BRADLEY 2009-2010

Siderografo Bradley


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Giochi quasi fatti, dunque… Lo S&P500, oggi, ha segnato un nuovo massimo in area 1130 punti: è la weltanshauung dei film di Frank Capra che, ormai, va imponendosi.

Era il 30 novembre quando noi si scriveva:

“Il mercato americano s’è dimostrato ben più tonico di quanto noi ci si attendeva lo scorso settembre. Così tonico da costringerci a valutare, questa sera, non tanto una sua possibile chiusura sui minimi di mese (1029 punti, N.d.R.), quanto una sua probabile chiusura sui massimi (1114 punti, N.d.R.). Non si tratta di un aspetto di poco conto, soprattutto in ragione di quel che s’è spesso ripetuto a tal proposito (non una “regola” dei mercati finanziari, ma una funzione d’utilità che si rivela “vera il più delle volte”): un mercato che chiude il “periodo” sui massimi è destinato a segnarne d’ulteriori (nel periodo subito successivo), un mercato che chiude il periodo sui minimi è destinato a segnarne d’ulteriori (nel periodo subito successivo). E’ del tutto evidente che, se lo S&P500 dovesse chiudere il mese sui massimi, noi dovremmo esser “portati ad attenderci” nuovi massimi nel mese di dicembre (che poi gli stessi possano o non possano esser concretamente battuti è problema del tutto diverso dalle nostre attese). Di più: in ragione dei valori raggiunti in novembre, molto prossimi ai 1120p, v’è da credere che una chiusura di mese sui massimi proietterebbe lo S&P500 oltre quella resistenza che, almeno sin qui, ha impedito ulteriori accelerazioni al rialzo. Pertanto: se il mercato americano, questa sera, dovesse chiudere sotto i 1095,4p, a nostro parere la sua chiusura non potrebbe dirsi “sui massimi” e quindi non sarebbe destinato a segnarne d’ulteriori in dicembre.”

E poi, nei giorni subito successivi, s’era aggiunto:

“Chiusura ufficiale di novembre? A 1095,63p: come solo ai cecchini potrebbe riuscire! Oggi, insomma, possiamo far quelle “affermazioni forti” che fino all’altro ieri, invece, potevamo solo permetterci di sussurrare (e soltanto ai veri amici): con la chiusura di novembre, infatti, noi diamo per “scontato” che, entro dicembre (…“massimi ulteriori”), lo S&P500 violerà al rialzo, e con decisione, la resistenza in area 1120 punti, tanto che abbiamo collocato il nostro nuovo obiettivo dello S&P500 a 1300 punti. Poi, potrà anche esser che lo S&P500 possa fermarsi per sempre a cavallo dei 1120 punti e che, così, lo stesso non possa arrivar mai a quei 1300 punti da noi indicati, ma questo non cambierebbe alcunché rispetto alla nostra attuale “anticipazione ipotetica del futuro”: in termini di probabilità, infatti, questo è quanto oggi i nostri sistemi ritengono “ipotesi più probabile” e la stessa potrà esser smentita solo dal tempo: se entro il mese di dicembre, infatti, lo S&P500 non avrà violato i 1120 punti, con decisione, noi… ci saremo sbagliati. E non crediamo che qualcuno, noi per primi, solo per questo debba poi suicidarsi: comunque possano andar le cose, in quest’occasione, le “anticipazioni ipotetiche del futuro” manterranno sempre quella loro funzione d’utilità che ci permetterà di muoverci sul mercato attendendoci, in ogni caso, qualcosa che noi s’è già messo in conto a monte: spetterà al mercato confermare o smentire e a noi… di non farci giocare dal mercato.

Ma cosa significa esattamente “con decisione”, quando noi si fa riferimento alla violazione della resistenza in area 1120p?… Qui, purtroppo, è un po’ più difficile fornire dei parametri precisi (figuriamoci, poi, per noi che non si sa neppure far 2+2…). La casistica, infatti, potrebbe essere enorme: lo S&P 500 potrebbe, una volta rotta al rialzo la resistenza, correre sino ai 1200p e poi ripiegare verso il basso oppure, più semplicemente, fermarsi a 1150p e consolidare sopra la vecchia resistenza per trasformarla in nuovo supporto dei corsi futuri. Tutto potrebbe essere (e fin quando non saremo “ufficialmente” oltre i 1120p noi non azzarderemo nulla), ma una cosa deve esser certa, altrimenti noi per primi non trarremo la convinzione d’aver visto giusto: la chiusura di dicembre dovrà concretarsi oltre i 1150p.

E quanto più il mercato si manterrà oltre tale soglia in dicembre, tanto più noi s’avrà convinzione che area 1300 punti possa esser raggiunta, forse, per… tempo.

Già “per tempo”: perché noi non ci siamo affatto dimenticati di quel che abbiamo scritto, alcune settimane fa, a proposito de “la Grande Madre di tutte le Inversioni al Ribasso con la I maiuscola”. Tra l’altro, era stato proprio a tal proposito che s’era indicata, per la prima volta, area 1300p di S&P500 quale possibile obiettivo. Era il 9 novembre e noi si domandava al nostro computer:

“Cos’accadrebbe mai se lo S&P500 dovesse chiuder l’anno sui massimi?…

Le simulazioni condotte con i Percorsi Generazionali sono spesso più impietose dello specchio di Grimilde, la “matrigna” di Biancaneve: ecco la risposta del nostro computer:

“Se i massimi dovessero rimaner gli attuali, 1100p, beh… nulla di diverso da quel che tu t’attendi!”

Lo immaginavamo, ma noi siamo molto curiosi, così abbiamo un po’ modificato la nostra domanda (anche perché in quel “se”, con cui era cominciata la risposta di Grimilde, con buona probabilità si celava dell’altro):

“E cosa mai accadrebbe se lo S&P500 dovesse chiudere il 2009 sui propri massimi, qualunque sia il loro valore?…”

Grimilde (è così che chiamiamo il nostro computer quando lo costringiamo a far simulazioni…) ci ha pensato un po’ su e poi:

“Se lo S&P500 dovesse chiudere il 2009 sui 1250p (e tale soglia fosse anche il massimo dell’anno) qualche dubbio sul possibile esito del 2010 potrei anche averlo, tuttavia per giocare alla roulette anche l’anno prossimo (così da pensare che les jeux “non” sont fait proprio del tutto…) sarebbe necessario chiudere il 2009 a 1300p e verificare che tale soglia rappresenti anche il massimo dell’anno!”

Con tutta evidenza: non si tratta certo di noccioline. E se il mese di novembre non chiudesse sui suoi massimi, le probabilità di compiere l’impresa finirebbero per scemar quasi del tutto (percorso critico). Ma attenzione a non far l’errore di puntare solo al livello dei 1300 punti per sperare di salvare la baracca: perché il 2010 non rimanga vittima della propria attuale inerzia (destino), è necessario che lo S&P500 raggiunga i 1300p nel 2009 e che proprio su tali livelli chiuda il 31 dicembre. Fermarsi prima, nel 2009, per riproporsi un’analoga impresa (raggiungere i 1300p) nel 2010 non avrebbe più la stessa valenza: il tempo, infatti, non è una variabile secondaria: se il 31 dicembre 2009 si restasse sotto i 1300 punti… “Rien ne va plus!” (9 novembre)

E qui, tuttavia, è giusto far una precisazione, per evitare che qualcuno si spinga a dare un’interpretazione delle nostre parole che, almeno in questo momento, non trova alcuna ragion d’essere: l’espressione “Rien ne va plus!”, infatti, non significa “E’ finita!”, ma più semplicemente: “I giochi sono fatti e non c’è più possibilità di modificarli”.

Come dir che l’esito, da questo momento, non è più nelle vostre “capacità”, ma in quelle del destino o, se preferite, del caso: ad ogni buon conto, di un “qualcosa” i cui disegni sono comunque a voi “ignoti” (ma non ancora “sconosciuti”, perché comunque prevedibili: i numeri che possono uscire alla roulette sono… “numerosi”, non “infiniti”). Che il Siderografo del 2010 “metta in agenda” una sola data di rilievo, il 1 marzo (massimo di Siderografo: data di “gran rilievo”), sino al prossimo giugno è, in fondo, in linea con questo possibile esito “ignoto” del gioco: “ignoto” perché diverso da quel che vi sareste attesi e sul quale, forse, avete già puntato le vostre “fiches”.

All’inizio del 2009, avevamo scelto il tema del “Mundus Inversus” per provar a descrivere quel che sarebbe potuto accadere nell’anno in corso. Era un tema d’ampio rilievo nella cultura del 1500-1600 (soprattutto nella pittura dell’epoca), dal significato particolarmente positivo, giacché considerato come il “Luogo del Meraviglioso”, il luogo in cui si concentra tutto quel che è straordinario e fuori del comune: un luogo in cui si raccolgono i sogni di un “rovesciamento fantastico” ed in cui assume corpo un anti-mondo “dove tutto è possibile anche ciò che appare impossibile”. Nell’annunciarlo, era il primo gennaio del 2009 (la notizia potete ancor trovarla sul nostro sito, in un report chiamato Macaria), avevamo però indicato una data di cui oggi, proprio noi, non possiamo dimenticarci: “Secondo i nostri indicatori temporali, potremmo esser prossimi all’altrove dei mercati azionari, un altrove che, nel caso, potrebbe protrarsi sino al 13 aprile 2010.”

Ovviamente, all’epoca, facevamo esplicito riferimento alla possibilità di un’inversione al rialzo dei mercati, cui quasi nessuno, in quel momento, pareva davvero credere. Oggi, che siamo ben lontani da quei tempi, abbiamo preferito far ricorso ad un altro tipo d’immagine, ben più utile per descrivere quant’ancora potrebbe accadere in quest’ultimo scorcio d’anno. Era qualche giorno prima di Natale che noi si scriveva:

“La lotta che si riscontra sui mercati finanziari, spesso, non è altro che lotta per l’affermazione di una particolare “visione del mondo”: per conferire, insomma, un senso preciso a quel che sugli stessi accade. Una lotta, quindi, per limitar l’ampiezza delle visioni altrui, nonché la stessa libertà d’interpretazione, così da imporre una visione dei mercati che possa dirsi, in buona sostanza, “unica”. Una volta sconfitta, sarà poi la stessa visione “individuale” che si vedrà costretta a rinunciare al proprio “senso delle cose” e ad accettare, suo malgrado, quel che s’è imposto come visione unica ed universale. Nell’imporre tale visione unica ed universale, essenziali sono i cosiddetti “elementi significanti”: tanto quelli che hanno valenza propriamente fondamentale (dati macro, dati di bilancio ecc.), quanto quelli che hanno valenza sostanzialmente tecnica (figure grafiche, oscillatori ecc.). Anche perché è proprio facendo leva su questi ultimi che si riesce ad imporre una valenza necessariamente rialzista o ribassista all’intero mercato e, soprattutto, ad ogni suo possibile evento. Di tutto ciò, di una visione del mondo, ed in particolare del mercato azionario, che s’imponga come “unica ed universale”, negli ultimi tre mesi, tuttavia, si sono perse del tutto le tracce… I mercati però, adesso, hanno il “dovere” di ritrovarle o, ancor meglio, di trovarne “di nuove”. Adesso, e non dopo, perché ormai si tratta di dare un senso compiuto all’intero 2009, un senso che, secondo speranze dei più, non abbia a soccombere sotto il peso di quello acquisito nel 2008 (inutile, infatti, ricordarne i paragoni con il 1929…). E’ giusto parlar di “dovere” e non di “possibilità”, a proposito del “trovar nuove tracce”, perché si tratta, in effetti, di un percorso obbligato: l’alternativa, come si scriveva nei giorni scorsi, sarebbe un’eccedenza di senso che rischierebbe di portare i mercati del tutto fuori controllo. Ed in particolare da parte di coloro che proprio quel controllo, invece, vorrebbero esercitare. Bisognerebbe, però, essere un po’ più precisi, perché i mercati non stanno propriamente cercando “nuove tracce” di una visione del mondo: tutti i mercati finanziari, infatti, sono già oggi sulle tracce di una “nuova visione del mondo”. “Nuova” perché dovrà esser ben diversa da quella che s’è affermata lo scorso anno. Ed anche “visione del mondo”, invero, non sarebbe termine esatto: “giusto”, infatti, sarebbe un termine tedesco, non pienamente traducibile in italiano e che, proprio per questo, è diventato d’uso quasi corrente nella nostra lingua: “weltanshauung”. C’è un aspetto che, di fatto, pone nette distanze tra “weltanshauung” e semplice “visione del mondo”: perché, a differenza di questa, la weltanshauung si schiera contro il “qui ed ora” proprio del singolo: la sua, infatti, deve essere un’affermazione universale, capace d’imporsi a tutti e di rigore. Ecco, i pochi giorni che ci separano alla fine dell’anno debbono servir proprio a questo: ad imporre a tutti una weltanshauung profondamente diversa da quella che si sarebbe avuta solo alcuni mesi fa e… non si sarebbe potuta trovare, invero, occasione migliore. Ma “occasione” è temine che, a propria volta, ci rimanda al latino “occasio”: il tempo opportuno, il tempo debito. Quello che gli antichi Greci chiamavano Kairos, colui che si deve esser bravi ad acciuffare quando ci viene incontro perché una volta girate le spalle, l’occasione potrebbe dirsi persa. E per sempre. Suvvia, potete dirvi fortunati: il tempo debito è ancor qui, davanti a noi, che s’avvicina. E noi ci avviciniamo a lui. In particolar modo sullo S&P500 che proprio oggi, nel primo pomeriggio, ha segnato un nuovo massimo a 1120,27p.” (22 dicembre)

Oggi (nel momento in cui noi si scrive sono le 18.00, N.d.R.) lo S&P500 ha segnato un nuovo massimo in area 1130 punti: è la weltanshauung dei film di Frank Capra, insomma, che lentamente, ma inesorabilmente, va ormai imponendosi su tutte le visioni altrui e a lei alternative: la vita è ancor meravigliosa e questo è sempre il migliore dei mondi possibili, suvvia…

In effetti, però, tutto ciò stride (e non poco) con quel che noi s’è invece scelto come figura che meglio d’altre potrebbe rappresentar, simbolicamente (almeno nelle nostre ipotesi), il 2010: “Don Vito” Cascio Ferro. Figura ambigua come non poche nella storia del nostro paese. Ambigua come ambiguo, in fondo, dovrebbe rivelarsi il 2010 sui mercati finanziari (sempre nelle nostre ipotesi, ovvio). Ma questa è tutt’altra storia ed avremo occasione di riparlarne, più compiutamente, nei prossimi giorni.

Per gentile concessione di Edoardo Macalle – Nikkaia Strategie Analisi del 28 dicembre 2009

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