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Fumata nera al G20 di Toronto


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Il tanto atteso G20 di Toronto tenutosi nel fine settimana si è concluso sostanzialmente con un nulla di fatto. I leader dei venti paesi più industrializzati al mondo hanno trovato un accordo unanime per rafforzare


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la ripresa economica mentre hanno lasciato ampio respiro alle banche, demandano la decisione sulla tassa alle banche ai singoli paesi. I Grandi della Terra si sono impegnati per dimezzare i deficit di bilancio entro il 2013 e per ridurre il rapporto debito-Pil entro il 2016, ma senza indicare cifre precise, facendo attenzione a non compromettere la ripresa “fragile e diseguale” dell’economia globale. La logica di fondo si basa su un sostegno alla crescita nel breve termine, con forti riduzioni dei disavanzi pubblici nel medio termine.Su tutto però ha dominato questo delicato equilibrio fra breve e medio termine, con la decisione di tagliare i disavanzi. L’impegno nel documento finale è per tagli drastici: i paesi membri ridurranno del 50% i propri disavanzi pubblici entro il 2013. Subito dopo si passerà ad attaccare l’indebitamento. Al momento la priorità rimane il rafforzamento della ripresa, “mettendo in atto i piani di stimolo esistenti” mentre resta preoccupante la situazione relativa all’occupazione. Sul lato del protezionismo i Paesi si sono impegnati a non innalzare barriere, ad ulteriore beneficio della crescita e della creazione di posti di lavoro. Nessuna menzione invece sulle norme di vigilanza in materia di banche e istituzioni finanziarie, come auspicato dal Financial Stability Board di Mario Draghi. Sul mercato dei cambi, negli ultimi scambi sulla piazza asiatica il biglietto verde si mantiene sulla difensiva, indebolito dalla chiusura di posizioni lunghe in particolare nei confronti dello yen. L’Eur/Usd scambia poco al di sotto di 1,24, mentre dopo la deludente lettura dei numeri Usa sul Pil di venerdì scorso i dubbi degli investitori si spostano dalla sostenibilità dei conti pubblici europei a quella della crescita Usa. Minimo delle ultime otto settimane infine per la divisa Usa contro quella elvetica 1.0850, mentre il cambio del dollaro/yen si mantiene sui minimi da cinque settimane in area 89.30 Tra gli appuntamenti macroeconomici attesi per oggi ci sono in Europa la massa monetaria M3 di maggio e in USA i redditi e consumi personali di maggio e l’indice CFNAI e CFMMI di maggio.


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Analisi a cura di: Cfx Intermediazioni

Fonte: Cfx Intermediazioni.com

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