel reddito fisso….
Global Research Monthly- Orizzonte d’investimento: 6–12+ mesi (Luglio/Agosto 2011) – Credit Suisse
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Una soluzione sul lungo termine del problema dell’indebitamento greco non è affatto vicina (potrebbero essere necessari dei sussidi permanenti da parte delle regioni più ricche, come succede ora all’interno dei singoli paesi, o ciò potrebbe comportare un default una volta che il sistema finanziario mondiale diverrà più stabile). Tuttavia siamo dell’idea che questo dibattito abbia una pertinenza solo indiretta rispetto al tema cruciale nel breve termine per i mercati, vale a dire il FMI e i paesi europei metteranno a disposizione della Grecia i finanziamenti necessari ad evitare il default a metà luglio? A fronte di tutto ciò, nelle ultime settimane i politici di Berlino, Parigi, Atene e di altri paesi, oltre che i funzionari del FMI a Washington, hanno messo in campo una politica caratterizzata da rischi calcolati e hanno assunto atteggiamenti diametralmente opposti rispetto al passato. Tuttavia, sembra che tutti i principali leader abbiano un modo di vedere comune, come evidenziato da Trichet e dai colleghi della BCE. Secondo l’opinione condivisa, il mancato raggiungimento di un accordo entro le scadenze cruciali determinerebbe verosimilmente un profondo effetto di contagio, non solo in Europa, ma in tutto il sistema bancario globale. La portata di tale ripercussione non è chiara, ma è potenzialmente peggiore del 2008. A nostro giudizio, la necessità di evitare questo pericolo rende l’accordo altamente probabile (ma produce altresì del nervosismo tra gli investitori, in particolare poiché, per evitare il default, bisogna convincere le agenzie di rating che i nuovi prestiti alla Grecia da parte delle banche sono di natura volontaria). Naturalmente non possiamo escludere del tutto uno scenario di mancato accordo tra i principali player, ma riteniamo che si tratti un rischio alquanto remoto. Se si verificasse, con ogni probabilità determinerebbe delle consistenti turbolenze sui mercati. Tuttavia siamo dell’idea che a ciò farebbero seguito delle risposte sul piano della politica rapide e consistenti volte a mitigare quest’effetto. Trovare degli investimenti interessanti che assicurino un potenziale rialzo in tali circostanze è difficile, poiché la reazione è del tutto incerta e molti asset che verosimilmente evidenzieranno una performance positiva presentano già una valutazione consistente.
Tuttavia, gli investitori possono prendere in considerazione delle idee come le 10 suggerite da noi a inizio anno, ad es. le opzioni put out-of-the-money su azioni e call sulla volatilità azionaria, o la performance ribassista del debito italiano.
Passando all’economia mondiale, ci sono tre ragioni principali per cui riteniamo che i deboli dati registrati di recente rappresentino semplicemente una breve interruzione di una solida ripresa economica a livello globale destinata a durare diversi anni. Innanzitutto, le condizioni finanziarie sono favorevoli, a fronte di un consistente livello di liquidità delle banche, dei tassi d’interesse reali negativi nelle principali economie e della disponibilità delle banche a concedere dei prestiti. In secondo luogo, un breve rallentamento per via delle scorte è normale quando un rialzo si protrae indicativamente per 2 anni, come nel caso attuale. In terzo luogo, dei fattori temporaneamente sfavorevoli sono destinati
a ridimensionarsi, come la parziale ripresa della produzione giapponese dopo la tragedia avvenuta nel paese e la flessione dei prezzi del petrolio, sostenuta dal ricorso alle riserve. Certamente il settore immobiliare residenziale negli USA e alcuni altri comparti dell’economia mondiale appaiono strutturalmente deboli rispetto ai precedenti rialzi.
Tuttavia questa situazione sembra agevolmente controbilanciata dalla solidità strutturale dei mercati emergenti. Per quanto riguarda le prospettive della Cina nel breve termine, siamo dell’idea che negli ultimi sei mesi abbia avuto luogo il tanto discusso rallentamento, mentre il prossimo semestre è de stinato a registrare della stabilità o un certo miglioramento della crescita e dell’inflazione.
Sono presenti anche altri motivi di preoccupazione per gli investitori, in particolare la necessità di incrementare il limite massimo d’indebitamento per gli USA entro gli inizi di agosto. Ciò può produrre delle preoccupazioni sui mercati
laddove la discussione si protraesse fino all’ultimo minuto.
Tuttavia riteniamo che sia necessario bilanciare questi rischi in rapporto a fattori più positivi. In particolare, la battuta d’arresto registrata sui mercati azionari negli ultimi mesi si è verificata in un momento in cui gli utili hanno continuato a crescere a un ritmo ragionevole. Ciò ha reso attraenti le valutazioni sulla base della gran parte dei parametri da noi considerati, in particolare in rapporto alle obbligazioni di riferimento, per cui sono calati i rendimenti.
Sui mercati valutari, il focus degli investitori sull’indebitamento e sulla stabilità nel lungo termine ha inciso negativamente sia sull’USD che sull’EUR in rapporto a divise ritenute stabili sul piano strutturale (ad es. CHF) e a quelle che traggono vantaggio dalla domanda di commodity e/o dalla solida crescita nel lungo termine (ad es. AUD e molte valute dei mercati emergenti). Questi fattori saranno probabilmente presenti per un lungo periodo di tempo.
Tuttavia siamo dell’idea che alcuni dei movimenti dei rapporti di cambio conseguenti come il cambio EUR/CHF al di sotto di 1.20, siano talmente estremi che è probabile una modesta inversione di tendenza nei prossimi mesi se, come prevediamo, assisteremo a un graduale miglioramento delle incertezze presenti attualmente. Per quanto riguarda il cambio EUR/ USD, esso tende ad essere sospinto al ribasso dalla crisi greca, ma il vantaggio sul piano dei tassi dell’EUR esercita una consistente influenza contraria. Pertanto, a fronte di un graduale mutamento delle notizie, prevediamo dei livelli di oscillazione ampi compresi tra 1.35 e 1.49.
Fonte: ETFWorld – Credit Suisse
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