DOLLARI

Analisi dei principali tassi di cambio


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Quella appena trascorsa è stata una settimana dalla doppia faccia per il mercato valutario, durante la quale l’attenzione è stata catalizzata dalla situazione debitoria Irlandese, argomento che è andato ad…


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influenzare fortemente gli scambi della valuta unica e non solo. L’euro nella prima parte della settimana ha continuato il trend ribassista delle sedute precedenti contro dollaro statunitense e contro yen, e la mancanza iniziale di colloqui tra Irlanda e Ue per l’implementazione del meccanismo di aiuti dovuta apparentemente alla contrarietà da parte del governo di Dublino di accettare gli stessi da parte della BCE per evitarne l’ingerenza nelle scelte di politica fiscale interne (e mantenere il basso livello fiscale tenuto per attirare capitali dall’estero) hanno creato un clima di panic selling attorno alla valuta unica: i politici irlandesi sapevano che in cambio dell’assistenza, la UE chiederebbe all’Irlanda una ristrutturazione del sistema bancario, oltre che un pesante livello di controllo sulla gestione della politica fiscale. La situazione debitoria Irlandese si è presto rivelata ai mercati finanziari piuttosto critica, soprattutto per quanto riguarda il livello di indebitamento delle banche private: dagli ultimi dati comunicati dalla Banca centrale irlandese è emerso che le banche del paese hanno aumentato i loro prestiti dalla Bce a 130 miliardi di euro il 29 ottobre da 119,1 miliardi il 24 settembre; inoltre Dublino, che nel 2009 aveva un deficit pubblico già molto alto (14% sul Pil) a causa della crisi finanziaria, viaggia nel 2010 verso uno stratosferico 32% sul Pil. Per di più la situazione rimane critica anche per altri paesi periferici dell’eurozona: nei primi giorni della settimana, all’acuirsi delle tensioni (con i cds che registravano massimi storici per i paesi periferici dell’eurozona) il ministro delle finanze portoghese ha paventato addirittura un uscita dall’euro nel caso la situazione si fosse fatta ancora più critica.

L’euro, affossato dalle preoccupazioni appena citate, dopo la decisa rottura contro dollaro statunitense del supporto a 1,3565, è sceso fino a 1.3450, avvicinandosi al successivo supporto a 1,3436, livello che rappresentava il minimo di sette settimane oltre che una soglia tecnica pari al 50% del ritracciamento dal rally visto tra agosto e novembre. A far capire quanto fosse drammatica la situazione del debito in Europa ci ha pensato il presidente dell’Unione europea Hermann Van Rompuy, con un monito ai leader europei: “la zona euro e l’Unione europea nel suo insieme non sopravviveranno se i problemi di budget di alcuni Paesi non saranno risolti”. Da metà settimana poi, dopo la riunione dei ministri dell’Eurozona con un sostegno unanime per l’avvio di una fase di “intensificazione” dei preparativi di negoziazione, e con una missione di esperti della Commissione, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale si è recata giovedì mattina a Dublino per entrare nel vivo dei negoziati, la situazione si è via via schiarita. Anche la stessa Gran Bretagna si è detta pronta a scendere in campo per aiutare le banche partecipando al fondo di sostegno, pur non essendo obbligata a intervenire in quanto al di fuori dell’Unione monetaria europea. Oltre all’Fmi (il coinvolgimento del FMI deriva dalla maggior esperienza tecnica nel far fronte ai problemi delle banche in altri paesi), notizia che, assieme alla revisione dell’OCSE al rialzo della stima del Pil della zona euro per il 2010 (a 1,7% dal precedente a 1), è servita a stemperare la tensione sulla valuta unica e sui mercati finanziari in generale. Il recupero è proseguito anche venerdì mattina, con un ulteriore accelerazione rialzista dovuta ai buoni dati tedeschi sul PPI di ottobre (+0,4% su base congiunturale contro attese di +0,3%), e al ridimensionarsi delle preoccupazioni sui periferici per via del cambio di posizione delle autorità irlandesi, che hanno ammesso di aver bisogno degli aiuti congiunti di UE, IMF e BCE. Nel pomeriggio di venerdì poi, nonostante il prospettarsi (secondo fonti comunitarie) dell’annuncio di un programma di aiuti Ue/Fmi (nell’ordine delle decine di miliardi di euro) per la prossima settimana, il recupero della divisa unica si è via via limitato: nelle trattative è emerso il nodo del ridotto prelievo sul reddito d’impresa nell’isola, elemento “non negoziabile” per Dublino e considerato invece una forma di concorrenza sleale da parte di alcuni partner europei.

Le vicende irlandesi nei primi giorni della settimana hanno di riflesso trascinato al ribasso anche la sterlina britannica, che successivamente si è ben ripresa dopo la diffusione dei verbali della riunione di politica monetaria della BOE, e dopo i buoni dati occupazionali (disoccupazione stabile al 7.7% a settembre e variazione negativa di 3700 unità per le richieste di sussidi di disoccupazione a ottobre, a fronte di prospettive per gli analisti di aumento di 6000 unità) e le ottime vendite al dettaglio e indagine CBI sul settore industriale, risultati entrambi migliori delle attese.

A inizio settimana ha performato molto bene invece il biglietto verde, con l’indice del dollaro che si portava sui massimi delle ultime sei settimane, grazie al forte rimbalzo dei tassi sui treasury (il rendimento del decennale benchmark che si avvicinava al 3%) e alle vendite al dettaglio che hanno sorpreso verso l’alto per il mese di ottobre, con un incremento dell’1,2% su base congiunturale per l’aggregato totale e dello 0,4% al netto del settore auto. Il recupero del dollaro statunitense si è mantenuto per il resto della settimana contro yen, mentre è calato contro euro oltre che per il dissiparsi dei timori irlandesi anche per alcun dati USA decisamente deboli, come il CPI che a ottobre è aumentato solo dello 0,2% su base congiunturale contro un consenso di +0,3%, e come i cantieri che sempre per ottobre hanno deluso gli analisti scendendo più del previsto, con un calo dell’11,7% mensile a 519 mila unità, dalle precedenti 588 mila unità di settembre (rivisto da 610 mila). Il dollaro ha però mantenuto la forza come dicevamo contro yen, nonostante in Giappone abbiano sorpreso gli analisti i dati del Pil per il 3° trimestre (il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,9% su trimestre contro attese per un +0,6%, dal +0,4% del precedente trimestre, con la crescita annualizzata che si è attestata al 3,9% – qui la fine degli incentivi governativi ha dato un ultimo impulso ai consumi prima di quello che molti economisti vedono come un inevitabile periodo di rallentamento). Sono infatti iniziati a crescere i dubbi sull’economia giapponese per via della forza dello yen, con un ridimensionamento del ruolo di safe haven della valuta nipponica: l’eccessiva dipendenza dell’economia giapponese dalle esportazioni pone infatti il paese in balìa della domanda proveniente dai suoi partner commerciali, e l’attuale super yen rimane una variabile critica in questo senso. In generale, le esportazioni nette non hanno contribuito alla crescita del terzo trimestre, alimentando i timori di alcuni analisti che prevedono una contrazione dell’economia giapponese nel corso del quarto trimestre. Lo yen è stato poi fortemente penalizzato dalle prospettive di una stretta monetaria in Cina, che hanno dato forza al dollaro contro la divisa giapponese e hanno causato inoltre un calo dell’appetito per il rischio, con conseguenti vendite anche sul dollaro australiano: la stretta sul credito da parte di Pechino (stretta concretizzata venerdì, con la banca centrale cinese che ha alzato di 50 basis point le riserve obbligatorie delle banche per la seconda volta in due settimane) preoccupa anche in un’ottica di prospettiva della domanda di materie prime da parte del primo consumatore mondiale (da cui molto dipende per l’appunto l’Australia).

Principali tassi di cambio:

Euro – Dollaro

Settimana altalenante per la moneta unica affossata, nella prima parte, dalle preoccupazioni provenienti dall’Irlanda facendo rompere il livello critico a 1.3560 e toccando il nuovo minimo da 7 settimane a questa parte a 1.3465. Nonostante questo netto calo, con gli operatori che si stavano già pregustando il successivo target ribassista posto a 1.3260, il ridimensionarsi delle preoccupazioni sui periferici dopo l’Ecofin, ma soprattutto dal cambio di posizione delle autorità irlandesi, che hanno ammesso di aver bisogno di aiuti da parte dell’ UE, IMF e BCE, l’Euro ha rimbalzato sul predetto minimo tornando sui livelli di inizio settimana sopra soglia 1.37 figura (1.3730). Il ritorno sotto soglia 1.37, è stato causato dalle dichiarazioni del direttore dell’IMF Dominique Strauss-Kahn che ha affermato, sul finire della giornata di venerdì, che l’Europa soffre di un serio problema di crescita causato soprattutto dai problemi occupazionali che gravano gli stati Europei e dai problemi di Deficit che deviano risorse importante necessarie agli investimenti per la ripresa. Dal punto di vista tecnico, la moneta unica viaggia in trading range con limiti a 1.3445 e 1.3730. La rottura di tali livelli spingerebbe la valuta unica rispettivamente al supporto posto a 1.3260 o alla resistenza a quota 1.3840

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0
Rialzista
Neutrale
Ribassista

TREND
Supporti

1.3560

1.3445

1.326

Resistenze

1.3730

1.384

1.39


Dollaro – Yen

Continua la fase di debolezza dello Yen ormai da quasi 2 settimane e cioè da quando la risalita del dollaro contro le principali valute ha spinto gli operatori sul mercato a sostituire la valuta del sol levante con quella statunitense risultata più tonica soprattutto dopo il nuovo piano di Quantitative Easing deciso dalla FED. Tuttavia in questo momento di incertezza a differenza di quanto è avvenuto nella scorsa primavera con la crisi Greca dove il mercato si è difeso preferendo la moneta nipponica, questa volta gli operatori preoccupati per un eventuale mossa della BoJ paventata nelle scorse settimane, hanno preferito puntare sul dollaro. Il diverso comportamento della divisa nipponica rispetto alla primavera scorsa potrebbe essere un segnale che si sta ridimensionando il ruolo di safe haven e sta aumentando invece sul cambio l’influenza dei fondamentali domestici. In tal caso l’atteso il deprezzamento di fondo dovrebbe proseguire nei prossimi mesi favorendo gli esportatori asiatici. Dal punto di vista tecnico la soglia da superare per consolidare il movimento rialzista del dollaro è quella degli 84 figura, tentativo già provato nella giornata di giovedì ma senza successo (massimo a 83.77). Eventuali ritracciamenti non sono da escludere ma solo in area 83.00-82.50. Solo in tal caso si potrebbe parlare di un ritorno di forza della moneta nipponica.

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2
Rialzista
Neutrale
Ribassista

TREND
Supporti

83.00

82.5

81.8

Resistenze

83.85

84.7

85.2


L’utente prende atto che le informazioni contenute in questo report hanno mera natura informativa e vengono elaborate dall’analisi dei dati di negoziazione, dei dati di mercato e dalle statistiche.

Fonte: Cfx Intermediazioni.com

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