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A marzo continua a tirare un’aria molto forte sui mercati valutari


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A marzo continua a tirare un’aria molto forte sui mercati valutari: la volatilità rimane alta, i prezzi viaggiano su valori critici e sembra mancare una precisa direzione, almeno sui cross principi del mercato eurodollaro e…


dollaroyen, in fase appunto di febbrile lateralità rispettivamente tra 1.34/1.37 e 89/92.

La sensazione è che comunque non ci sia una situazione economica migliore di un’altra, ma solo economie bloccate in situazioni più critiche di altre. Sterlina, Euro e lo stesso Dollaro USA: la corsa è a vendere quella che sta messa peggio. Dopo un mese di luci ed ombre, con dati macro in media più deludenti rispetto al consenso, è chiaro che la ripresa si sta dimostrando anemica, e che il riposizionamento delle aspettative del mercato sia incentrato su uno scenario macro di stagnazione, se non di vero e proprio double dip, anche se la disoccupazione sembra si stia se non altro stabilizzando lontano dai minimi di fine anno scorso.

Questa settimana sui mercati non sono certo mancati spunti di sorta: la Grecia sembra allontanare lo spettro della crisi di liquidità, grazie a una nuova manovra correttiva e ad un collocamento di obbligazioni decennali premiato dal mercato. Confermati i bank rate da BoE e BCE, si sono manifestate discrete reazioni alla conferenza stampa del presidente della Banca Centrale Europea Trichet, che ha consolidato le aspettative già presenti nel mercato di un lungo periodo di tassi ufficiali stabili e di un semestre di liquidità abbondante. Confermato per l’area euro anche il Pil del 4° trimestre, con una seconda stima a confermare una crescita quasi stagnante (0,1% su trimestre) ed un calo ancora pronunciato su base annua (-2,1%).

Cade e risorge la sterlina inglese, che continua prima la discesa fino area 1.48 nei confronti del dollaro USA (driver principale della sua debolezza l’incertezza collegata alla campagna elettorale), e si riporta poi verso la fine della settimana verso soglia 1.515, grazie al ritorno dell’appetito per il rischio sui mercati finanziari.

Dall’altra parte dell’Atlantico, salta all’occhio lo scivolone in cui è incappato a gennaio il mercato immobiliare USA, con una flessione su base mensile di 7.6 punti percentuali. L’ISM del settore manifatturiero a febbraio scende più del previsto, passando a 56,5 da 58,4 di gennaio: sale però L’ISM del settore non manifatturiero a 53, il livello più alto da dicembre 2007, dal 50,5 di gennaio, e la spesa personale, che aumenta a gennaio dello 0,5% su base mensile (+3,5% annuo) e dello 0,3% mensile in termini reali (+1,4% annuo). Il mercato è comunque rimasto per larga parte della settimana in attesa dei non farm payrolls: l’esito dell’employment situation di venerdì (disoccupazione al 9.7%, in linea con il dato del mese precedente, e non in flessione come si attendevano gli analisti, con un calo minore delle attese per gli occupati non agricoli), se inizialmente aveva dato spinta al dollaro americano, ha avuto poi l’effetto di galvanizzare i mercati azionari e di aumentare l’appetito per il rischio degli investitori: appetito che ha portato gli stessi investitori a ripiegare sull’euro e a shortare le valute ritenute meno rischiose, yen in primis ma anche paradossalmente lo stesso dollaro USA. Va considerato comunque che in generale i segnali recenti dalla Fed non hanno danneggiato la divisa statunitense, nonostante il messaggio che ne emerge sia quello che la fragilità della ripresa potrebbe far posticipare l’avvio della fase restrittiva della politica monetaria: dato però che questo non è un problema solo degli Stati Uniti, se le vendite al dettaglio in uscita venerdì confermeranno le attese negative, il dollaro non dovrebbe soffrirne se non marginalmente.
Si è difeso anche il Giappone, con la disoccupazione che cala a gennaio al 4.9% (consensus e valore di dicembre a 4.9%) e con le spese dell’industria che scendono nel quarto trimestre 2009 meno delle attese (registrando comunque una decisa flessione del 17.3%). Le notizie migliori arrivano comunque dalla Svizzera (Pil 4° trimestre a +0,7%) e soprattutto dal Canada (+5% il Pil 4° trimestre).

Per la settimana entrante, nell’area euro saranno diffusi i dati sull’andamento della produzione industriale nel mese di gennaio per i principali paesi e per la media area euro. Si attende un output all’incirca stagnante a inizio 2010 dopo la flessione di fine 2009, anche per effetto delle condizioni atmosferiche. Mercoledì verrà poi diffusa l’inflazione tedesca Se i dati area euro della prossima settimana saranno positivi come da attese, il cambio potrebbe stabilizzarsi, e in caso di spunti rialzisti provare ancora ad attaccare 1,3719, però forse senza riuscire a sfondarlo in senso proprio.

La settimana è invece relativamente leggera in termini di dati USA: il deficit commerciale di gennaio dovrebbe chiudersi, le vendite al dettaglio di febbraio essere in calo per il clima avverso. La fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan a marzo potrebbe scendere ancora.

Infine da tenere d’occhio la decisione dei tassi per Svizzera e Dollaro Neozelandese, oltre che i report sulla disoccupazione per Canada, Australia e ancora Svizzera.


Principali tassi di cambio:

Euro – Dollaro

Prosegue la fase laterale dell’EURUSD contenuto tra il supporto in area 1.3450 e la resistenza posta in area 1.3700. Il trend primario rimane ribassista ma l’attuale movimento potrebbe rivelarsi anticipatore di un ritorno di forza della valuta europea. Importante sarà una rottura decisa della resistenza con primi obiettivi rialzisti in area 1.3780 prima e successivamente 1.3860. Decisiva la tenuta dei minimi del mese che se dovessero essere infranti al ribasso aprirebbero la strada per nuovi allunghi ribassisti con target minimi in area 1.3380 prima e 1.3220 dopo.

CFX Intermediazioni

1
Rialzista
Neutrale
Ribassista

TREND
Supporti

1.3530

1.0

Resistenze

1.3700

1.0


Euro – Yen

Strappa al rialzo la valuta europea nei confronti dello Yen dopo il dato sui Non Farm Payrolls portandosi con un movimento deciso sopra i 123.00. Il trend di breve risulta rialzista come confermato dal nuovo massimo relativo e dal superamento della media mobile a 200 su grafico H1. Possibile nei prossimi giorni ad un ritorno di vendite che potrebbe riportare il cros verso i supporti in area 122.30 prima e 121.60 successivamente senza andare a compromettere il movimento rialzista di breve. Target rialzisti dell’attuale movimento sono l’area 123.60 prima e 124.50 dopo, senza escludere eventuali strappi anche in area 125.20, livello sul quale potrebbero ritornare con decisione le vendite di Euro.

CFX Intermediazioni

3
Rialzista
Neutrale
Ribassista

TREND
Supporti

122.30

122.0

Resistenze

123.60

125.0


Sterlina – Dollaro

Prova a recuperare la valuta Inglese dopo il forte crollo della settiamana scorsa. Il movimento di rimbalzo tecnico deve confrontarsi con una serie di reisistenze poste in area 1.5160 prima e 1.5300 successivamete prima di pensare ad una inversione di trend che rimane decisamente ribassista. Solo la tenuta dei minimi di area 1.4800 con la successiva creazione di una fase lateralizzazione potrebbe fare sperare ad un arresto delle spinte ribassiste sul Cable. Drammatico il cedimento del minimo a 1.4800 poichè si potrebbero aprire spazi per successivi movimenti ribassisti con target l’area 1.4550 prima e 1.4380 successivamente.

CFX Intermediazioni

-2
Rialzista
Neutrale
Ribassista

TREND
Supporti

1.5000

1.0

Resistenze

1.5160

2.0



L’utente prende atto che le informazioni contenute in questo report hanno mera natura informativa e vengono elaborate dall’analisi dei dati di negoziazione, dei dati di mercato e dalle statistiche.

Analisi Weekly

a cura di: Cfx Intermediazioni

Fonte: Cfx Intermediazioni.com

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