Da seguire: Stati Uniti: – La Fed pubblica il Beige Book in preparazione per il FOMC del 4 novembre. Il rapporto dovrebbe confermare una moderata ripresa dell’attività, nel settore manifatturiero e …

in quello dell’edilizia residenziale. Le prospettive del settore del commercio al dettaglio dovrebbero rimanere deboli. Il quadro del mercato del lavoro non dovrebbe dare segnali di svolta per l’occupazione.
Ieri sui mercati
La mossa del governo brasiliano, che ieri ha introdotto un’imposta di ingresso sugli investimenti esteri di portafoglio, ha favorito un rimbalzo di quattro figure del dollaro sul real, facendo da catalizzatore per prese di profitto su altre monete soggette a pressione rialzista, come il won. La Banca del Canada ha spento ogni voce di anticipo della normalizzazione monetaria, citando il cambio con il dollaro (che è poi rimbalzato a 1,05 da 1,03) come un importante fattore di freno. Al contrario, secondo la banca centrale della Nuova Zelanda il cambio più forte non implicherà necessariamente un rinvio della restrizione monetaria. Le prese di beneficio hanno interessato anche i mercati azionari mondiali. Tassi di interesse in calo, relativamente più ampio sulle scadenze intermedie (5-10 anni).
Area Euro
Italia. Gli ordini industriali sono calati a sorpresa di -8,6% m/m ad agosto, dopo essere migliorati per ciascuno dei tre mesi precedenti (in particolare di +2,1% – dato rivisto verso il basso da +3,2% m/m – a luglio). La flessione è stata più pronunciata per gli ordini dall’estero. I dati sugli ordini (e quelli sull’export) di agosto hanno contraddetto il balzo della produzione, confermando che per i prossimi mesi non c’è da attendersi un trend lineare di ripresa per l’attività economica ma uno scenario di marcata volatilità.
Stati Uniti
I nuovi cantieri sono aumentati dello 0,5% m/m a settembre, salendo a 590 mila, da 587 mila di agosto (rivisto da 598 mila). L’aumento più contenuto delle attese è la combinazione di una variazione sostenuta dei antieri per unità uni-familiari (+3,4% m/m) a fronte di un ampio calo dei cantieri per unità multi-familiari (-15,2% m/m). Questo sotto-settore dell’edilizia residenziale, oltre a essere di dimensione molto modesta sul totale (poco meno di un sesto del totale) è molto volatile: le variazioni sono tipicamente a 2 cifre e di segno contrario da un mese all’altro. I dati mostrano una sostanziale stabilizzazione intorno a 590 mila unità negli ultimi 4 mesi. Un trend analogo si riscontra per le licenze. Le nuove licenze scendono a settembre a 573 mila da 580 mila di agosto (riviste da 580 mila), con un calo per le unità uni-familiari (-3% m/m) e un aumento per quelle multi-familiari (+6% m/m). I dati danno indicazione di stabilizzazione delle costruzioni residenziali al di sopra dei minimi del 2° trimestre.
Il PPI a settembre scende dello 0,6% m/m e l’indice core scende dello 0,1% m/m. In ampio calo la componente energia, con -2,4% m/m (benzina -5,4% m/m, gas -1,9% m/m, elettricità -0,1% m/m). marginalmente negativo il comparto abbigliamento (-0,1% m/m), ma ampiamente positiva la variazione dei prezzi delle auto (+1% m/m, dopo +0,7% m/m di agosto). In calo i prezzi dei beni di investimento (-0,1% m/m), con contrazioni diffuse a tutti i sotto settori. In calo anche i beni alimentari (-0,1% m/m). I beni intermedi core vedono una variazione mensile di +0,9%, segnalando che il dato negativo di settembre non è parte di un trend in atto.
Le vendite settimanali vedono un calo di 1% m/m nella settimana conclusa il 17 ottobre, il quinto calo consecutivo secondo l’indice ICSC.
Plosser, Yellen e Warsh sono intervenuti su temi di politica monetaria, il primo con accenti critici per il ruolo assunto dalla Fed attraverso i programmi di stimolo quantitativo. Yellen e Warsh esternano una vaga consapevolezza che l’eccesso di liquidità sta destabilizzando i mercati, ma preferiscono puntare sul sostegno alla ripresa economica.
Focus: ECOFIN verso un ritorno alla sostenibilità dei conti pubblici?
I Ministri delle Finanze, all’ECOFIN, si sono accordati per dare inizio al processo di consolidamento dei conti pubblici a partire dal 2011. Per far fronte alla crisi i governi europei hanno adottato misure di politica fiscale per circa 5 punti di PIL. Il deficit dell’area euro passerà dallo 0,7% del 2008 a circa il 7% nel 20101. Il debito in rapporto al Pil è atteso lievitare di circa 20%. L’aumento è comparabile con quello osservato nelle crisi precedenti. Tuttavia, l’impennata del debito coincide con la “gobba” legata a fattori demografici. Si richiederà, quindi, uno sforzo per ricondurre le finanze pubbliche su di un sentiero di sostenibilità più o meno ingente a secondo dei Paesi e comunque un miglioramento annuo del deficit strutturale. superiore allo 0,5% del PIL prescritto dal Trattato di Maastricht.
Un rudimentale esercizio di simulazione indica che il costo della correzione, necessaria a stabilizzare il debito in rapporto al PIL sui livelli di fine 2012, potrebbe aggirarsi in media intorno al 5% del PIL nella zona euro e andrebbe spalmato su almeno quattro anni. Il conto da pagare è elevato in tutti i paesi, ma nel caso di Irlanda e Spagna è mastodontico. L’Italia, in termini relativi, si trova in una posizione migliore di Germania, Francia e Spagna, dal momento che l’alto debito ha imposto il mantenimento di un lieve surplus primario anche nel 2008.
In assenza di regole stringenti a livello nazionale, come quella adottata per esempio in Germania, è più che probabile che le regole della politica prendano il sopravvento sullo sforzo di politica fiscale.
Analisi Daily
Appendice
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– Aste – L’Italia colloca il nuovo BTP 4,25% 03/2020 per un ammontare di 4-5 mld, e riapre rispettivamente per 2-2,5 mld e per 1,5-2,25 mld il BTP 2,5% 07/2012 e il CCT 07/2016.
Area Euro
– L’operazione di rifinanziamento a 1 anno dovrebbe chiudersi con un’allocazione di fondi inferiore ai 442 mld dell’asta del 22 giugno, dato il miglioramento delle condizioni di mercato monetario e, soprattutto, il calo dei tassi a brevissimo termine che nel frattempo è intervenuto. La stima di consenso è di 135 mld. L’asta sarà condotta a tasso fisso e senza l’applicazione di uno spread sul refi.
– L’indice di fiducia economica della Commissione UE offrirà un quadro più completo sulla situazione ciclica nell’area euro. Il ritmo della ripresa sembra aver rallentato a fine estate stando alle indagini nazionali che hanno mostrato aumenti inferiori alle attese in Germania, Belgio e Olanda. L’indice sintetico è visto in salita a 81,8, da un precedente 80,6. Se confermato, il dato lascerebbe la media per il 3° trimestre a 79,5, da un precedente 70,2 coerente con una contrazione meno pesante del PIL nei mesi estivi.
– Italia. L’indice delle retribuzioni orarie contrattuali è visto mantenere una crescita annua stabile a 2,1% a/a ad agosto. Si tratta di un deciso rallentamento dal picco di 4,3% a/a toccato a gennaio. Le retribuzioni contrattuali potrebbero rimbalzare lievemente fino a 2,8% a/a nei mesi autunnali, per effetto dell’applicazione di incrementi previsti, ma c’è il rischio di un successivo rallentamento sotto il 2% tra fine 2009 e inizio 2010, per via degli effetti ritardati dell’aumento in corso della disoccupazione.
– Italia. La fiducia delle imprese manifatturiere è vista in aumento per il sesto mese consecutivo a settembre. Stimiamo l’indice ISAE a 76,6, da 74,8 precedente. La fiducia è ormai in deciso recupero dal minimo di marzo (62), pur rimanendo ben al di sotto della media storica (88,2). Il dato sarebbe coerente con il recupero di fiducia visto negli altri Paesi europei. Confortante il fatto che, a partire dal mese scorso, il miglioramento abbia cominciato a riguardare le valutazioni delle imprese sugli ordini, mentre fino ad allora il recupero era guidato soprattutto dalla fase di decumulo dei magazzini.
Stati Uniti
– La fiducia dei consumatori rilevata dal Conference Board a settembre dovrebbe salire a 55 da 54 di agosto. Nelle ultime settimane gli indici di fiducia non hanno segnalato nuovi miglioramenti: la fiducia dovrebbe oscillare nel range ristretto degli ultimi quattro mesi (47,4-54,8). Ad agosto l’indagine del Conference Board aveva registrato un ampio aumento della componente aspettative (+10,1), mentre quella corrente si era riportata solo sul livello di luglio (+1,6, a 24,9). Anche gli indicatori del mercato del lavoro erano migliorati ad agosto senza segnare nuovi massimi (a -40,9 ad agosto, risultato meno brillante che a maggio, a -38,1).
Ieri sui mercati
Le tensioni sullo yen hanno suggerito alle autorità monetarie nipponiche una correzione di tiro: Fuji ha affermato che gli attuali movimenti dei cambi sono “naturali”, ma che potrebbe agire se diventassero abnormi; in ogni caso, non ha mai sostenuto né uno yen forte, né uno yen debole. Il rimbalzo degli indici azionari ha brevemente riportato il cambio euro/dollaro verso 1,465, con massimi a 1,4680. Dollaro fra 89,5 e 90,6 yen, ampiamente sopra i minimi di 88,23 toccati nella notte fra domenica e lunedì. La sterlina, scesa fino a 1,576, in seguito è rientrata fra 1,5870-1,5960. Dollaro australiano sostenuto anche da voci di rialzo dei tassi a novembre e dicembre. Calo dei rendimenti sui titoli di stato, nuovamente più marcato sulle scadenze lunghe delle curve. Stabili i corsi delle materie prime, con moderati rialzi per il petrolio ($0,69 per la prima scadenza del Light Crude Future).
Area Euro
Germania. A settembre l’indice dei prezzi al consumo è calato di 0,3% m/m, più debole delle stime di consenso ma in linea con la nostra previsione. Sull’anno i prezzi al consumo calano di 0,2% /a e di 0,3% /a sulla misura armonizzata. La flessione dei prezzi è riconducibile al rientro delle pressioni sui prezzi delle benzine ed alimentari freschi. L’inflazione tedesca dovrebbe tornare positivada fine 2009.
Italia. La fiducia dei consumatori ha continuato a salire a settembre, battendo ancora una volta la più rosea delle previsioni. L’indice è così arrivato a 113,6 (da 111,8 di agosto), arrivando ai massimi da oltre 7 anni. Peraltro, il miglioramento riguarda più la valutazione sulla situazione economica generale del Paese che non la situazione personale degli intervistati, migliorata solo lievemente a 125,9 da 125. Continuano a salire (rimanendo comunque al di sotto dei massimi toccati a marzo) le attese sulla disoccupazione.
Stati Uniti
Il Chicago Fed National Index, l’indice composito del ciclo costruito sulla base di ben 85 diversi indicatori, è tornato a scendere ad agosto (a -0,90) dopo aver toccato a luglio (a -0,56) un massimo da gennaio 2008. Il peggioramento è dovuto principalmente agli indicatori sul mercato del lavoro (il tasso di disoccupazione è salito di 3 decimi a 9,7%). L’indicatore è su livelli ancora recessivi ma segnala un deciso attenuarsi della recessione rispetto ai primi mesi dell’anno.
Giappone
L’inflazione ad agosto è scesa a -2,2% a/a; al netto di alimentari freschi l’indice scende a -2,4% a/a. La misura sottostante (ex energia e alimentari) segna -0,9% a/a. Anche i dati di Tokyo per settembre vedono ancora cali marcati.
L’indice di fiducia delle piccole imprese è salito a settembre a 43,5 da 41,8, in aumento continuo dai minimi di 24,9 di gennaio.






