Quella appena conclusasi si è rivelata ancora una settimana di fuoco per il dollaro statunitense, e una settimana di nuovi massimi per euro (per la prima volta da febbraio sopra soglia 1.40), dollaro australiano (a un passo dalla parità di cambio), yen, franco svizzero e anche oro. Il trend in atto nelle settimane scorse è …
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proseguito pressoché senza ostacoli, indifferente alle resistenze e a livelli su massimi pluriennali: il dollaro è infatti andato ad aggiornare nuovamente i minimi anche contro le cosiddette valute rifugio, sotto area 82 contro la divisa nipponica (minimi a 15 anni) e fino in area 0.9550 contro la moneta elvetica (qui siamo addirittura sui minimi storici). A pesare sul biglietto verde continua ad essere la prospettiva di nuove misure di quantitative easing da parte della Fed, con gli investitori che continuano a vendere dollari in attesa del prossimo responso del Fomc: misure secondo alcuni membri della Fed necessarie per via della difficoltà americana a riprendersi dalla crisi (ieri il FMI ha tagliato le stime di crescita dell’economia americana), anche a causa proprio delle tensioni sul mercato dei cambi. Le tensioni del mercato a riguardo sono reali, con il governatore della Federal Reserve Ben Bernanke che in settimana ha affermato che il deficit di bilancio americano è «una minaccia reale e crescente», che richiede l’imposizione di «sacrifici» e «decisioni molto difficili». Anche il mercato del lavoro statunitense fatica a riprendersi, con un dato venerdì sui nonfarm payrolls che ha deluso gli analisti (a settembre le buste paga dei settori non agricoli negli USA sono scese di 95 mila unità, a fronte di un consensus che attendeva un aumento di 5 mila unità), mentre il tasso di disoccupazione è rimasto stabile dal precedente 9.6% di agosto.
Sintomatico dei timori dei mercati circa la salute dell’economia statunitense è anche la perfomance dell’oro (anche qui toccati massimi storici oltre soglia 1360 dollari l’oncia), dove è andata a finire gran parte della mole di liquidità con cui le banche centrali hanno inondato i mercati finanziari nel tentativo di sostenere la ripresa economica. In questo senso la Banca del Giappone ha ulteriormente ridotto i tassi d’interesse, dai già bassissimi livelli sui quali erano ancorati, promettendo di mantenerli tra 0.10% e lo zero fino a quando i prezzi non si saranno effettivamente stabilizzati, istituendo inoltre un fondo da circa 60 miliardi di dollari per acquistare o accettare in garanzia titoli di Stato, carta commerciale e asset-backed security, al fine proprio di aiutare l’economia giapponese. La discesa del dollaro statunitense ha rimesso molti operatori in allerta riguardo ad un possibile nuovo intervento del Giappone sul mercato valutario, visto che il cross usd/jpy è al di sotto dei livelli che lo scorso 15 settembre diedero il là al primo intervento di Tokyo in sei anni. La Bank of Japan ha comunque ha evitato di intervenire prima dell’incontro del G7 di questo fine settimana, che sarà probabilmente centrato sui contrasti valutari tra Usa ed Europa da una parte e Cina dall’altra: in settimana infatti il segretario Usa al Tesoro, Timothy Geithner ha affermato che «la crescita globale è penalizzata dai problemi sulle valute», e che inoltre «le economie emergenti dovrebbero fare di più per rendere più flessibili i tassi di cambio»; dello stesso tenore il presidente della BCE Jean Claude Trichet, che ha più volte espresso preoccupazione per l’eccessiva volatilità del mercato dei cambi e ha reclamato un più deciso apprezzamento dello yuan cinese per ovviare agli evidenti squilibri della bilancia commerciale del dragone.
Nessuna particolare novità è emersa dalla riunione del consiglio direttivo BCE in programma questa settimana: i tassi di riferimento sono rimasti invariati e sono giudicati “appropriati”, come atteso; inoltre, non sono stati fatti annunci di sorta riguardo al sistema di misure non convenzionali. Bisognerà attendere la riunione di dicembre per capire se il regime straordinario sarà ulteriormente prorogato, ma per intanto la BCE rimane cautamente ottimista sulle prospettive della ripresa: l’espansione continuerà “a un passo moderato”, anche grazie al fatto che non è in vista una ricaduta recessiva dell’economia mondiale. L’ultima tornata di dati macroeconomici europei è infatti stata ancora positiva, particolarmente per l’industria tedesca, con un incremento di ben 1,7% m/m della produzione e di 3,4% m/m degli ordini in agosto).
Anche la Bank of England non ha riservato sorprese: fermi i tassi, nessuna variazione alla APF. Dati complessivamente migliori delle attese negli ultimi giorni: la produzione industriale è salita di 0,3% m/m (4,2% a/a). Stesso immobilismo anche per la RBA, anche se qui le attese erano per un ritocco al rialzo dei tassi: sulla notizia il dollaro australiano ha pesantemente ritracciato, proprio mentre quando la divisa si stava muovendo verso la parità col dollaro americano.
Principali tassi di cambio:
| Euro – Dollaro |
Prosegue senza sosta la corsa dell’EURUSD che trova lo spunto di toccare nuovi massimi di periodo in area 1.4030 dopo la rottura al rialzo della resistenza posta in area 1.3790. Il trend si mantiene sempre impostato al rialzo come confermato sia della serie di massimi e minimi relativi crescenti che dall’ottima impostazione delle Medie Mobili. Da monitorare per la settimana la forte resistenza in area 1.4030 che se violata al rialzo potrà aprire nuovi spazi di accelerazione con obiettivo il livello di 1.4150. Solo il cedimento del supporto in area 1.3840 potrebbe arrestare la corsa dell’euro con un possibile test dei supporti posti in area 1.3790 prima e 1.3700 successivamente. |
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 | | Rialzista | | | | Neutrale | | | | Ribassista |
 | TREND | | | Supporti | | | | Resistenze | |
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| Dollaro – Yen |
Sembra non avere fine la fase di debolezza della valuta Americana nei confronti dello Yen nonostante il recentissimo intervento effettuato dalla banca giapponese a difesa del Dollaro. Il cross proprio nella giornata di venerdi si porta su un nuovo minimo storico in area 81.70. La situazione rimane delicata con un trend sempre decisamente ribassista. Difficile ipotizzare dove possa arrivare questo movimento discendente che sembra puntare verso i minimi in area 80.00. Seguire con attenzione le prossime ore poichè una reazione del dollaro sopra l’area 82.60 potrebbe portare ad un movimento tecnico di recupero con obiettivo l’area 83.00 prima e 83.80 successivamente. Prima resistenza in area 82.20 che potrebbe arrestare il movimento di rimbalzo tecnico iniziato dopo il negativo dato Americano di venerdi. |
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 | | Rialzista | | | | Neutrale | | | | Ribassista |
 | TREND | | | Supporti | | | | Resistenze | |
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| Euro – Yen |
Si complica il quadro tecnico dull’EURJPY dopo la mancata accelerazione rialzista sopra l’area 115.60. Il trend di lungo rimane impostato al rialzo anche se nella giornata di venerdi il cedimento del supporto posto in area 114.30 ha riportato il cross sotto la MM200. Possibile nelle prossime ore un movimento di rimbalzo tecnico con prime resistenze in area 114.30 e successivamente 114.90. La mancata rottura rialzista di quest’ultima potrebbe riportare le vendite sull’EURJPY con possibile test nella settimana dell’are di supporto posta a 113.60 prima e 113.00 successivamente. |
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 | | Rialzista | | | | Neutrale | | | | Ribassista |
 | TREND | | | Supporti | | | | Resistenze | |
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L’utente prende atto che le informazioni contenute in questo report hanno mera natura informativa e vengono elaborate dall’analisi dei dati di negoziazione, dei dati di mercato e dalle statistiche.
Analisi a cura di: Cfx Intermediazioni
Fonte: Cfx Intermediazioni.com