Secondo uno studio del prof.William Goetzmann della Yale School of Management il decennio appena concluso è il peggiore di Wall Street degli ultimi 190 anni, cioè da quando è possibile reperire una serie attendibile di dati di mercato…….
Allargando l’orizzonte di osservazione a tutti i mercati azionari si scopre però che dal 31 dicembre 1999 al 31 dicembre 2009, a fronte di una caduta dell’indice Msci Usa del 26,61% e del 17,76% per l’indice Msci world, l’Msci Emerging markets ha guadagnato il 102,17% (fonte: www.Rimes.com)
Perché puntare sulle Borse emergenti
Ma c’è di più. Gli economisti sono concordi nel ritenere che i mercati emergenti saranno i principali sostenitori dell’economia globale per i 2010 e per i prossimi anni. A prescindere dalle varie argomentazioni a favore di questa tesi, secondo gli esperti risulta evidente che le economie più sviluppate (Europee, americana e giapponese), oberate di debiti e fiscalmente deboli, dipendono eccessivamente dalla spesa al consumo e dai mercati dell’edilizia abitativa e stanno di fatto cercando di restare a galla dopo la stretta creditizia. Al contrario, molti mercati emergenti godono di un’ottima solidità finanziaria sostenuta dal crescente benessere della popolazione, anche se i valori di riferimento sono molto bassi. Ora che i paesi del G7 stanno raggiungendo il limite del proprio potere di indebitamento a sostegno dei rispettivi sistemi economici e bancari, e forse iniziano addirittura a rendersi conto che le politiche di emergenza finalizzate all’espansione monetaria potrebbero essere ritirate, per queste economie con elevati livelli di disoccupazione e ampi gap produttivi si confermano, nella migliore delle ipotesi, prospettive di disinflazione e ristagno economico. I paesi BRIC (Brasile, Russia, India e Cina), d’altro canto, sono riusciti a rimettere in moto la crescita economica grazie all’adozione di aggressivi pacchetti di stimolo e, avendo compreso la necessità di ridurre la propria dipendenza dai consumatori statunitensi, stanno ribilanciando l’economia nazionale a favore dei consumatori interni, nonostante si tratti di un processo complesso e assai dispendioso in termini di tempo. La Cina sembra sulla buona strada per riportare in tempi brevi la crescita del PIL intorno al 10% (è stata dell’8% circa nel 2009 e dovrebbe attestarsi al 9% nel 2010); l’India, che ha chiuso l’anno con un aumento del Pil del 6,1% potrebbe toccare quota 7% nel 2010 in virtù della ripartenza del settore manifatturiero. Senza dimenticare il Brasile che parte in prima fila nella corsa delle materie prime, sia metalli che commodity alimentari, e mostra una piena ripresa sia sul versante bancario che su quello industriale.
Perché investire tramite ETF
Posizionarsi sulle Borse dei mercati emergenti rappresenta quindi un’interessante opportunità in ottica di medio lungo termine. Ma occorre prestare attenzione anche allo strumento finanziario da utilizzare. Infatti emergono almeno due buone motivazioni che fanno preferire gli Etf ai fondi comuni. La prima riguarda i costi. Il TER medio 2008 dei fondi comuni azionari Paesi emergenti si è attestato al 2,61% contro lo 0,75 degli Etf di categoria:
per un investimento di cinque anni, l’orizzonte temporale consigliato per un prodotto di questo tipo, il TER complessivo di un fondo raggiunge il 13,75% mentre quello medio di un Etf non va oltre il 3,8%.
La seconda motivazione riguarda il rischio – opportunità della gestione attiva. Infatti, se è vero che al’interno della categoria dei fondi azionari emerging market si possono rintracciare gestori capaci di fare meglio sia della media di mercato e sia degli Etf, è altrettanto vero che non sempre questi money manager riescono a confermarsi negli anni e, soprattutto, non è esercizio semplice per l’investitore individuarli: per farlo, occorrono infatti informazioni dettagliate e costantemente aggiornate e, soprattutto, molto tempo da dedicare per controllare l’effettivo valore aggiunto del gestore piuttosto che la sua eventuale sostituzione.
Perché scegliere i PowerShares FTSE RAFI
Ma non tutti gli ETF sono uguali soprattutto per quanto riguarda l’indice sottostante di riferimento. Noi riteniamo fermamente che l’approccio ponderato sui fondamentali, sponsorizzato da Research Affiliates, rappresenti una sostanziale evoluzione rispetto alla capitalizzazione di mercato tradizionale.
Gli indici ponderati sui fondamentali, quali gli FTSE RAFI, misurano il valore reale di ogni società basandosi sulle variabili fondamentali (valore contabile, cash flow, fatturato e dividendi) che non sono soggette alle fluttuazioni dei prezzi di mercato, come lo sono invece gli indici basati sulla capitalizzazione di Borsa. Inoltre le performance sono influenzate solo in una misura minore dalle bolle finanziarie dal momento che gli indici ponderati sui fondamentali contribuiscono ad evitare una sopraesposizione sui titoli sopravvalutati, un’operazione che costituisce un vizio potenziale degli indici di capitalizzazione di mercato.
Gli indici FTSE RAFI offrono in particolare i vantaggi di una strategia di gestione qualitativa con gli elementi chiave di un investimento passivo: i costi di rotazione minore, di selezione trasparente, basato su regole precise e il mantenimento della capacità di un aumento degli investimenti.
Utilizzando i fattori fondamentali, piuttosto che il peso negli indici a capitalizzazione, gli FTSE RAFI index permettono di approfittare dei movimenti dei prezzi, riducendo la partecipazioni in costituenti le cui quotazione sono aumentate in misura abnorme per movimenti anche speculativi di mercato: in parallelo viene invece incrementata l’esposizione in società i cui prezzi sono rimasti indietro senza alcuna motivazione collegabile ai fondamentali aziendali. Inoltre, resta simile la liquidità e la capacity rispetto a quelle offerte dagli Etf legati a indici a capitalizzazione di mercato mentre è più contenuta la varianza del portafoglio sottostante. E, soprattutto, gli Etf basati su indici ponderati in base ai fondamentali, offrono l’opportunità di realizzare rendimenti superiori agli ETF basati su benchmark ponderati sulla capitalizzazione di Borsa.
Infatti in base alle analisi dell’Ufficio studi di RAFI, che hanno applicato in modo rigoroso il metodo degli indici sui fondamentali dal 1985 a oggi, si può constatare che l’extra rendimento ottenibile rispetto agli indici tradizionali che adottano il metodo a capitalizzazione è compreso tra il 2% e il 4% annuo con picchi, relativamente ai mercati meno efficienti come le Borse dei Paesi emergenti, superiori ai 10 punti percentuali
Per tutte queste ragioni e alla luce del crescente interesse riscosso dalla gamma degli ETF FTSE RAFI in Europa, Invesco PowerShares ha annunciato l’allargamento della gamma con cinque nuovi ETF tra i quali, in particolare, il PowerShares FTSE RAFI Emerging Markets Fund.
Nome: PowerShares FTSE RAFI Emergine Markets Fund*
Indice: FTSE RAFI Emerging Markets Index
Valuta base: EUR
TER: 85 bps
Quotato su: Borsa Italiana
Ticker Borsa Italiana: PEH
*A partire dal 1 febbraio 2010 PowerShares FTSE RAFI Emerging Markets Fund ha cambiato obiettivo e politica d’investimento, in precedenza era PowerShares Dynamic Europe Fund.
Fonte: ETFWorld- Invesco Power Shares






