CALCOLATRICE

20/11/09 Riunione BoJ (prev. Intesa Sanpaolo: tasso overnight stabile a 0,1%)


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Da seguire: Area euro :- Germania. I prezzi alla produzione sono rimasti invariati rispetto a settembre. La dinamica annua rimane a ….

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-7,6% a/a. Le pressioni sui prezzi delle commodities non si sono ancora manifestate negli indici.

Ieri sui mercati

Netto ribasso dei principali indici azionari, trascinati al ribasso da tecnologici ed energia. Modesti i benefici per i titoli di stato, con progressi che non vanno oltre i 31pb sui future. Continua la pressione al rialzo sugli spread sovrani nell’eurozona, con allagamenti più marcati per Grecia e Irlanda, e poi Spagna e Italia. Calo dei tassi impliciti nei future monetari. Sui mercati valutari, il calo degli indici azionari ha favorito un modesto rimbalzo del dollaro, con minimi a 1,4839 per l’euro e a 1,6604 per la sterlina, e un arretramento dei future petroliferi sulle scadenze più vicine di circa due dollari (-2,6 sulla scadenza di gennaio del Light Crude).

L’OCSE ha raddoppiato, rispetto a giugno, le stime sulla crescita dei Paesi membri per il 2010, a 1,9% dallo 0,7% previsto a giugno; la ripresa è vista consolidarsi ulteriormente al 2,5% nel 2011. Lo scenario è decisamente più favorevole per i Paesi emergenti. Nonostante la ripresa, c’è ancora spazio per un aumento sensibile dei disoccupati. La crisi avrà importanti ripercussioni sui conti pubblici: il debito per la media dei Paesi OCSE è visto superare il 100% del PIL a partire dal 2011 (dal 90% quest’anno). Secondo l’OCSE le banche centrali dovrebbero rimuovere le misure non convenzionali in modo da evitare eccessi di liquidità ma non dovrebbero usare la leva dei tassi ufficiali finché non si avvertano pressioni inflazionistiche.

Area euro

Italia. Nei primi nove mesi del 2009 il saldo commerciale è stato negativo per 2,3 miliardi, con una netta riduzione del passivo rispetto ai -9,9 miliardi dello stesso periodo dell’anno scorso. Nel mese il saldo migliora grazie a un aumento dell’export di 6,6% m/m a fronte di un aumento molto più contenuto dell’import (+0,6% m/m). Ma i segnali incoraggianti hanno riguardato solo i Paesi extra-UE. Su base annua, sempre nei primi 9 mesi dell’anno, l’export complessivo si attesta a -23,1% a/a, l’import a -24,9% a/a. Nei confronti dei Paesi UE, le esportazioni risultano nello stesso periodo in calo di -25,5% a/a, le importazioni di -15% a/a.

Stati Uniti

Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono rimaste invariate a 505 mila unità nella seconda settimana di novembre (il dato è circa in linea con le attese), per una media mobile a 4 settimane in calo a 514 mila unità (minimo da circa un anno; il picco era stato raggiunto a inizio aprile a 659 mila). In sintesi, il dato conferma che è in atto un rallentamento del ritmo di contrazione di posti di lavoro, che tuttavia potrebbe non essere ancora sufficiente a determinare un arresto nel trend di aumento del tasso di disoccupazione.

L’indice della Fed di Filadelfia è salito più del previsto a novembre, a 16,7 dopo il calo a 11,5 di ottobre. L’indice è da quattro mesi in territorio espansivo e si attesta ai massimi dal giugno del 2007. L’aumento è stato trainato dai nuovi ordini (a 14,8 da 6,2), mentre restano in negativo, anche se in miglioramento, gli indici relativi all’occupazione e alle scorte. L’indice sulle aspettative ha continuato a rallentare a 36,8 da 39,8 (e dal picco di 60,1 di giugno), da notare però un sensibile aumento delle intenzioni di spesa in conto capitale (a 13,8 da 8,5). Il dato conferma il recupero per l’attività economica nel settore manifatturiero, aiutato tra l’altro dalla maggiore esposizione all’estero visto il rimbalzo della domanda mondiale e il deprezzamento del dollaro.

Il leading indicator composito calcolato dal Conference Board (considerato un anticipatore del ciclo con un orizzonte da 3 a 6 mesi) è salito per il settimo mese consecutivo a ottobre, di 0,3% m/m dopo il +1% m/m precedente. Il rialzo nel mese è stato trainato dallo spread tra tassi a breve e tassi a lungo termine, dal calo dei jobless claims e dal rally dei mercati azionari. La variazione semestrale annualizzata rimane su livelli a due cifre, pur rallentando lievemente a 10,2% da 11,8%. Il dato conferma che il ciclo positivo può continuare con un orizzonte di 3-6 mesi.

Analisi Daily

Fonte: Intesa Sanpaolo S.p.A.


Appendice
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Da seguire:

– Aste – L’Italia colloca il nuovo BTP 4,25% 03/2020 per un ammontare di 4-5 mld, e riapre rispettivamente per 2-2,5 mld e per 1,5-2,25 mld il BTP 2,5% 07/2012 e il CCT 07/2016.

Area Euro

– L’operazione di rifinanziamento a 1 anno dovrebbe chiudersi con un’allocazione di fondi inferiore ai 442 mld dell’asta del 22 giugno, dato il miglioramento delle condizioni di mercato monetario e, soprattutto, il calo dei tassi a brevissimo termine che nel frattempo è intervenuto. La stima di consenso è di 135 mld. L’asta sarà condotta a tasso fisso e senza l’applicazione di uno spread sul refi.

– L’indice di fiducia economica della Commissione UE offrirà un quadro più completo sulla situazione ciclica nell’area euro. Il ritmo della ripresa sembra aver rallentato a fine estate stando alle indagini nazionali che hanno mostrato aumenti inferiori alle attese in Germania, Belgio e Olanda. L’indice sintetico è visto in salita a 81,8, da un precedente 80,6. Se confermato, il dato lascerebbe la media per il 3° trimestre a 79,5, da un precedente 70,2 coerente con una contrazione meno pesante del PIL nei mesi estivi.

– Italia. L’indice delle retribuzioni orarie contrattuali è visto mantenere una crescita annua stabile a 2,1% a/a ad agosto. Si tratta di un deciso rallentamento dal picco di 4,3% a/a toccato a gennaio. Le retribuzioni contrattuali potrebbero rimbalzare lievemente fino a 2,8% a/a nei mesi autunnali, per effetto dell’applicazione di incrementi previsti, ma c’è il rischio di un successivo rallentamento sotto il 2% tra fine 2009 e inizio 2010, per via degli effetti ritardati dell’aumento in corso della disoccupazione.

– Italia. La fiducia delle imprese manifatturiere è vista in aumento per il sesto mese consecutivo a settembre. Stimiamo l’indice ISAE a 76,6, da 74,8 precedente. La fiducia è ormai in deciso recupero dal minimo di marzo (62), pur rimanendo ben al di sotto della media storica (88,2). Il dato sarebbe coerente con il recupero di fiducia visto negli altri Paesi europei. Confortante il fatto che, a partire dal mese scorso, il miglioramento abbia cominciato a riguardare le valutazioni delle imprese sugli ordini, mentre fino ad allora il recupero era guidato soprattutto dalla fase di decumulo dei magazzini.

Stati Uniti

– La fiducia dei consumatori rilevata dal Conference Board a settembre dovrebbe salire a 55 da 54 di agosto. Nelle ultime settimane gli indici di fiducia non hanno segnalato nuovi miglioramenti: la fiducia dovrebbe oscillare nel range ristretto degli ultimi quattro mesi (47,4-54,8). Ad agosto l’indagine del Conference Board aveva registrato un ampio aumento della componente aspettative (+10,1), mentre quella corrente si era riportata solo sul livello di luglio (+1,6, a 24,9). Anche gli indicatori del mercato del lavoro erano migliorati ad agosto senza segnare nuovi massimi (a -40,9 ad agosto, risultato meno brillante che a maggio, a -38,1).

Ieri sui mercati

Le tensioni sullo yen hanno suggerito alle autorità monetarie nipponiche una correzione di tiro: Fuji ha affermato che gli attuali movimenti dei cambi sono “naturali”, ma che potrebbe agire se diventassero abnormi; in ogni caso, non ha mai sostenuto né uno yen forte, né uno yen debole. Il rimbalzo degli indici azionari ha brevemente riportato il cambio euro/dollaro verso 1,465, con massimi a 1,4680. Dollaro fra 89,5 e 90,6 yen, ampiamente sopra i minimi di 88,23 toccati nella notte fra domenica e lunedì. La sterlina, scesa fino a 1,576, in seguito è rientrata fra 1,5870-1,5960. Dollaro australiano sostenuto anche da voci di rialzo dei tassi a novembre e dicembre. Calo dei rendimenti sui titoli di stato, nuovamente più marcato sulle scadenze lunghe delle curve. Stabili i corsi delle materie prime, con moderati rialzi per il petrolio ($0,69 per la prima scadenza del Light Crude Future).

Area Euro

Germania. A settembre l’indice dei prezzi al consumo è calato di 0,3% m/m, più debole delle stime di consenso ma in linea con la nostra previsione. Sull’anno i prezzi al consumo calano di 0,2% /a e di 0,3% /a sulla misura armonizzata. La flessione dei prezzi è riconducibile al rientro delle pressioni sui prezzi delle benzine ed alimentari freschi. L’inflazione tedesca dovrebbe tornare positivada fine 2009.

Italia. La fiducia dei consumatori ha continuato a salire a settembre, battendo ancora una volta la più rosea delle previsioni. L’indice è così arrivato a 113,6 (da 111,8 di agosto), arrivando ai massimi da oltre 7 anni. Peraltro, il miglioramento riguarda più la valutazione sulla situazione economica generale del Paese che non la situazione personale degli intervistati, migliorata solo lievemente a 125,9 da 125. Continuano a salire (rimanendo comunque al di sotto dei massimi toccati a marzo) le attese sulla disoccupazione.

Stati Uniti

Il Chicago Fed National Index, l’indice composito del ciclo costruito sulla base di ben 85 diversi indicatori, è tornato a scendere ad agosto (a -0,90) dopo aver toccato a luglio (a -0,56) un massimo da gennaio 2008. Il peggioramento è dovuto principalmente agli indicatori sul mercato del lavoro (il tasso di disoccupazione è salito di 3 decimi a 9,7%). L’indicatore è su livelli ancora recessivi ma segnala un deciso attenuarsi della recessione rispetto ai primi mesi dell’anno.

Giappone

L’inflazione ad agosto è scesa a -2,2% a/a; al netto di alimentari freschi l’indice scende a -2,4% a/a. La misura sottostante (ex energia e alimentari) segna -0,9% a/a. Anche i dati di Tokyo per settembre vedono ancora cali marcati.

L’indice di fiducia delle piccole imprese è salito a settembre a 43,5 da 41,8, in aumento continuo dai minimi di 24,9 di gennaio.

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