
– Le tensioni in Nordafrica/Medio Oriente hanno fatto salire i prezzi del petrolio al di sopra dei livelli giustificati dalla dinamica domanda/offerta.
– Prezzi petroliferi persistentemente alti incrementerebbero i rischi per la crescita, ma sostengono i titoli petroliferi…..
Global Research Monthly- Orizzonte d’investimento: 6–12+ mesi (1 Aprile 2011) – Credit Suisse
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L’incremento dei prezzi petroliferi dai minimi della recessione (35 USD/barile) alla fine del 2008 a 80–90 USD/barile all’inizio del 2011 si spiega in gran parte alla luce del miglioramento della crescita economica e della domanda in aumento. Tuttavia, i disordini sociali in Medio Oriente e Nordafrica e i timori di problemi nelle forniture petrolifere hanno fatto salire i prezzi del greggio di oltre il 20% da metà febbraio a oggi. Con il persistere delle tensioni, l’incertezza sta dominando il sentiment e riteniamo che il mercato stia scontando un notevole premio di rischio.
L’unico calo nelle forniture petrolifere finora si è verificato in Libia, che normalmente copre il 2% circa della produzione petrolifera mondiale. Ma il calo di produzione in Libia non ha determinato carenze significative delle forniture, nonostante il fatto che la domanda petrolifera mondiale sia già al di sopra dei massimi del 2008. Le scorte dei principali consumatori di petrolio sono piuttosto elevate e anche le capacità produttive inutilizzate dell’OPEC sono notevolmente più alte rispetto all’ultimo picco dei prezzi intorno alla metà del 2008. L’Arabia Saudita, in particolare, dispone di un’ampia capacità inutilizzata e ha aumentato la propria produzione per ammortizzare le interruzioni in corso.
A nostro parere, l’Arabia Saudita sarà l’elemento chiave di bilanciamento del mercato globale. La sua capacità inutilizzata interna è rimasta superiore a 3 milioni di barili al giorno (mbd) e quella stimata dei paesi OPEC è, in totale, superiore a 5 mbd.
Il nostro scenario di base indica che le forniture globali di petrolio saranno sufficienti per soddisfare la domanda anche nel caso in cui la Libia rimanesse fuori dal mercato per un certo periodo di tempo. Così, da una prospettiva di «domanda e offerta», riteniamo che gli attuali prezzi del petrolio siano troppo alti. Tuttavia riteniamo che anche una correzione al di sotto di USD 90 al barile sia poco verosimile al momento. Allo stesso tempo, sembra comunque improbabile ora una netta correzione a livelli inferiori a 90 USD/barile, data la crescita sottostante ancora robusta e l’incertezza sulla stabilità della regione.
Quanto più a lungo i prezzi del greggio rimangono al di sopra dei livelli giustificati dalla dinamica domanda/offerta, tanto più alto è il rischio per la crescita globale, in quanto i margini di profitto e/o il potere d’acquisto dei consumatori vengono compressi. Insieme al dibattito più serrato in riferimento alla quota del nucleare nel mix energetico globale,l’aumento dei prezzi del petrolio è positivo per il tema d’investimento delle energie alternative. Inoltre, chi ritiene che i prezzi del petrolio rimarranno elevati può accrescere le posizioni in una selezione di titoli petroliferi che beneficiano più direttamente della situazione.
Idea per un investimento di qualità:
BUY BG Group – profilo di crescita produttiva eccellente e rete globale di gas naturale liquefatto (LNG).
Fonte: ETFWorld – Credit Suisse
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