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Analisi dei principali tassi di cambio


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La settimana appena trascorsa ha visto come protagonista (in negativo) la valuta unica che nella prima parte dell’ottava ha perso terreno soprattutto contro dollaro a causa delle prese di profitto con un ampia correzione della valuta unica dall’1,4036 fatto registrare lunedì …..


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(record degli ultimi quattro mesi) fino al minimo di venerdì a 1,3750. Sulla soglia di 1.40 sono scattate prese di profitto da parte degli operatori, a causa del ritorno delle tensioni sull’andamento del debito dei Paesi periferici.
L’attività del primario è destinata a restare uno dei driver per i mercati del debito europei, specie per la periferia, già appesantita dall’intensa attività sul fronte delle nuove emissioni e dall’onda lunga del taglio del rating greco e di quello spagnolo da parte di Moody’s. Sulla valuta unica ha inciso il declassamento di 3 livelli del merito di credito sulla Grecia, che ha spinto il rendimento del bond decennale ellenico ad un nuovo massimo storico, riportando lo spread con il Bund in quota 950 punti base: specchio della sfiducia degli investitori nei confronti dei paesi periferici.
Euro appesantito anche dal raffreddarsi delle aspettative di successo del vertice europeo di venerdì (a cui seguirà un summit il 24-25 marzo), in cui i paesi dell’Unione Europea sono stati chiamati a varare un ampio pacchetto di misure e riforme anti-crisi, un passo che il mercato giudica fondamentale per l’Europa, come segnale concreto di superamento della crisi debitoria.
Tuttavia l’Europa dei 17 leader dell’Eurogruppo ha sorpreso in positivo i mercati con l’accordo sui fondi di stabilizzazione Efsf e Esm, quando nessuno se lo aspettava visto che era stato annunciato per il prossimo vertice Ue del 24-25 marzo. I 17 leader dell’euro hanno deciso di aumentare le risorse dell’Efsf a 440 miliardi effettivi (contro i 250 attuali) e di dotare di 500 miliardi il meccanismo permanente Esm che gli subentrerà nel 2013.
Ha preso in contropiede i mercati chiedendo e ottenendo dalla Grecia, assediata dallo spettro della ristrutturazione del debito, più impegni di rigore e riforme insieme al piano di privatizzazione da 50 miliardi. In cambio George Papandreu ha incassato la riduzione dal 5,2 al 4,2% dei tassi di interesse sul prestito europeo e l’allungamento delle scadenze da 5 a 7 anni e mezzo, con un risparmio complessivo di 6 miliardi, ha sottolineato il premier ellenico. Il Portogallo sotto attacco, che finora è riuscito a evitare lo spettro dell’Efsf, ha ricevuto invece lodi dal cancelliere tedesco Angela Merkel, dal presidente francese Nicolas Sarkozy, da quelli di Bce, Jean-Claude Trichet, e Commissione José Barroso, per il nuovo pacchetto di misure di rigore da attuare nel triennio 2011-13. Se fino all’altro ieri tutti tentavano di convincere il primo ministro Josè Socrates a chiedere aiuti per allentare la morsa dei mercati, ormai prevale l’opinione opposta: meglio scongiurare con ogni mezzo la caduta di Lisbona per evitare che la Spagna finisca in prima linea sotto il fuoco della speculazione.
Solo l’Irlanda del neo-premier Enda Kenny è restata a bocca asciutta.
E sui mercati la reazione dell’euro è stata vistosa: nella sola giornata di venerdì è riuscito a recuperare gran parte del terreno perso contro il biglietto verde riportandosi sopra gli 1.39 e figura in chiusura di settimana.
Da segnalare anche la forte volatilità sullo yen registrata in chiusura di settimana dopo il violento terremoto avvenuto in Giappone: inizialmente lo yen ha ceduto sia contro dollaro statunitense che contro euro, successivamente però ha recuperato violentemente registrando guadagni di circa 2 figure su euro e una su biglietto verde, grazie alle voci di flussi per rimpatriare yen che potrebbero arrivare per pagare le riparazioni dei danni. Tuttavia le notizie provenienti dalle zone colpite sono ancora frammentarie e la stima dei danni è ancora incalcolabile: terremoto che avviene in uno dei momenti peggiori per la ripresa economica del sol levante che vacilla e sembra non ripartire a pieno ritmo come si era previsto. A tal proposito dopo il sonoro declassamento di S&P’s, lo scorso mese anche Moody’s ha iniziato a far scricchiolare l’affidabilità creditizia del Giappone modificando a negative le prospettive sul rating “Aa2”.
Per quanto riguarda i market mover della settimana, nell’area euro l’indice ZEW (prima indagine di fiducia relativa al mese di marzo) potrebbe risultare poco variata per quanto riguarda le aspettative e registrare ancora un miglioramento per la situazione corrente, confermando nel complesso l’ottima salute dell’economia tedesca. La produzione industriale area euro potrebbe risultare poco variata a gennaio. La prima stima del CPI in Francia e la seconda lettura dei dati di inflazione in Italia e nell’intera Eurozona dovrebbe confermare rincari trainati principalmente dal comparto energetico.
I vertici politici europei proseguono con le riunioni di Eurogruppo ed Ecofin.
L’agenda è densa di dati ed eventi negli Stati Uniti. Le indagini del settore manifatturiero a marzo dovrebbero segnalare ancora forte espansione dell’attività. La produzione industriale a febbraio è attesa in crescita sostenuta. Tutti gli indici di prezzo mostreranno dinamica forte per gli aggregati headline, e moderata per quelli core. Cantieri e licenze di febbraio dovrebbero confermare stagnazione dell’attività nel settore dell’edilizia residenziale sui livelli del 2° semestre 2010. La riunione del FOMC non dovrebbe segnalare novità in arrivo sul fronte della strategia di politica monetaria.


Principali tassi di cambio:

Euro – Dollaro

Questa settimana l’euro ha corretto, passando da 1,40 a 1,37 EUR/USD, a causa del declassamento di Grecia e Spagna. La questione “periferici” è un tema che influenzerà le sorti della valuta unica per buona parte dell’anno. Se la moneta unica, favorita dalla propensione della BCE ad aumentare i tassi nel prossimo futuro, aveva toccato soglia 1.40, ciò che l‘ha impedito di sfondare tale livello è stato causato proprio dai rinnovati timori del mercato sulla questione periferici. La prossima settimana dai dati, attesi positivi sia nell’area euro sia negli Stati Uniti, potrebbe giungere un po’ di sostegno alla moneta unica. Ma gli appuntamenti chiave saranno gli incontri di Eurogruppo ed Ecofin lunedì e martedì, e il FOMC martedì. Agli incontri si affrontano anche alcuni temi legati ai periferici, ma appare poco probabile che si ottengano risultati degni di nota. Sul versante USA, non dovrebbero emergere dal FOMC indicazioni in senso ancora più espansivo di quanto non sia emerso recentemente dalle dichiarazioni di Bernanke, alle quali i mercati, soprattutto i tassi impliciti nei futures, hanno già reagito abbondantemente. Nel complesso dunque sull’euro sembrerebbero prevalere le spinte ribassiste verso 1,36. Dal punto di vista tecnico l’obbiettivo del movimento ribassista in corso sarebbe 1,3565-1,3500 EUR/USD.

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-2
Rialzista
Neutrale
Ribassista

TREND
Supporti

1.3565

1.35

1.34

Resistenze

1.3990

1.403

1.411


Sterlina – Dollaro

Ampia correzione della sterlina contro dollaro dopo che la BoE ha lasciato invariati tassi e APF anche questa volta. Il cambio si è portato in settimana da 1,63 a 1,59 GBP/USD. Il governatore Mervyn King, in un altro contesto, ha ribadito che un’inflazione così elevata è da considerarsi uno sviluppo temporaneo, e che non sarebbe appropriato alzare i tassi quando le dinamiche salariali restano estremamente contenute e sganciate dall’andamento dell’inflazione. A questo proposito gli unici dati di rilievo in uscita la settimana prossima, oltre alla fiducia dei consumatori, saranno quelli sul mercato del lavoro, che potrebbero risultare di non facile lettura. Ma se dovessero risultare negativi, la sterlina approfondirebbe il calo verso 1,5900-1,5800 GBP/USD. Davvero chiarificatori però saranno solo i verbali BoE e il budget, entrambi in uscita mercoledì 23 marzo. In ogni caso, quand’anche i dati della prossima settimana dovessero risultare tutti positivi, la sterlina non dovrebbe inaugurare nuovi massimi al di sopra dell’1,6342 di lunedì, che rappresenta quasi il massimo di tutto il 2010 a 1,6458 GBP/USD.

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-1
Rialzista
Neutrale
Ribassista

TREND
Supporti

1.5985

1.5885

1.579

Resistenze

1.6185

1.628

1.638


L’utente prende atto che le informazioni contenute in questo report hanno mera natura informativa e vengono elaborate dall’analisi dei dati di negoziazione, dei dati di mercato e dalle statistiche.

Fonte: Cfx Intermediazioni.com

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