Nonostante la contrazione sul finire di settimana, l’ottava appena trascorsa ha visto una performance positiva dei mercati azionari, grazie anche alle ottime trimestrali giunte da oltre oceano. Alcoa, primo…
Se vuoi ricevere le principali notizie riguardanti gli ETF e gli ETC iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita.
Clicca qui per iscriverti gratuitamente.
produttore di alluminio Usa e “barometro” dell’economia americana, ha superato le previsioni degli analisti nel secondo trimestre e migliorato le stime sulla domanda globale del metallo. Il titolo è salito dell’1,3%, insieme a un listino Dow industrial average tutto positivo.
Intel ha chiuso il secondo trimestre con utile pari a USD2,9 mld, rispetto alla perdita di USD398 mln dello stesso periodo dello scorso anno. ll risultato per azione è stato di USD0,51, in confronto ai USD0,43 previsti, mentre il fatturato è salito di quasi il 35% a USD10,8 mld, rispetto ai USD10,25 mld stimati.
Sembra più affermata presso gli analisti l’ipotesi che questo trend di trimestrali brillanti continui anche nei prossimi giorni, nonostante la deludente trimestrale di Jp Morgan
Questo sentiment diffuso, sta riportando la voglia di rischiare da parte degli investitori.
La ripresa di fiducia è anche giustificata dalla revisione al rialzo delle previsioni di crescita globale da parte del FMI, pur in un clima di prudenza in vista dei risultati degli stress test sui bilanci di 91 istituti che rappresentano il 65% del settore creditizio europeo. Si sono concentrati in questi giorni gli sforzi a livello UE per arrivare a un’intesa volta alla completa riforma sui metodi di supervisione del sistema bancario, assicurativo e delle autorità di mercato, con i dibattiti concentrati sul delicato dossier di quanto potere demandare alle tre nuove autorità paneuropee, quali confini tracciare tra queste e gli organismi nazionali di vigilanza, e in quali casi permettere all’organismo Ue di intervenire direttamente in caso un paese si mostri inadempiente alle regole finanziarie comunitarie. Le grandi banche europee stanno anche valutando la proposta di creare un fondo privato da EUR20 mld, autofinanziato su base volontaria dagli stessi istituti, destinato ad aiutare le banche in difficoltà a finanziarsi sui mercati, offrendo loro dei bond garantiti dal fondo stesso. Un altro strumento anticrisi è stato messo a punto dalla Commissione EU, che raddoppierà fino a EUR100.000 dal 2011 le garanzie sui depositi per i correntisti delle banche che dovessero fallire, con tempi di rimborso ridotti fino a 7 giorni. Altro segnale di fiducia giunge dalla Bce che ha ormai ridotto ai minimi termini i propri acquisti di titoli di stato, avviati lo scorso 10 maggio come misura straordinaria di sostegno ai mercati.
E se a questo si aggiunge la notizia che la Grecia ha ridotto il deficit di bilancio del 46% nei primi sei mesi del 2010 e il successo dell’asta di titoli greci a sei mesi, la prima da quando è stato deciso il pacchetto di aiuti, si può comprendere come il ritorno all’appetito per il rischio sia stato così tangibile.
Da evidenziare la reazione, anzi la “non reazione”, dei mercati alla notizia del declassamento del rating del Portogallo da parte di Moody’s che ha ridotto di due gradini la valutazione sul debito portoghese ad ‘A1’ da ‘Aa2’, prevedendo un ulteriore peggioramento delle già deteriorate finanze pubbliche di Lisbona.
Evidentemente i mercati avevano previsto il declassamento del Portogallo da parte di Moody’s.
Sul fronte mercato dei cambi, tutto questo ha prodotto rilevanti movimenti soprattutto a favore delle monete ritenute più rischiose. L’euro si conferma vicino ai massimi da due mesi contro un dollaro, che vive una fase di debolezza sul mercato, in un contesto in cui le prospettive sembrano ulteriormente favorevoli per la valuta europea, dopo la rottura di importanti livelli tecnici, grazie alle ampie ricoperture delle ultime ore.
Secondo gli operatori i fondi si stanno riposizionando dal dollaro all’euro a causa di una combinazione di fattori tra cui l’allentarsi dei timori sulla situazione debitoria europea, il buon andamento delle trimestrali societari, la discesa dei rendimenti sui Treasuries e le preoccupazioni riguardanti la ripresa economica Usa.
Infatti sono giunte notizie poco incoraggianti sullo stato di salute dell’economia americana dalle minute della Fed. Dai verbali dell’ultima riunione della Banca Centrale americana che si è tenuta il 22 e il 23 giugno è infatti emerso che la ripresa si è un pò indebolita. Per tale motivo la Fed ha rivisto al ribasso le stime su Pil e inflazione nutrendo inoltre maggiore pessimismo sul futuro del mercato del lavoro.
Nei verbali dell’ultima riunione del FOMC pubblicati mercoledì, emerge che la Fed è pronta a studiare misure addizionali di supporto all’economia in caso di ulteriore peggioramento di un quadro economico già in fase di indebolimento.
Principali tassi di cambio:
| Euro – Dollaro | ||||||||||||||||||||||
Anche questa settimana la divisa unica ha proseguito con decisione il movimento rialzista nei confronti del dollaro USA intrapreso a giugno, generato dopo aver toccato i minimi in area 1.18 e acceleratosi durante tutto il mese di luglio. Il movimento, con una rapida ascesa nell’arco di 4 giorni da area 1.25 sino alla soglia psicologica di 1.30, è stato dovuto a debolezza di dollaro (timori sulla della Fed emersi dai verbali del FOMC e forte delusione dai dati di giugno su PPI e ripresa di forza dell’euro) contestuale a una ripresa di fiducia sulla valuta unica, con alcune buone indiscrezioni sui risultati degli stress test sulle banche dell’eurozona. Tecnicamente, dopo una prima fase laterale tra 1.265 e 1.255, il cambio ha accelerato al rialzo dopo il mancato sfondamento al ribasso della media mobile di lungo periodo: da quel momento in avanti l’euro si è pressoché sempre mantenuto sopra tutte le medie mobili, spingendosi al rialzo con forza dopo la rottura delle resistenze a 1.2755 prima e 1.2895 dopo, senza particolari ritracciamenti e prese di profitto, con gli investitori incuranti dei livelli di ipercomprato dell’indicatore RSI. Allargando l’analisi su un timeframe settimanale, si nota che il rialzo messo a segno dalla valuta unica durante la giornata di venerdì vìola al rialzo la trendline ribassista che fungeva da resistenza al trend pro dollaro dal dicembre 2009. | ||||||||||||||||||||||
|
| Dollaro – Yen | ||||||||||||||||||||||
Prosegue la cavalcata della moneta asiatica contro il biglietto verde che, dopo non essere riuscito per ben due volte durante il corso della settimana a sfondare l’importante resistenza a 89.10, ha proseguito il suo trend ribassista che persiste ormai da 2 mesi a questa parte accelerando prima in area 87 figura e poi continuando la sua discesa verso il minimo di settimana a 86.25. Questa forte accelerazione ribassista è stata favorita sia da fattori tecnici come la rottura dei principali supporti che sembravano aver retto ai movimenti della settimana precedente, sia dalla persistente debolezza di dollaro registrata durante il corso della settimana. Anche l’incertezza generata dall’esito delle elezioni della scorsa domenica che ha aumentato i dubbi soprattutto sulla gestione della politica fiscale con timori di un effetto complessivamente restrittivo sulla crescita dell’economia del sol levante, appesantita anche dal perenne spettro della deflazione, ha favorito un generale aumento delle posizioni long pro-Yen. Tecnicamente il nuovo minimo a 86.26 rappresenta il nuovo supporto di settimana che se venisse rotto potrebbe dare un ulteriore spinta ribassista in area 84.80. Target rialzista a 88 figura se il clima di persistente pessimismo intorno all’economia americana dovesse cambiare nel corso dei prossimi giorni. | ||||||||||||||||||||||
|
| Sterlina – Dollaro | ||||||||||||||||||||||
La sterlina è salita costantemente durante tutto il corso della settimana, sia contro dollaro sia contro euro, rompendo anche la soglia critica posta 1,5300 GBP/USD e provando a sfondare l’importante resistenza tecnica posta a 1.5470 tuttavia senza aver successo. Questo movimento pro-sterlina è stato favorito anche dai dati sul mercato del lavoro che sono stati interpretati positivamente perché i disoccupati sono diminuiti ancora. Poiché dagli sviluppi dell’economia britannica si scorgono ancora fattori di vulnerabilità, l’ulteriore apprezzamento in corso della sterlina potrebbe subire un arresto. La fiducia dei consumatori ad es. è scesa a giugno per il 4° mese consecutivo. L’ipotesi di un rientro a breve sotto 1,5000 con target a 1.4950 potrebbe risultare fondata. | ||||||||||||||||||||||
|
L’utente prende atto che le informazioni contenute in questo report hanno mera natura informativa e vengono elaborate dall’analisi dei dati di negoziazione, dei dati di mercato e dalle statistiche.
Analisi a cura di: Cfx Intermediazioni
Fonte: Cfx Intermediazioni.com














