Se doveste avventurarvi per un lungo viaggio, scegliereste un’automobile del 1957 o una superaccessoriata berlina del 2009? Preferireste vedere la finale di Champions League della vostra squadra del cuore con un televisore del 1957 oppure con un tv ad alta definizione di nuova generazione?….
Gli ETF FTSE RAFI di Invesco PowerShares.
Probabilmente, a parte gli appassionati delle auto d’epoca e, forse, qualche nostalgico, le risposte sarebbero scontate. Non è così, invece, nell’ambito dei benchmark dei principali mercati azionari. La maggior parte di essi, infatti, sono stati messi a punto negli anni sessanta e settanta a cominciare dall’S&P500. Quest’ultimo, introdotto nel 1957, utilizzava le tecnologie più all’avanguardia allora disponibili ed è stato il primo indice ponderato in base alla capitalizzazione di mercato: da allora la comunità degli investitori ha adottato la ponderazione in base alla capitalizzazione di mercato quale metodologia sottostante per la quasi totalità degli indici, nonché per quelli relativi ai fondi indicizzati e agli ETF (exchangetraded fund ) disponibili. Il punto è che quella metodologia, che appare obsoleta e superata dalle attuali tecnologie e dagli straordinari progressi compiuti sui mercati finanziari, è fonte di problemi. Questo perché la speculazione di mercato può essere causa di una significativa distorsione dei prezzi dei titoli (il cosiddetto mispricing), che consiste nel sovrappesare i titoli sopravvalutati e nel sottopesare quelli sottovalutati. Un clamoroso esempio di tale fenomeno si è verificato durante la bolla tecnologica del 1999-2000, quando le società operanti in Internet influirono sulle capitalizzazioni di mercato, con ponderazioni dell’indice di molto eccedenti il valore delle società consolidate.
Una soluzione per superare queste problematiche è fornita dagli indici ponderati in base ai fondamentali. Essi costituiscono una sostanzialmente evoluzione rispetto ai precedenti benchmark in quanto si prefiggono di assegnare i pesi dell’indice in base alla reale dimensione finanziaria di una società e non alla sua capitalizzazione di mercato. Tale indicizzazione si basa su ponderazioni del portafoglio ricavate dai fondamentali della società (vendite, patrimonio netto, flussi di cassa e dividendi) e non su ponderazioni di portafoglio determinate dalle inefficienze della valutazione di mercato.
Gli indici ponderati in base ai fondamentali si prefiggono di individuare il reale valore di ogni società, utilizzano variabili fondamentali non soggette a oscillazioni dei prezzi di mercato. Inoltre le performance sono influenzate soltanto in misura minore dalle “bolle” finanziarie e permettono di evitare di sovrappesare i titoli sopravvalutati, operazione che costituisce un potenziale difetto degli indici a capitalizzazione di mercato.
Gli indici FTSE RAFI, in particolare, offrono i vantaggi di una strategia di gestione quantitativa attiva unitamente ai punti salienti dell’investimento passivo: minori costi di rotazione, selezione trasparente basata su regole precise, e mantenimento di un’elevata capacità di investimento.
«Non ricerchiamo il target price dei titoli che compongono i nostri indici bensì il loro valore puntuale, ricavato in base ai principali valori di bilancio che sono ponderati nell’arco degli ultimi 5 anni. E, dopo 12 mesi, lo andiamo a ricalcolare per ribilanciare l’intero paniere» sottolinea Michael Larsen product specialist e associate director di RAFI. Con questo approccio sistematico si evitano le esposizioni eccessive ai titoli più sopravvalutati garantendo una liquidità analoga a quella degli indici ponderati in base alla capitalizzazione di mercato.
Per chi sceglie i fondi indicizzati, è essenziale selezionare un indice che corrisponda agli obiettivi d’investimento prefissati. E’ per questa precisa ragione che Invesco PowerShares offre una gamma di ETF con obiettivi di investimento che vanno oltre la pura e semplice replica del mercato e che hanno come indici sottostanti di riferimenti quelli sviluppati da FTSE RAFI. La ragione? Gli ETF basati su questi specifici indici, ponderati in base ai fondamentali, offrono l’opportunità di realizzare rendimenti superiori con minori rischi rispetto agli ETF basati su benchmark ponderati in base alla capitalizzazione, in quanto slegati dall’andamento irrazionale del mercato.
«Sulla base delle analisi che abbiamo condotto applicando rigorosamente il metodo degli indici sui fondamentali dal 1985 a oggi è emerso che l’extra rendimento ottenibile rispetto agli indici tradizionali che adottano il metodo a capitalizzazione è compreso tra il 2% e il 4% annuo» sottolinea Michael Larsen. Risultati che tendono ad ampliarsi relativamente ai mercati meno efficienti come, per esempio, il segmento delle small cap internazionali (dove il valore aggiunto stimato si attesta intorno al 5%) e le Borse dei Paesi emergenti (per le quali l’extra performance attesa supera i 10 punti percentuali). La puntuale conferma di questi dati stimati in base al back test degli ultimi 25 anni, giunge dalle performance effettivamente realizzate sul campo dagli indici: per esempio, l’FTSE RAFI US 1000 dal 28/11/2005 al 30/6/2009 ha realizzato un extra rendimento del 3% annuo rispetto al corrispettivo indice a capitalizzazione di mercato Russell 1000 mentre dal 4/5/2006 al 30/6/2009 l’FTSE RAFI Europe index ha realizzato una extra performance del 4,2% annua rispetto all’Msci Europe index, indice di mercato a capitalizzazione.
Fonte: ETFWorld – Invesco Asset Management SA








