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Acciaio a tenuta stagna


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Pasini (Federacciai): «La produzione continua a crescere, anche in Italia dove però occorre risolvere una serie di problemi. A partire dal mix energetico»…


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L’acciaio mostra una crescita ancora salda. Secondo gli ultimi dati diffusi dalla World Steel Associatìon, a livello mondiale nei primi due mesi del 2011 la produzione ha registrato un incremento del 10,4% rispetto allo stesso periodo del 2010 per un totale di 243,5 milioni di tonnellate e in Europa l’output è aumentato del 7,5% a 29,5 milioni di tonnellate. «In questo scenario l’Italia non fa eccezione, facendo segnare nel primo bimestre di quest’anno con poco meno di 4,4 milioni di tonnellate una crescita del 7,4% – ha affermato Giuseppe Pasini, presidente di Federacciai, nell’incontro d’apertura della quarta rassegna di «Made in Steel» tenutosi in settimana a Brescia – E per il secondo semestre prevedo un ulteriore miglioramento». Tuttavia la siderurgia nazionale soffre di una serie di problematiche.

«A cominciare – spiega Pasini – dall’esigenza di un maggiore mix energetico e di un piano di allocazione delle quote di emissioni di anidride car-bonica più competitivo rispetto a Paesi concorrenti quali, per esempio, la Cina, dove non esistono normative sull’inquinamento stringenti come in Europa». E a tal proposito i numeri parlano chiaro: «Nel 2010 – fa notare il presidente – il volume delle importazioni, proveniente soprattutto da Cina e India, ha superato la soglia di 15 milioni di tonnellate, facendo registrare un aumento del 32,3% sul 2009, mentre l’export è salito solo del 21,1% a 14,1 milioni». Ma c’è dell’altro.

«Le materie prime – avverte Pasini – hanno ormai raggiunto quotazioni, spinte dalla speculazione finanziaria, non più giustificabili solo con i fondamentali della domanda e dell’offerta fisica Una situazione con la quale le nostre imprese dovranno sempre più fare i conti». A preoccupare Federacciai c’è infine l’exploit della produzione turca, cresciuta del 35% tra gennaio e febbraio, oltre al dibattito sul nucleare, dove «è necessaria una pausa di riflessione», e la carenza di costruzioni di grandi opere e infrastnitture «che si riflette in una produzione siderurgica per il settore edile ancora al palo, a differenza degli acciai speciali e dell’inox».

Autore: Gianluigi Raimondi

Fonte: Borsa e Finanza del 26 marzo 2011

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