- GIORNALI 2

Analisi dei principali tassi di cambio


Iscriviti ai Nostri canali


Quella appena conclusasi è stata una settimana densa di appuntamenti e sorprese sul mercato dei cambi con i nuovi record di Usd/Jpy e Eur/Chf che hanno tenuto occupati gli operatori e non solo….


Se vuoi ricevere le principali notizie riguardanti gli ETF e gli ETC iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita.

Clicca qui per iscriverti gratuitamente.


Questa nuova avversione al rischio è stata dovuta in parte ai rinnovati timori legati alla tenuta del sistema bancario europeo e sulla reale efficacia degli stress test effettuati dalle banche europee a fine luglio.
In una lunga analisi il Wall Street Journal ha sottolineato come alcuni rischi siano stati sottovalutati a partire dall’ammontare «dei titoli di stato potenzialmente rischiosi detenuti in portafoglio da alcuni istituti». Si tratta di fatti che «né il regolatore, né la maggior parte delle banche ha rivelato», precisa il Wsj. L’analisi del Wall Street Journal non cita banche italiane, mentre si concentra su Barclays e Credit Agricole.
Il quotidiano sostiene che gli stress test condotti su 91 banche europee hanno «minimizzato» i rischi di esposizione al debito sovrano. I test, secondo il WSJ, hanno sottovalutato l’ammontare dei titoli di stato potenzialmente rischiosi detenuti nel portafoglio di alcune banche. Una sottovalutazione che indebolisce un obiettivo primario degli stress test, quello di rassicurare investitori e banchieri sulla buona salute del sistema finanziario europeo.
I risultati degli stress test, che hanno bocciato solo sette banche, « inizialmente hanno alleviato i mercati». Ma«i timori si sono riaccesi», dato che paesi pesantemente indebitati come Grecia e Irlanda continuano a essere in difficoltà. Tra le avvisaglie, il Wsj cita il fatto che il costo per assicurare molti bond bancari e governativi contro il rischio di default è di nuovo balzato ai livelli di prima degli stress test in paesi come Portogallo, Irlanda, Grecia e Italia.
Fra l’altro, l’associazione bancaria tedesca ha reso noto che i dieci principali istituti tedeschi avranno bisogno di 105 miliardi di capitale addizionale in base agli standard di Basilea 3.
La reazione non si è fatta attendere sulle principali piazze mondiali con l’oro che é risalito fino a 1.262,20 dollari l’oncia, nuovo picco dallo scorso 28 giugno, avvicinando così ulteriormente il massimo storico toccato lo scorso 21 giugno (1.264,90). A fare da propellente al metallo giallo é la persistente incertezza sullo stato dell’economia europea e statunitense che spinge gli investitori a cercare rifugio verso strumenti meno correlati alla congiuntura.
L’avversione al rischio ha premiato lo yen a scapito del dollaro. Il biglietto verde rispetto alla divisa giapponese é infatti scivolato al nuovo minimo degli ultimi 15 anni, 83,32. Da inizio anno il dollaro si é così deprezzato di oltre il 10% rispetto allo yen. Il biglietto verde cede terreno anche nei confronti del franco svizzero, scambiato a 1,0060, rinnovando il minimo degli ultimi 17 mesi toccato il primo di settembre (1,006).
A pagare dazio soprattutto l’Euro che si è indebolito contro le principali valute prime fra tutti il franco svizzero registrando il nuovo minimo storico a 1.2765, e con il dollaro Australiano che sul finire di settimana ha sfiorato 1.3700 fermandosi sopra di 7 pips (che rappresenta comunque il nuovo minimo da quando è entrato in vigore la valuta unica) con i rinnovati segnali positivi proveniente dalla terra dei canguri circa un ripresa economica più veloce di quanto previsto e un tasso di disoccupazione più basso di quello atteso dagli analisti (5.1% rispetto ai 5.2% previsti e al 5.3% precedente).
A penalizzare l’euro oltre alle preoccupazioni per la situazione finanziaria e bancaria della zona euro dopo il rapporto del WSJ anche il ritorno all’appetito per le monete rifugio come lo Yen favorite dalle “attendistiche” dichiarazioni (almeno per ora) del governatore della BoJ, Shirakawa, circa lo yen forte e come non si sia sbilanciato riguardo ad un eventuale intervento della banca centrale per contrastare questa situazione che sta mettendo in difficoltà i grossi esportatori del sol levante.
Infatti in Giappone, rimane delicata la situazione economica e politica del Paese. Il governatore Shirakawa ha ribadito in settimana la sua riluttanza a tornare a misure di alleggerimento quantitativo ma ha anche detto che la banca centrale sta soppesando le misure da prendere per gestire l’impatto economico per la forza dello yen. Sul fronte politico invece il primo ministro Naoto Kan sta cercando di difendere la sua leadership nel partito dall’offensiva del suo concorrente Ichiro Ozawa, in un voto interno al partito previsto per il 14 settembre.
Dal fronte statunitense l’economia a stelle e striscie continua a crescere ma «tra luglio ed agosto ha mostrato ampi segnali di rallentamento». Lo scrive la Fed nel suo Beige Book pubblicato in settimana.
Tra i principali fattori di questo rallentamento c’è in primo luogo il cattivo stato di salute del settore immobiliare. La Fed spiega che sui dati delle vendite di case e costruzioni in genere ha pesato la fine, a giugno, del programma di incentivi fiscali del governo.
Nel rapporto rilasciato dalla Federal Reserve a due settimane dal vertice sulla politica monetaria si fa inoltre riferimento al fatto che cinque dei dodici distretti registrano condizioni «miste o di decelerazione». Nel rapporto precedente, solo due distretti, quelli di Atlanta e di Chicago, avevano mostrato dei cedimenti.
Sui consumi, i segnali sono contrastati. Nella maggior parte dei distretti ci sono stati miglioramenti, con un aumento generale delle spese. Ma ad Atlanta, per esempio, i consumi sono diminuiti. Mentre a New York e Dallas la crescita è rallentata. «Le spese sono complessivamente aumentate, nonostante il perdurare della cautela dei consumatori che limitano gli acquisti non essenziali, mentre l’attività nel settore del turismo é stata relativamente superiore alle media stagionale».
Mentre la ripresa economica sembra avere perso forza negli ultimi mesi, l’amministrazione Obama cerca soluzioni per ridare slancio alla crescita (in questo senso va anche la proposta di nuovi incentivi fiscali per le aziende e di investimenti per circa 50 miliardi di dollari nelle infrastrutture).
Tuttavia, anche se la ripresa sembra avere perso slancio, gli esperti non prevedono che il Paese scivolerà nuovamente nella recessione, convinti dell’efficacia delle misure volute dalla Federal Reserve e confortati dalle parole del presidente della Banca Centrale Ben Bernanke, che si é impegnato a fare di più riprendendo ad acquistare asset se fosse necessario per sostenere l’economia.
I tassi d’interesse, già al minimo storico, tra lo 0 e lo 0,25%, non possono essere ridotti ancora, ma la banca centrale potrebbe riprendere il suo programma di acquisti di buoni del Tesoro. All’inizio in piccole quantità, e in seguito con maggiore intensità. Secondo Bernanke, gli Stati Uniti torneranno a crescere in modo più sostenuto nel corso del 2011, quando i consumi torneranno a crescere più intensamente.


Principali tassi di cambio:

Euro – Dollaro

L’Euro è sotto pressione sin dall’inizio di settimana da quando la speculazione sulla solidità del sistema bancario unito alle pressioni dei paesi con un alto debito (Portogallo, Grecia, Irlanda su tutti ) è ritornata ad aleggiare sui mercati. Dal massimo d’inizio settimana a 1.2920 ha continuato ad anellare perdite fino a toccare il minimo a 1.2642 che di fatto rappresenta il supporto da rompere per rafforzare l’accelerazione ribassista registrata in settimana. Tale rottura potrebbe spingere il cambio fino in area 1.2620 – 1.2600. Soltanto una rottura decisa della resistenza in area 1.2768, che rappresenta anche l’area in cui passa la media mobile a 200 periodi, potrebbe proiettare il cross nuovamente sopra gli 1.28 figura.

Clicca sull immagine per dimensione reale

-1
Rialzista
Neutrale
Ribassista

TREND
Supporti

1.2645

1.262

1.258

Resistenze

1.2710

1.2735

1.277


Dollaro – Yen

Dopo il record da 15 anni a questa parte toccato lo scorso mercoledì a 83.32 che ha confermato il movimento ribassista del la moneta asiatica sin dagl’inizi di maggio, il cambio ha preso respiro non appena i redimenti dei governativi Usa sono cresciuti del 2.8% nella giornata di venerdì, riportando il cambio nuovamente sopra la soglia psicologica di 84 figura. Il cross sembra essersi consolidato sopra tale livello favorito anche dalle notizie sulla crescita del Pil giapponese del 2Q10 che è stata rivista al tasso congiunturale di 0,4% rispetto allo 0,1% della lettura preliminare, dando respiro all’azionariato nipponico appesantito nei giorni scorsi dalla forza dello Yen. Comunque resta da capire se il dollaro possa avere la forza di rompere la forte resistenza a 84.45 che spingerebbe il cross in area 84.80 – 85.10

Clicca sull immagine per dimensione reale

1
Rialzista
Neutrale
Ribassista

TREND
Supporti

84.10

83.6

83.3

Resistenze

84.45

84.8

85.1


Dollaro – Franco Svizzero

Dopo aver consolidato l’acclerazione rialzista con il massimo toccato venerdì a 1.0276, il cross ha ritracciato sui valori medi della giornata di venerdì pur mantenendosi sui massimi di inizio settimana intorno all’area 1.0180 mantenendo di fatto il tono rialzista registrato nelle ultime 2 giornate della settimana. Il doppio minimo in area 1.0065 rappresenta la testa di un testa e spalla rialzista con la neckline a 1.0220 livello cruciale che se dovesse essere rotto nuovamente consoliderebbe il movimento rialzista anche per la nuova settimana di contrattazioni.

Clicca sull immagine per dimensione reale

2
Rialzista
Neutrale
Ribassista

TREND
Supporti

1.0170

1.014

1.0105

Resistenze

1.0220

1.028

1.031


L’utente prende atto che le informazioni contenute in questo report hanno mera natura informativa e vengono elaborate dall’analisi dei dati di negoziazione, dei dati di mercato e dalle statistiche.

Analisi a cura di: Cfx Intermediazioni

Fonte: Cfx Intermediazioni.com

Investment World

Iscriviti alla Newsletter di ETFWorld.it

Ho letto l'informativa Privacy e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.