Settimana movimentata quella appena conclusasi che ha visto nella prima parte i mercati valutari tentare un timido rimbalzo, dopo che venerdì e durante il weekend le forti tensioni in Egitto hanno innescato un …
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drastico aumento dell’avversione al rischio, con gli investitori preoccupati dalla possibilità che, dopo Tunisia ed Egitto, i disordini possano estendersi a macchia d’olio in tutto il Medio Oriente. Rimbalzo che ha permesso all’ EURUSD di portarsi sui massimi in area 1.3860 e alla valuta Giapponese di recuperare forza riportando l’USDJPY sui minimi in area 81.30 e all’EURJPY a 111.60.
Allungo spinto dalle speculazioni che le crescenti pressioni inflattive renderanno un aumento dei tassi della zona euro più urgente rispetto a quelli Usa. Il clima rimane positivo per anche gli emittenti sovrani nell’Eurozona: stringono gli spread dei periferici rispetto al bund, segnale che le tensioni sul debito continuano ad allentarsi, con il mercato che ha accolto positivamente le voci di un’estensione della scadenza del programma di sostegno alla Grecia. Anche i dati pubblicati nella prima parte della settimana sorridono alla valuta unica: a gennaio sale il PMI manifatturiero per l’eurozona (a 57,3 dal precedente 57.1 di dicembre, rivisto al rialzo, contro attese di un rallentamento a 56.9), mentre scende (seppur marginalmente) la disoccupazione sia in Germania (a gennaio segna il 7,4%, contro attese per un valore stabile dal precedente 7.5% di dicembre) che in tutta l’area Euro (al 10%, contro attese al 10,1% – rivisto al ribasso anche il dato di dicembre al 10%.
Intanto la valuta americana perde terreno su tutti i fronti, arrivando a toccare i minimi di dodici settimane contro un paniere di valute in un mercato sempre più convinto che eventuali mosse della Fed in materia di aumento dei tassi saranno successive a quelle della Bce, della Banca d’Inghilterra e di altre banche centrali. Anche la sterlina ha aperto la settimana recuperando le ampie perdite di venerdì, con il movimento perlopiù imputabile alle dichiarazioni di Martin Weale della BoE, secondo il quale la permanenza dell’inflazione sopra target starebbe ponendo le condizioni per un rialzo dei tassi.
Anche la Sterlina continua a salire senza sosta (ormai toccata quota 1.62 contro dollaro, oltre il livello di ipercomprato sull’indicatore RSI), ancora sulla scia del balzo del PMI manifatturiero di martedì: dati così positivi e inflazione molto elevata sono in contrasto con la forte contrazione del Pil (-0,5% su base congiunturale) del quarto trimestre. Considerando che il calo del Pil è stato da molti analisti spiegato dalle condizioni meteorologiche del periodo (particolarmente avverse), sono aumentate le attese, se non per un rialzo immediato dei tassi, almeno di revisione del piano di APF da parte della Bank of England, che si riunirà giovedì 10 febbraio.
Strappa al rialzo anche la valuta Australiana che si riporta sui massimo contro Dollaro in area 1.0200. Il movimento rialzista delle materie prime sta sospingendo le commodity currencies, aussie e dollaro canadese in primis, con la moneta australiana che beneficia anche del dato sulla bilancia commerciale, che ha mostrato a dicembre un surplus di 1,98 miliardi di dollari australiani, in rialzo rispetto ai precedenti 1,95 miliardi (le attese erano per un ribasso a 1,6 miliardi): il cross audusd si muove sui massimi di settimana, e rimane ben impostato al rialzo sostenuto dalle medie mobili di breve e di medio periodo su grafico orario, con quest’ultima che funge anche da trendline dinaminca.
Seconda parte di settimana decisamente movimentata con la valuta Europea che perde velocemente valore contro il Dollaro dopo la pubblicazione del dato delle richieste di sussidi di disoccupazione Americane e dell’indice ISM in deciso miglioramento a 59.4 contro una aspettativa di 57.00.
Le forti vendite di Euro hanno spinto la valuta a fare registrare un minimo in area 1,3540 e al cross EURJPY in area 110,75 anche a seguito di importanti dati americani come il tasso di disoccupazione a gennaio che è sceso inaspettatamente al 9%, minimo dall’aprile 2009, ma leggendo l’uscita del dato NonFarm Payrolls si evidenzia che sono stati creati “solo” 36 mila nuovi posti di lavoro, un quarto rispetto alle attese (+146 mila). Dopo le indicazioni positive arrivate nelle ultime rilevazioni, il dato sulle buste paga rappresenta il più basso degli ultimi 4 mesi, considerando anche il forte impatto negativo legato alle rigide condizioni meteorologiche che sicuramente hanno contribuito al rallentamento della creazione di nuovi posti di lavoro.
Principali tassi di cambio:
| Euro – Dollaro | ||||||||||||||||||||||
Come detto il cross Eur/Usd ha vissuto una settimana particolarmente movimentata che ha portato la moneta unica ad aprire e chiudere la settimana in area 1,35. La forte volatilità però ha in un primo momento spinto il cross a rompere con decisione la prima resistenza di area 1,38 fino a toccare i massimi verso metà settimana a 1,3860 ma, nella seconda parte, compiere un forte ritracciamento toccando minimi fino a 1,3515. Tra i fattori principali di questo forte ritracciamento dell’Euro sicuramente annotiamo i numerosi dati macroeconomici pubblicati per gran parte favorevoli all’Usd ma anche, la forte influenza che hanno avuto le parole meno aggressive del previsto del presidente della Bce, Jean-Claude Trichet dove è emerso che la minaccia inflattiva rimane contenuta e dovrebbe essere circoscritta nel breve termine. Quindi per il momento nessuna minaccia alla stabilità dei prezzi a medio termine anche se nei prossimi mesi l’ascesa dei prezzi dovrebbe mantenersi sopra il target Bce del 2%. Trichet ha così mitigato le aspettative in crescita circa un rialzo dei tassi originate dalla conferenza stampa dello scorso mese nel corso della quale il numero uno della Bce era tornato a menzionare l’inflazione per la prima volta in nove mesi. | ||||||||||||||||||||||
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| Dollaro Australiano – Dollaro | ||||||||||||||||||||||
La settimana sul mercato del Forex ha visto sicuramente un forte rilancio da parte delle commodity currencies in scia del movimento rialzista delle materie prime. Tra queste, il dollaro australiano ha recuperato quasi 3 punti percentuali nei confronti dell’Usd passando dai minimi di inizio settimana a 0,9865, rompendo in un primo momento area 1,0150 per poi accellerare venerdì fino ai massimi in area 1,0200; la settimana infine si è conclusa in leggiero calo a 1,0130. Il cross, inoltre, ha potuto contare sulla crescita del surplus commerciale a 1,98 miliardi di dollari australiani, dai precedenti 1,95 miliardi. Buone notizie anche dal settore dell’edilizia abitativa, che ha registrato permessi di costruzione in crescita dell’8,7%. | ||||||||||||||||||||||
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| Sterlina – Dollaro | ||||||||||||||||||||||
Il GBP ha toccato nuovi massimi sul biglietto verde dopo la pubblicazione del PMI manifatturiero e la dichiarazione rilasciata dal NIESR (National Institute for Economic and Social Research) secondo il quale Cameron dovrebbe posticipare le iniziative di riduzione del deficit di bilancio per consentire alla ripresa di continuare a marciare e alla BoE di studiare a fondo il problema dell’inflazione e quindi innalzare i tassi. L’inflazione è prevista al 3,8% quest’anno a fronte dell’aumento dei prezzi delle commodity. La scalata della sterlina è iniziata in area 1,5820 e giovedì, verso metà seduta, ha portato il cross al nuovo massimo relativo vicino ad area 1,6280. Da quel momento il cross si è stabilizzato in area 1,6130 per poi chiudere la settimana di contrattazioni ad 1,6100. | ||||||||||||||||||||||
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L’utente prende atto che le informazioni contenute in questo report hanno mera natura informativa e vengono elaborate dall’analisi dei dati di negoziazione, dei dati di mercato e dalle statistiche.
Fonte: Cfx Intermediazioni.com














