Il 2010 è iniziato bene per le principali Borse occidentali: la prima settimana del nuovo anno evidenzia un bilancio positivo con guadagni medi complessivi oltre i 2 punti percentuali. Il dollaro nel mentre ha…
mantenuto i guadagni messi a segno da quando ha cominciato a recuperare terreno un mese fa: i discorsi tenuti da Hoenig e Bullard sono suonati relativamente ottimistici in merito alle prospettive di ripresa della crescita USA. Quanto all’inflazione, entrambi hanno sottolineato che i veri rischi riguardano soprattutto il lungo termine, sostanzialmente quindi non quest’anno. Secondo Hoenig, le politiche economiche del 2010 dovranno continuare a sostenere la crescita, soprattutto i consumi privati, perché il mercato del lavoro versa in condizioni preoccupanti: l’employment report di venerdì sull’andamento dell’occupazione in America ha però deluso le aspettative, dove a dicembre sono stati spazzati via 85mila posti di lavoro, contro le previsioni degli analisti che stimavano un mese senza variazioni sul mese precedente, mentre Il tasso di disoccupazione è stato confermato al 10%, invariato su novembre.
Tutto questo però non sarebbe in contrasto con l’evitare di rinviare troppo l’avvio della fase di ritiro: secondo Hoenig infatti, tassi “a zero” potrebbero compromettere la ripresa dei mercati finanziari.
Primi segnali in questo senso arrivano dalla Cina, il paese che, nonostante l’aggravarsi degli squilibri dell’economia domestica, sembra dimostrarsi attualmente il motore principale della crescita globale: giovedì, per la prima volta da mesi, la banca centrale cinese ha venduto in asta titoli a tre mesi ad un tasso superiore a quello della volta precedente. Questo è stato in parte considerato come un segnale della volontà di ridurre la crescita del credito, onde prevenire il formarsi di eventuali bolle e di replicare la stagione del credito facile come accadde nella primavera del 2009.
Occhi puntati anche sul Giappone, dove le dichiarazioni del Ministro delle Finanze Kan, appena insediatosi dopo le dimissioni di Fuji hanno affossato lo yen. Kan, che è anche vice-primo ministro, ha infatti dichiarato che sarebbe gradito un modesto indebolimento dello yen: questo consentirebbe di evitare un double dip, anche alla luce del fatto che (come Kan ha esplicitamente detto) per la maggior parte delle imprese un fair value del cambio si collocherebbe intorno a 95 USD/JPY. E’ importante comunque sottolineare che dopo le dichiarazioni di Kan è prontamente intervenuto il primo ministro Hatoyama, in parziale contrasto con quanto espresso da Kan nella sua prima conferenza stampa. Kan ha infine replicato ad Hatoyama ammorbidendo i toni rispetto al giorno precedente, sottolineando che effettivamente la dinamica dei cambi va in generale lasciata al mercato.
Settimana di sofferenza anche per la sterlina: maggior prudenza sul futuro dell’economia britannica sembra inizi ad emergere anche da parte della banca centrale. Giovedì, come da attese, la Bank of England ha lasciato i tassi fermi a 0,50% e ha mantenuto invariato l’ammontare dei fondi per l’APF a 200 miliardi di sterline. Inoltre, come anche a dicembre, si è astenuta dal rilasciare commenti nello statement, dove si è limitata semplicemente a comunicare la decisione: questo è probabilmente da leggersi come un segnale che all’interno del comitato l’atteggiamento verso le prospettive di crescita sta diventando più prudenziale.
Per quanto riguarda i market mover della settimana che sta per iniziare, nell’area euro la riunione della BCE dovrebbe concludersi con tassi fermi e poche novità sull’uscita dalle rimanenti misure straordinarie. I dati di produzione industriale dovrebbero mostrare un recupero a novembre in tutta l’area (+0,8% m/m) dopo la debolezza di inizio autunno. Le prospettive per l’industria rimangono discrete stando alle ultime indagini congiunturali e si dovrebbero vedere ulteriori recuperi nei mesi a venire se il rimbalzo della domanda estera si consoliderà. L’inflazione area euro sarà confermata a 0,9% a/a da un precedente 0,5% a/a; la dinamica sottostante è, invece, attesa frenare a 0,9% a/a da un precedente 1,0% a/a.
La settimana è densa di dati negli Stati Uniti. Dall’economia reale, la produzione industriale di dicembre dovrebbe essere in aumento significativo e l’Empire, primo dato di gennaio, dovrebbe rimbalzare dopo un calo a fine 2009. Le vendite al dettaglio di dicembre dovrebbero essere in aumento modesto, spinte soprattutto da effetti di prezzo più che di volumi. Il CPI di dicembre dovrebbe ancora mostrare aumenti sostenuti, soprattutto della componente energetica, mentre i prezzi all’import dovrebbero essere in calo. Previsto infine un allargamento del deficit commerciale di novembre, per via degli aumenti delle quotazioni petrolifere.
Principali tassi di cambio
Euro – Dollaro:
Eurodollaro in altalena ma inizio anno favorevole alla moneta unica, che chiude la settimana con un +0.6% sul dollaro. Volatilità alla prova del mercato del lavoro USA: il cambio eurodollaro ha oscillato nervosamente in un range compreso tra 1.4270 e 1.4470 prima che il dato sull’occupazione di venerdì ne ha sancito l’effettiva direzione. Dato negativo rispetto alle attese e dollaro di nuovo sui minimi poco sopra area 1.4400. Il cross si mantiene sopra la media mobile oraria a 200 e si prepara a testare nuovamente area 1.4500. Il trend di recupero del biglietto verde nel medio periodo non sembra essere messo in discussione da questo ritorno dell’euro, ma la spinta di borse e materie prime potrebbe nel breve riportare pressione sul dollaro, nuovamente penalizzato da dati macro non così rosei come ci si attendeva.
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Euro – Yen:
Settimana pro yen e aggiornamento dei massimi a 134.10, sui livelli dei primi di dicembre (max 134.56). Abbandonata area 129.00, livelli di supporto importanti a 130.70 e 132.30 quale test al movimento rialzista del cambio. il ritracciamento di inizio settimana sulla fiducia degli investitori per l’economia del Sol levante è stato recuperato dallo strappo rialzista dell’euro che sembra in grado di proseguire nel suo apprezzamento nei confronti dello yen. Prossimi target 134.55 e 135.50
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Dollaro – Yen:
Dopo il rally di dicembre la divisa statunitense arresta la sua corsa nei confronti dello yen: tasso di cambio di fatto in fase laterale con un leggero +0.3% a favore di yen. Decisivo il livello di supporto a 92.20 per dare spinta all’apprezzamento del dollaro a 95.00. Aspettative pro dollaro ma la situazione di fiducia sull’economia giapponese e dati macro USA incerti dovrebbero nel breve riproporre scenari di stabilizzazione del cambio in un area compresa tra 90.00 – 95.00. Stop Loss e Take Profit validi su questi livelli di lateralizzazione.
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Dollaro – Franco Svizzero:
Brusco ritracciamento del Dollaro Svizzero che dai massimi di 1.0420
ripiega con decisione per chiudere la settimana di contrattazioni sui minimi a 1.0235. Da qui ci si attende un rimbalzo del dollaro in area 1.0300 ma attenzione al possibile test del tasso di cambio sulla parità. E’ stata la rottura del livello di supporto 1.0250, in concomitanza con dati negativi dal fronte occupazionale USa, ad accellerare l’apprezzamento del Frranco svizzero e la contestuale debolezza del biglietto verde.
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Sterlina – Dollaro:
Una sterlina debole cede passo al dollaro USA e solo nel finale di settimana limita i danni. La corsa di settimana passata oltre quota 1.6200 è stata riproposta solo nelle prime di contrattazione del 2010, poi un dollaro relativamente debole recupera il terreno e riporta il cambio sui minimi a 1.5895, confermando la difficile situazione della sterlina anche per questo nuovo anno. Proprio la difficile uscita dalla recessione per la Gran Bretagna spinge gli investitori alla prudenza: la rottura di 1.6340 darebbe forza a posizioni long ma un’eventuale rottura ribassista del supporto 1.5930 spingerebbe il cable sui minimi di ottobre a 1.5700.
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Analisi Weekly
a cura di: Cfx Intermediazioni
Fonte: Cfx Intermediazioni.com













