Le incertezze che accompagnano le vicende nel mondo arabo spingono a prese di beneficio sulle posizioni azionarie. Il ridimensionamento della quota azionaria va tra l’altro a vantaggio delle materie prime e delle obbligazioni norvegesi….
Thomas Härter, Responsabile strategie di investimento,
Swisscanto Asset Management SA, Zurigo
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I mercati sono attualmente sempre più in balia degli eventi geopolitici. Alla luce delle vicende in Nord Africa e in Medio Oriente gli investitori sono interessati a conoscere quali scenari si prefigurano con riferimento all’ulteriore evoluzione dell’economia mondiale e dei mercati finanziari. Certo è evidente che il peso economico del Nord Africa e della Penisola Arabica è modesto anche nell’ambito dei paesi emergenti. Nei periodi di crisi, tuttavia, la presenza di grandi giacimenti petroliferi nella regione impone prepotentemente all’attenzione degli operatori il prezzo del petrolio. A seconda della misura del rincaro della quotazione del greggio si avrà una fuga più o meno massiccia dagli investimenti a rischio agli asset che godono della reputazione di “porto sicuro” (ad es. l’oro o i titoli di Stato di paesi con un ottimo rating). Uno degli scenari più frequentemente evocati è il rischio di una propagazione dei disordini in Arabia Saudita, il paese con i più importanti giacimenti petroliferi. Un altro scenario negativo che viene ipotizzato è lo scoppio di ostilità tra stati islamici e Israele. In entrambe le ipotesi le ripercussioni sul prezzo del petrolio e quindi sui mercati finanziari sarebbero drastiche. Le conseguenze potrebbero essere analoghe a quelle che caratterizzarono la situazione nell’agosto del 1990, allorché le truppe irachene invasero il Kuwait, scatenando la prima guerra del Golfo. In quell’occasione il mercato azionario mondiale accusò un crollo di quasi il 30%, mentre le materie prime investibili subirono un’impennata di circa il 50%. A questo scenario attribuiamo un grado di probabilità di circa il 15%. In un caso o nell’altro l’eventuale forte rialzo del prezzo del petrolio giungerebbe in una fase di lenta ripresa delle economie occidentali. Qualora dovesse tuttavia già delinearsi nell’immediato un allentamento delle tensioni, i dati congiunturali e i risultati aziendali sostanzialmente buoni torneranno a calamitare fortemente l’attenzione degli investitori.
Di fronte all’attuale clima d’incertezza Swisscanto alleggerisce il sovrappeso registrato finora dalla componente azionaria, rafforzando per contro l’esposizione sui titoli del mercato monetario denominati in CHF, sulle obbligazioni e sulle materie prime. Sul fronte delle obbligazioni segnaliamo inoltre l’acquisto selettivo di titoli di Stato norvegesi in valuta locale (NOK). Congiuntamente alla sovraponderazione delle materie prime questa strategia si propone di proteggere in parte gli investimenti da un’impennata del prezzo del petrolio. In base ai modelli di valutazione da noi applicati, i mercati azionari nel loro complesso (MSCI World) sono solo leggermente sottovalutati. Le azioni dell’Eurozona ci appaiono per contro sempre molto convenienti. Maggiori riserve sono tuttavia opportune nei riguardi dei titoli dei mercati emergenti, che possono già definirsi sopravvalutati. Sul versante delle obbligazioni puntiamo su una duration inferiore alla media, contenendo in questo modo i rischi di perdite in vista di un aumento generalizzato dei tassi. Continuiamo a privilegiare gli investimenti in obbligazioni aziendali a scapito dei titoli di Stato. Restiamo tuttora cauti per quanto riguarda i titoli dei paesi PIIGS, dal momento che in questi stati non si profila ancora all’orizzonte una soluzione credibile al problema del debito. Nell’ambito della nostra strategia valutaria abbiamo sovrappesato le “commodity currency” AUD e NZD nonché le valute scandinave NOK e SEK, assumendo invece un atteggiamento più cauto nei confronti di CHF, EUR e JPY.
Fonte: ETFWorld – Swisscanto









