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16/12/09 La riunione del FOMC dovrebbe concludersi con tassi fermi


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Da seguire: – Oltre alla Fed, anche le banche centrali di Norvegia e Svezia oggi annunciano le proprie decisioni sui…..

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tassi, che dovrebbero essere lasciati rispettivamente a 1,5% e 0,25%. La banca centrale australiana ha annunciato che i tassi sono di nuovo “nella norma”, provocando un drastico cambiamento nelle aspettative di mercato.

Area euro

– La BCE condurrà l’ultima operazione di rifinanziamento a dodici mesi. Il tasso sarà indicizzato al minimum bid rate (tasso di policy) vigente durante la vita dell’operazione. La prossima operazione straordinaria che la BCE rimuoverà è l’asta a sei mesi, l’ultima si terrà il 31 marzo. La BCE ha dichiarato che rimuoverà gradualmente le misure di supporto al credito nel corso del 2010. Riteniamo che un ritocco ai tassi di policy sia improbabile prima della fine del prossimo anno.

– Il PMI composito area euro potrebbe toccare un livello di 54 a dicembre, da un precedente 53,78. Le condizioni nel manifatturiero sono viste in ulteriore miglioramento a 51,8, da un precedente 51,2, l’attività dovrebbe essere circa stabile nei servizi a 53,2. Il PMI è coerente con una crescita del PIL area euro più sostenuta che nei mesi estivi. I dati reali finora disponibili suggeriscono, tuttavia, cautela.

– I prezzi al consumo dovrebbero essere cresciuti di 0,2% m/m a novembre. La dinamica annua dovrebbe essere confermata in territorio positivo a 0,6% a/a, da un precedente -0,1% a/a. Il rialzo è spiegato dal rincaro dei prezzi delle commodities e dal venir meno dell’effetto base dall’energia. Al netto di energia ed alimentari la dinamica dei prezzi al consumo è attesa all’1,0% a/a e nei prossimi mesi sarà soggetta ad ampie pressioni verso il basso. L’unico rischio per la dinamica del core dal 2010 in poi è rappresentato da probabili rincari dei prezzi amministrati e dalla tassazione indiretta.

Stati Uniti

– Il CPI a novembre è previsto in aumento di 0,4% m/m (1,8% a/a). Il CPI core dovrebbe aumentare di 0,1% m/m (1,8% a/a), al di sotto delle variazioni degli ultimi due mesi (0,2% m/m). Nei mesi di settembre e ottobre i prezzi delle auto avevano visto ampi aumenti, che dovrebbero ridimensionarsi nel mese di novembre, soprattutto per il segmento delle auto nuove. E’ possibile che si veda però una ripresa della dinamica di prezzi di abbigliamento e istruzione dopo un mese di aumenti moderati; rischi verso l’alto anche sulle tariffe aeree. Per quanto riguarda affitti e abitazione ex-combustibili, la dinamica dovrebbe rimanere piatta o solo molto marginalmente positiva. Sull’inflazione headline peseranno gli aumenti del prezzo della benzina del mese scorso. In termini tendenziali, l’inflazione headline torna in linea con quella core, con l’uscita dell’effetto confronto favorevole con il 2008.

– I nuovi cantieri a novembre sono previsti in aumento a 580 mila da 529 mila di ottobre. Le nuove licenze dovrebbero aumentare a 575 mila da 551 mila di ottobre. Queste variazioni sarebbero in grado di compensare le contrazioni del mese di ottobre, probabilmente giustificate dall’aspettativa della fine del programma di incentivi agli acquisti di prima casa, successivamente ampliati ed estesi fino ad aprile 2010 a inizio novembre. Il trend del settore dovrebbe rimanere positivo grazie agli ampi sussidi governativi.

– La riunione del FOMC dovrebbe concludersi con tassi fermi e un comunicato ancora caratterizzato dall’indicazione di tassi sui livelli attuali “per un periodo esteso”. La valutazione dell’economia rileverà il miglioramento del trend del mercato del lavoro visto a novembre, ma sottolineerà ancora che disoccupazione comunque molto elevata e restrizione del credito rappresentano un freno significativo alla crescita dei consumi. Il comunicato manterrà l’elenco delle tre variabili fondamentali nella determinazione della futura svolta di politica monetaria: utilizzo delle risorse, trend dell’inflazione e delle aspettative di inflazione. Ancora una volta maggiori informazioni sulla strategia di uscita verranno diffuse con i verbali in pubblicazione il 6 gennaio 2010.

Ieri sui mercati

Andamento contrastato per i mercati azionari mondiali, più positivo per il Nikkei grazie all’indebolimento dello yen contro dollaro ed euro. Rendimenti dei titoli di stato in rialzo, con andamento divergente per i periferici: Italia e Irlanda vedono, infatti, lo spread sul Bund chiudersi, mentre la Grecia allarga sul decennale a 255pb, nuovo massimo del mese: gli investitori rimangono preoccupati per la mancanza di dettagli e la scarsa trasparenza sulla manovra fiscale. Un corollario delle tensioni sulla Grecia è l’importante la discesa dell’euro sotto 1,46, confermata questa mattina, che potrebbe preludere a un’ulteriore correzione del cambio.

Area euro

Germania. L’indice ZEW sulle aspettative a 6 mesi di analisti e investitori istituzionali sull’economia tedesca è calato lievemente a dicembre, a 50,4 da 51,1. Il dato è comunque risultato di poco superiore alle attese, e il saldo mostra che la percentuale di coloro che vedono un miglioramento dell’attività tra sei mesi prevale ancora largamente sui pessimisti (la media storica dal ’91 per l’indice delle aspettative è 27). Viceversa, continua a migliorare (ma lievemente meno del previsto) l’indice sulla situazione corrente, a -60,6 da -65,6. Questo indice rimane comunque di molto al di sotto della media storica (-32,1). In sintesi, il dato non cambia di molto lo scenario: l’indice delle aspettative, pur in calo da qualche mese, si mantiene su livelli molto elevati, per l’indice sulla situazione corrente ci sono ancora ampi margini di miglioramento.

L’indice sul costo del lavoro orario nell’eurozona ha visto un rallentamento superiore al previsto a 3,2% a/a nel 3° trimestre da 4,3% a/a precedente. Il costo del lavoro è superiore alla media per Germania (4,8% a/a) e Spagna (4,7% a/a) e inferiore per Italia (1,8% a/a) e Francia (1,1% a/a); l’unico Paese in negativo è l’Olanda (-0,8% a/a). Il dato non sorprende, anzi tenendo conto che il tasso di disoccupazione anticipa di due anni l’andamento del costo del lavoro ci si può aspettare un ulteriore rallentamento di questa variabile, che potrebbe anche arrivare vicino a zero.

Stati Uniti

– L’indagine Empire a sorpresa crolla a dicembre di 20 punti, passando da 23,5 di novembre a 2,55. In calo gli ordini (a 2,2 da 16,69), le consegne (a 6,3 da 12,9), il numero di dipendenti (a -5,3 da 1,3) e la settimana lavorativa (-5,2 da +5,2). I dati danno un segnale di cautela sullo scenario del settore manifatturiero, ma la serie di questa indagine è tipicamente molto volatile e la dimensione della variazione non dovrebbe essere estrapolata alle altre indagini.

Il PPI a novembre ha sorpreso verso l’alto con un incremento mensile di 1,8% per l’indice headline (+2,4% a/a) e di 0,5% per l’indice core (+1,2% a/a). I beni energetici vedono un aumento di 6,9% m/m. I dati mettono rischi verso l’alto per il CPI di novembre, ma non sono un indicatore di chiara ripresa dell’inflazione.

La produzione industriale a novembre registra un aumento dello 0,8% m/m, e il dato di ottobre viene rivisto verso il basso (variazione nulla da +0,1% m/m). L’utilizzo della capacità produttiva sale a 71,3% da 70,6%. I dati danno supporto alla previsione di una crescita sostenuta del PIL anche nel 4° trimestre.

– Gli acquisti netti di attività finanziarie a lungo termine ammontano a 20,7 mld di dollari a ottobre, in calo da 40,7 mld di settembre. Gli acquisti netti del settore privato sono pari a 28,8 mld concentrati su Treasuries (+24 mld).

Analisi Daily

Fonte: Intesa Sanpaolo S.p.A.


Appendice
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Da seguire:

– Aste – L’Italia colloca il nuovo BTP 4,25% 03/2020 per un ammontare di 4-5 mld, e riapre rispettivamente per 2-2,5 mld e per 1,5-2,25 mld il BTP 2,5% 07/2012 e il CCT 07/2016.

Area Euro

– L’operazione di rifinanziamento a 1 anno dovrebbe chiudersi con un’allocazione di fondi inferiore ai 442 mld dell’asta del 22 giugno, dato il miglioramento delle condizioni di mercato monetario e, soprattutto, il calo dei tassi a brevissimo termine che nel frattempo è intervenuto. La stima di consenso è di 135 mld. L’asta sarà condotta a tasso fisso e senza l’applicazione di uno spread sul refi.

– L’indice di fiducia economica della Commissione UE offrirà un quadro più completo sulla situazione ciclica nell’area euro. Il ritmo della ripresa sembra aver rallentato a fine estate stando alle indagini nazionali che hanno mostrato aumenti inferiori alle attese in Germania, Belgio e Olanda. L’indice sintetico è visto in salita a 81,8, da un precedente 80,6. Se confermato, il dato lascerebbe la media per il 3° trimestre a 79,5, da un precedente 70,2 coerente con una contrazione meno pesante del PIL nei mesi estivi.

– Italia. L’indice delle retribuzioni orarie contrattuali è visto mantenere una crescita annua stabile a 2,1% a/a ad agosto. Si tratta di un deciso rallentamento dal picco di 4,3% a/a toccato a gennaio. Le retribuzioni contrattuali potrebbero rimbalzare lievemente fino a 2,8% a/a nei mesi autunnali, per effetto dell’applicazione di incrementi previsti, ma c’è il rischio di un successivo rallentamento sotto il 2% tra fine 2009 e inizio 2010, per via degli effetti ritardati dell’aumento in corso della disoccupazione.

– Italia. La fiducia delle imprese manifatturiere è vista in aumento per il sesto mese consecutivo a settembre. Stimiamo l’indice ISAE a 76,6, da 74,8 precedente. La fiducia è ormai in deciso recupero dal minimo di marzo (62), pur rimanendo ben al di sotto della media storica (88,2). Il dato sarebbe coerente con il recupero di fiducia visto negli altri Paesi europei. Confortante il fatto che, a partire dal mese scorso, il miglioramento abbia cominciato a riguardare le valutazioni delle imprese sugli ordini, mentre fino ad allora il recupero era guidato soprattutto dalla fase di decumulo dei magazzini.

Stati Uniti

– La fiducia dei consumatori rilevata dal Conference Board a settembre dovrebbe salire a 55 da 54 di agosto. Nelle ultime settimane gli indici di fiducia non hanno segnalato nuovi miglioramenti: la fiducia dovrebbe oscillare nel range ristretto degli ultimi quattro mesi (47,4-54,8). Ad agosto l’indagine del Conference Board aveva registrato un ampio aumento della componente aspettative (+10,1), mentre quella corrente si era riportata solo sul livello di luglio (+1,6, a 24,9). Anche gli indicatori del mercato del lavoro erano migliorati ad agosto senza segnare nuovi massimi (a -40,9 ad agosto, risultato meno brillante che a maggio, a -38,1).

Ieri sui mercati

Le tensioni sullo yen hanno suggerito alle autorità monetarie nipponiche una correzione di tiro: Fuji ha affermato che gli attuali movimenti dei cambi sono “naturali”, ma che potrebbe agire se diventassero abnormi; in ogni caso, non ha mai sostenuto né uno yen forte, né uno yen debole. Il rimbalzo degli indici azionari ha brevemente riportato il cambio euro/dollaro verso 1,465, con massimi a 1,4680. Dollaro fra 89,5 e 90,6 yen, ampiamente sopra i minimi di 88,23 toccati nella notte fra domenica e lunedì. La sterlina, scesa fino a 1,576, in seguito è rientrata fra 1,5870-1,5960. Dollaro australiano sostenuto anche da voci di rialzo dei tassi a novembre e dicembre. Calo dei rendimenti sui titoli di stato, nuovamente più marcato sulle scadenze lunghe delle curve. Stabili i corsi delle materie prime, con moderati rialzi per il petrolio ($0,69 per la prima scadenza del Light Crude Future).

Area Euro

Germania. A settembre l’indice dei prezzi al consumo è calato di 0,3% m/m, più debole delle stime di consenso ma in linea con la nostra previsione. Sull’anno i prezzi al consumo calano di 0,2% /a e di 0,3% /a sulla misura armonizzata. La flessione dei prezzi è riconducibile al rientro delle pressioni sui prezzi delle benzine ed alimentari freschi. L’inflazione tedesca dovrebbe tornare positivada fine 2009.

Italia. La fiducia dei consumatori ha continuato a salire a settembre, battendo ancora una volta la più rosea delle previsioni. L’indice è così arrivato a 113,6 (da 111,8 di agosto), arrivando ai massimi da oltre 7 anni. Peraltro, il miglioramento riguarda più la valutazione sulla situazione economica generale del Paese che non la situazione personale degli intervistati, migliorata solo lievemente a 125,9 da 125. Continuano a salire (rimanendo comunque al di sotto dei massimi toccati a marzo) le attese sulla disoccupazione.

Stati Uniti

Il Chicago Fed National Index, l’indice composito del ciclo costruito sulla base di ben 85 diversi indicatori, è tornato a scendere ad agosto (a -0,90) dopo aver toccato a luglio (a -0,56) un massimo da gennaio 2008. Il peggioramento è dovuto principalmente agli indicatori sul mercato del lavoro (il tasso di disoccupazione è salito di 3 decimi a 9,7%). L’indicatore è su livelli ancora recessivi ma segnala un deciso attenuarsi della recessione rispetto ai primi mesi dell’anno.

Giappone

L’inflazione ad agosto è scesa a -2,2% a/a; al netto di alimentari freschi l’indice scende a -2,4% a/a. La misura sottostante (ex energia e alimentari) segna -0,9% a/a. Anche i dati di Tokyo per settembre vedono ancora cali marcati.

L’indice di fiducia delle piccole imprese è salito a settembre a 43,5 da 41,8, in aumento continuo dai minimi di 24,9 di gennaio.

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