Settimana movimentata sul mercato Forex a seguito dell’uscita di importanti dati macroeconomici.
Partendo da venerdì, di sicura incidenza per il cambio Eur/Usd la pubblicazione del dato relativo al mercato del lavoro statunitense e la decisione del giorno prima da parte della Banca Centrale Europea di confermare il …
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Settimana movimentata quella appena trscorsa con in evidenza il ritorno dell’Euro contro le principali valute e dello Yen, soprattutto a danni del dollaro, che nonstante alcuni segnali positivi provenienti dai dato macro sul finire di settimana non è riuscito a contrastare la sfiducia dei mercati circa la ripresa economica più lenta del previsto.
E’ la stessa FED nella consueta riunione mensile, che ha rincarato la dose ammettendo che ancora c’è tanto da fare prima che si possa effettivamente parlare di una ripresa sostenuta.
La Fed si mostra preoccupata sullo stato dell’economia ma rimanda ogni eventuale azione. Pur dichiarando di essere «pronta a fornire, se necessario, nuovi stimoli per sostenere l’economia», la banca centrale statunitense lascia fermi i tassi di interesse fra lo 0% e lo 0,25% e resta in attesa posticipando eventuali interventi a dispetto del pressing politico e sulla scia del forte dibattito interno su come e quando agire. Nessuna decisione era attesa dagli analisti, anche in considerazione delle pressioni politiche sulla Fed per un’azione a stretto giro e in vista delle elezioni di medio termine Il quadro dipinto dalla banca centrale non appare roseo: dalla riunione dello scorso agosto, «la ripresa economica e dell’occupazione sono rallentate». Il ritmo della ripresa dovrebbe essere «modesto» con le aziende «riluttanti ad assumere, le nuove costruzioni abitative a livelli depressi, le spese delle famiglie» solo «in graduale aumento» e il credito continua a contrarsi anche se a un ritmo più lento rispetto ad alcuni mesi fa. A questo si aggiunge un’inflazione «al di sotto del livello ritenuto coerente, nel lungo termine, con il mandato» della banca centrale, ovvero promuovere l’occupazione e la stabilità dei prezzi. Il mercato del lavoro continua a scontare gli effetti pesanti della recessione, con il tasso di disoccupazione si è attestato in agosto al 9,6%. «Continueremo a monitorare le prospettive economiche e finanziarie»: la Fed è «pronta a fornire ulteriori stimoli se necessario per sostenere la ripresa economica e il ritorno dell’inflazione e a livelli coerenti con il nostro mandato». La banca centrale assicura che manterrà, a fronte della situazione, tassi eccezionalmente bassi per un periodo prolungato, rimandando però eventuali interventi a favore della crescita, quali l’acquisto di bond, a dispetto delle chiamate e delle pressioni politiche ad agire e in considerazione del dibattito interno in corso.
Tutto questo ha appesantito il dollaro soprattutto contro l’Euro che si mantiene sui livelli più alti registrati da 5 mesi a questa parte, nonostante quest’ultimo abbia sofferto a inizio settimana a causa dei timori sulla possibilità di ricorso ad aiuti esterni da parte dell’Irlanda a cuasa del suo alto deficit. Questo ha portato gli spread BTP/Bund fino a 152 bp, massimo dal 31 agosto.
Notizia poi smentita dal FMI e comunque dall’esito positivo delle aste dei titoli di stato irlandesi che ha collocato 1,5 miliardi di euro sul mercato obbligazionario a 4 e 8 anni.
Notizie positve anche dalla Spagna che ha piazzato 7,04 miliardi di titoli di stato, ammontare maggiore rispetto alle attese ma a tassi più elevati, e dalla Grecia che ha collocato 390 milioni di euro di obbligazioni, con richieste pari a oltre 6 volte l’offerta. Inoltre, il presidente del Fondo europeo di stabilità finanziaria, Klaus Regling, in un’intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt, ha detto di non ritenere che «il peggio debba ancora arrivare e che dovremmo venire in soccorso dell’Irlanda o del Portogallo».
Da seganlare infine come la debolezza dei mercati e le incertezze legate alle prospettive di ripresa economica hanno spinto ai massimi il prezzo dell’oro, volato in chiusura di settimana al record di 1.300 dollari l’oncia. Anche l’argento è coinvolto nella corsa al rifugio verso i metalli preziosi: il suo valore è infatti balzato ai massimi da 30 anni. Al mercato di Londra le quotazioni hanno raggiunto i 21,3575 dollari all’oncia, il livello più alto dal 1980.
Principali tassi di cambio:
| Euro – Dollaro | ||||||||||||||||||||||
Una persistente debolezza di dollaro ha favorito il recupero dell’euro per tutto il corso della settimana facendo sfiorare gli 1.35 figura livello che non si vedeva dall’aprile scorso. Movimento favorito sia dalle paure annunciate dalla FED circa un suo probabile intervento a sostegno della ripresa, sia dalla concomitanza di dati macro pro euro: negli Usa le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono aumentate di 12 mila unità a quota 465 mila; il dato si confronta con le attese per un calo a 450 mila da 453 mila dalla precedente lettura; gli ordini di beni durevoli hanno segnato una variazione negativa dell‘1,3%, dopo il +0,7%(dato rivisto da +0,4%) della lettura precedente; le attese degli analisti erano per un -1%; le vendite di case nuove negli Usa si sono attestate ad agosto a 288 mila unità, stabile rispetto alla lettura precedente; il dato ha in parte deluso le attese degli analisti che si aspettavano un dato a 290 mila unità. Se si aggiunge che l’IFO tedesco uscito venerdì è risultato migliore delle previsioni (106,8 rispetto al 106,4 previsto) si può ben capire come gli investitori abbiano preferito la moneta unica rispetto al biglietto verde. Tecnicamente persiste un trend pro euro con target a 1,3500-1,3520. Un eventuale inversione di trend può avere efficacia solo con la rottura dei supporti posti in area 1,3410-1,3360. | ||||||||||||||||||||||
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| Dollaro – Yen | ||||||||||||||||||||||
Recupero della moneta giapponese sul biglietto verde sceso dal quasi 86 figura di inizio settimana fino al minimo registrato venerdì a 84,06, nonostante il tentativo di recupero che ha portato il greenback a far rivedere la soglia dei 85,50 causato dalle voci di mercato secondo cui il governatore Masaaki Shirakawa sarebbe pronto a rassegnare le dimissioni e dal no comment della banca centrale giapponese e del ministro delle Finanze Yoshihiko Noda, riguardo alle nuove voci di un eventuale intervento di Tokyo sul mercato dei cambi. Tecnicamente persiste un trend ribassista come supportato dai principali indicatori tecnici che non danno segnali circa un eventuale rimbalzo pro-dollaro. Prossimo target ribassista è posto in area 83,5 dove gli eventuali pressioni del mercato potrebbero finalmente indurre la BOJ al tanto atteso intervento sul mercato. Soltanto la rottura della resistenza a 84,60 potrebbe riportare nuovamente il cross in area 85 figura. | ||||||||||||||||||||||
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| Dollaro – Franco Svizzero | ||||||||||||||||||||||
La forza del franco svizzero delle ultime settimane ha favorito il rinnovo del nuovo minimo contro il dollaro in area 0,9780, livelli che non si registravano dal marzo 2008. Se le prospettive di incertezza che permangono sull’economia americana e l’eventuale paura per un’intervento da parte della BoJ dovessero persistere anche durante la prossima settimana, il cambio è destinato a rimanere su questi livelli. Solo un’eventuale rottura della resistenza in area 0,9865 potrebbe far respirare il biglietto verde facendo rivedere quota 0.99 figura. | ||||||||||||||||||||||
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L’utente prende atto che le informazioni contenute in questo report hanno mera natura informativa e vengono elaborate dall’analisi dei dati di negoziazione, dei dati di mercato e dalle statistiche.
Analisi a cura di: Cfx Intermediazioni
Fonte: Cfx Intermediazioni.com














