La Cina, negli ultimi 20 anni, ha raggiunto livelli impensabili sotto molti aspetti, considerando anche la significativa crescita economica ed il rapido sviluppo del mercato dei capitali. Le enormi dimensioni del mercato, il continuo potenziale di sviluppo e la maggiore importanza a livello mondiale hanno attirato gli interessi di molti investitori da tutto il mondo.
Da osservatori privilegiati, condividiamo il punto di vista del nostro team d’investimento su base trimestrale, indicando le ragioni principali in base alle quali investire in questo paese. Ogni pubblicazione è focalizzata su un argomento principale, ma includiamo anche un’intervista col gestore ed una guida riassuntiva sulle opportunità d’investimento. Ci auguriamo che la lettura sia interessante….
Documento riservato ai Clienti Professionali e/o ai Soggetti Collocatori.
Intervista con Mike Shiao – Direttore degli investimenti
1. Qual è la sua opinione in merito all’ultima correzione dei titoli azionari cinesi a seguito dell’annunciato ricorso a misure restrittive nei confronti del mercato immobiliare residenziale?
La decisione del governo di contrastare l’impennata delle quotazioni immobiliari non è stata improvvisa. Nel dicembre 2009 il governo ha ripristinato la caparra minima al 40% (dal 20% deciso nell’autunno 2007) per i mutui concessi agli investitori immobiliari. A metà aprile, dopo la diffusione dei dati relativi all’impennata subita dalle quotazioni degli immobili locali nel mese di marzo (16% su base annua, con rialzi ancora più impressionanti nelle quattro città principali ovvero Pechino, Shanghai,Shenzhen e Guangzhou, rispettivamente pari al 64%, 39%, 118% e 24%), il governo ha annunciato una serie di severe misure per contenere i prezzi degli immobili ed impedire l’ulteriore crescita della bolla soprattutto nelle quattro città principali che ospitano il 9% della popolazione urbana del Paese e rappresentano l’8% delle vendite complessive di immobili residenziali (in base alla superficie)1. Mentre certamente le quotazioni immobiliari subiranno una correzione e il volume delle transazioni registrerà una flessione nei prossimi trimestri, riteniamo che a fronte di una correzione pari almeno al 20% (ovvero con prezzi ai livelli dello scorso anno), il governo sospenderà le misure restrittive e ripristinerà quelle di allentamento, in quanto gli interventi proattivi del governo cinese sono tesi semplicemente a cercare di perfezionare la “sintonia” di economia e mercato immobiliare.
2. Ritiene che in Cina assisteremo ad un aumento dei salari? Che effetti avrà sulle imprese e sul processo di selezione delle società?
A fronte del risalto conferito di recente agli scioperi e alle proteste, tesi ad ottenere un aumento dei salari, riteniamo che a breve termine assisteremo ad un trend di crescita delle retribuzioni. Con tutta probabilità e al fine di scongiurare la fuga dei dipendenti, anche altre fabbriche della Cina meridionale non potranno sottrarsi a questo generalizzato incremento dei salari con inevitabili conseguenze in termini di calo dei margini di profitto. Alla luce dell’attuale contesto, cercheremo d’investire in società industriali di tipo “capital intensive” ovvero imprese che nel processo produttivo fanno ricorso ad un grado elevato di automazione e si contrappongono alle cosiddette “labour intensive” in cui i margini di profitto possono risentire degli effetti prodotti dall’inflazione dei salari. In una prospettiva di lungo termine e al fine garantire la crescita dell’occupazione, sarà cruciale riuscire a ridistribuire la crescita dalla produzione a consumi e servizi. Sul fronte positivo, il trend di crescita dei salari dovrebbe favorire i consumi locali. Infatti con l’aumento del reddito procapite e di conseguenza del reddito disponibile emergeranno interessanti opportunità legate al comparto dei consumi.
3. Da inizio anno i rendimenti prodotti dalle azioni di classe A (mercato locale) e di classe H (offshore) hanno evidenziato una significativa dispersione. Quali sono le ragioni di questo fenomeno?
A fronte di una rigida struttura del capitale, della presenza di limitati canali di investimento e della natura stessa di mercato emergente del Paese, le azioni cinesi di classe A risentono particolarmente del sentiment di mercato anche a causa del proprio bacino di investitori retail e di una maggiore sensibilità alle modifiche delle politiche statali oltre che a ”paura” e “avidità” degli investitori. Tuttavia, questa fase di pessimismo degli investitori locali e di sensibili correzioni delle azioni cinesi di classe A rappresenta un momento propizio per gli investitori di lungo periodo che intendono sfruttare il potenziale di crescita secolare della Cina. La divergente performance registrata da inizio anno dalle azioni nazionali di classe A rispetto a quelle internazionali di classe H può inoltre essere il risultato delle opinioni contrastanti che caratterizzano investitori locali ed internazionali. In genere gli investitori internazionali sono caratterizzati da atteggiamenti più razionali, sofisticati e concentrati sui fondamentali. L’incremento del premio registrato di recente sugli ETF delle azioni A rappresenta un primo segnale del forte scetticismo degli investitori locali oppure del fatto che il mercato ha raggiunto livelli interessanti agli occhi degli investitori internazionali. A nostro parere è più probabile la prima opzione ed inoltre riteniamo che l’ultima correzione delle azioni cinesi di classe A rappresenti un’occasione interessante per iniziare ad investire in Cina. In termini di valutazione, sembra certamente il momento giusto per investire in questi titoli visto che nel 2010 la quotazione delle azioni nazionali di classe A si è attestata intorno ai minimi storici. Per quanto riguarda il rapporto prezzo/valore di bilancio, attualmente queste azioni vengono negoziate a valori inferiori a 2,0x, un livello estremamente interessante rispetto alla media storica.
Tutti gli occhi puntati sulla Cina
Essendo la terza economia al mondo per dimensioni e ritmo di crescita, la Cina ha conquistato una posizione significativa nel contesto globale. Poco lontano da questo colosso economico troviamo Taiwan e Hong Kong, Paesi talmente interconnessi fra loro tanto da essere spesso identificati con l’espressione ‘Greater China’. A dispetto del fatto che le nicchie di Taiwan e Hong Kong (rispettivamente, tecnologia e servizi finanziari) traggano vantaggio dalla dinamica crescita della Cina, il potenziale di crescita di Taiwan e Hong Kong viene spesso trascurato. In sostanza le eccezionali opportunità offerte dai tre Paesi nei propri specifici comparti sono oggi brillantemente organizzate grazie ad un’ampia gamma di sinergie economiche.
• La Cina, grazie a una popolazione enorme che costituisce la base della forza lavoro produttiva del Paese e di una domanda interna senza precedenti, rappresenta senza dubbio un astro nascente in termini di potenza economica. In soli dieci anni, il numero di famiglie con un reddito annuo disponibile superiore a USD 10.000 dovrebbe quadruplicarsi dagli attuali 50 milioni a circa 220 milioni, superando di gran lunga USA e Giappone2. Essendo un fattore cruciale per la crescita, la domanda senza precedenti proveniente dalla Cina si tradurrà in un gran numero di opportunità per Taiwan e Hong Kong.
• A fronte della sua natura sfaccettata, Taiwan sarà uno dei principali beneficiari del trend di crescita secolare della Cina. La Cina, il secondo mercato di esportazione per Taiwan, ha rappresentato nel 2009 il 27% delle esportazioni taiwanesi, rispetto al 12% per gli USA, all’11% per l’Europa e al 7% per il Giappone. Inoltre Taiwan ha ormai consolidato la propria leadership in ambito tecnologico sul panorama economico mondiale, tanto che il 60% dell’EPS 2010 del settore è di origine taiwanese. A fronte di un contributo del 60% alla crescita della domanda di prodotti tecnologici e di oltre il 50% agli utili delle società tecnologiche3 attualmente forniti dalla Cina e dagli altri mercati emergenti, riteniamo che la domanda cinese di prodotti nel comparto dell’elettronica di consumo resterà sostenuta, con vantaggi per le società tecnologiche taiwanesi anche nel prossimo futuro.
• Sul fronte politico dopo aver assistito alla fioritura di Hong Kong a partire dagli Accordi CEPA con la Cina del 2003, riteniamo che in maniera del tutto analoga anche Taiwan trarrà vantaggio dagli Accordi ECFA con la Cina, tesi a liberalizzare i rapporti commerciali tra i due Paesi. Inoltre rapporti più amichevoli sia dal punto di vista politico che economico avranno effetti positivi in termini di crescita delle vendite al dettaglio e turismo a Taiwan.
• Trattandosi di un centro internazionale per servizi e investimenti, Hong Kong beneficia inoltre di una posizione privilegiata rispetto all’ampia gamma di opportunità offerte dalla Cina. Sfruttando l’alternativa alla quotazione sulla borsa locale, le società cinesi hanno raccolto capitali tramite il listino di Hong Kong (azioni di classe H e red chip), attirando gli investitori internazionali intenzionati a sfruttare il fiorente mercato azionario cinese.
La sinergia della Greater China non si esaurisce
Nel complesso, l’interdipendenza delle sorti dei mercati economico-finanziari di questi tre dinamici Paesi si sta esprimendo in una gamma di opportunità complementari nei diversi settori. Negli ultimi trent’anni, molte società di Hong Kong e Taiwan hanno realizzato i propri stabilimenti produttivi in Cina e quindi ottengono una quota significativa di ricavi e utili dalla Cina stessa. I clienti cinesi invece sono tra i più importanti acquirenti degli immobili siti a Taiwan e Hong Kong. D’altro canto la Cina non trae vantaggio solo dall’afflusso di capitali ma anche da quello di know-how tecnologico, ricerca e capacità gestionali e di sviluppo. Questa partnership è quindi destinata a durare anche nei prossimi anni.
Note
1. Fonte: CLSA Mercati Asia Pacifico – Checkup del rischio immobiliare in Cina, al 10 maggio 2010
2. Fonte: Previsioni di Euromonitor, Morgan Stanley Research, gennaio 2010.
3. Fonte: CEIC, GS Global ECS Research, aprile 2010.
Fonte: ETFWorld – Invesco Asset Management SA









