La settimana passata ha visto tassi invariati all’1% per l’eurozona, la cui economia in lieve miglioramento non lascia spazio a eccessi di sicurezza sulla sostenibilità della ripresa , anzi un po’ di timore c’è per un euro forte che potrebbe fare da freno e per una …..
svalutazione eccessiva del biglietto verde. A margine della riunione della BCE, per la quale non è ancora ora di ritirare le misure di stimolo al credito, il presidente Trichet è stato chiaro: troppa volatilità sulle grandi valute con relativi movimenti disordinati dei tassi di cambio non giova alla crescita, alcune economie emergenti dovranno progressivamente e ordinatamente apprezzare la propria valuta nel medio termine, ed infine un dollaro forte è importante per l’economia globale. L’Opec non ha alternative al dollaro americano ma nel lungo termine è dovrà cedere gradualmente gli spazi a euro e yuan, secondo il ministro algerino del petrolio Chakib Khelil, il quale ha aggiunto di non aspettarsi dalla riunione di dicembre un aumento della produzione. L’economia in ripresa per il 2010 non escluderebbe prezzi del greggio intorno a 80 dollari al barile e tali aspettative di rialzo sono il vero allarme per la crescita e per l’inflazione; in questo contesto spicca il nuovo record storico dell’oro, scambiato sui massimi a 1061,50 dollari l’oncia, oltre il 20% la sua crescita da inizio anno. Sul fronte monetario la BoE ha lasciato i tassi fermi allo 0.5% ed anche il programma di quantitative easing è rimasto fermo a 175 mld gbp, mentre più coraggiosa è stata la Banca Centrale Australiana che ha inaugurato la prima vera “exit strategy” tra i Paesi del G-20, alzando i tassi di riferimento dal 3% al 3,25% e manifestando l’intenzione di continuare a stringere .
Per l’area euro il prodotto interno lordo è calato dello 0.2% su base trimestrale; il precedente dato aveva visto il PIL decrescere di ben 2,5%, mentre le attese degli operatori erano per un calo di soli 0.1 punti percentuali. Su base annuo il calo è del 4.8%. segnali incoraggianti di ripresa economica provenienti dalla Germania, dove la produzione industriale di agosto ha segnato un +1.7%, nettamente superiore al -1.1% registrato in precedenza e migliore delle attese (+1.5%) mentre gli ordini industriali di settembre sono in aumento del 1.4% su base mensile (consensus 1.2%, dato precedente 3.5%). Sul fronte USA a sorprendere favorevolmente è stato l’indice ISM del settore servizi, di settembre che ha registrato un incremento a 50,9 punti dai 48,4 punti di agosto, contro i 50 stimati dal mercato. Il dato si porta così oltre la soglia dei 50 punti che fa da spartiacque fra contrazione ed espansione. D’altra parte il segretario al Tesoro americano Timothy Geithner parla di difficili questioni che toccano di fatto equilibri di potere fra paesi e istituzioni e dei rischi per il sistema e per i consumatori mentre il nuovo “guru” Nouriel Roubini sostiene che i mercati azionari e delle materie prime potrebbero perdere colpi nei prossimi mesi, perché sono “cresciuti troppo, troppo presto e troppo velocemente” e ci sono i rischi di una correzione. Per la settimana entrante attenzione rivolta alla decisione monetaria della banca centrale svizzera e di quella giapponese, dati su fiducia, inflazione e produzione industriale per l’area euro, inflazione e mercato del lavoro USA.
Principali tassi di cambio
Euro – Dollaro:
Avvio di settimana al ribasso per il dollaro, paradossalmente penalizzato da un ISM servizi migliore del previsto sopra quota 50 punti. Rimane valido il meccanismo per cui dati USA negativi tendono a favorire il biglietto verde: l’avversione al rischio continua ad essere il principale market mover in questa fase; da un lato c’è “l’euforia” della ripresa, mentre dall’altro è doverosa una presa di coscienza della fragilità delle condizioni economiche future. La valuta statunitense ha sofferto intorno a metà settimana a causa del primo aumento dei tassi, annunciato dalla Reserve Bank of Australia – primo paese dei G20 – e a causa delle reazioni rialziste di euro e sterlina dopo la conclusione degli incontri di BCE e BoE. La moneta unica è ritornata in area 1.48 grazie alle dichiarazioni di Trichet, che non ha alzato ulteriormente i toni rispetto al tema dell’eccessiva recente forza di euro. Di fatto il cambio non è riuscito ad avvicinare il massimo del 23 settembre a 1,4842 fermandosi a 1,4817.
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Euro – Yen:
Settimana altalenante per il cross, con una ripresa di volatilità sia verso l’alto che verso il basso, sopratutto in concomitanza di supporti e resistenze. Nella prima parte della settimana il cross ha toccato minimi denll’ordine 129.00 figura, per poi aprire una fase di forte volatilità. Lo sfondamento della media mobile a 200 (orario) fornisce un un buon segnale di inversione di trend primario. Non dimeno le parole del ministro delle finanze giapponese Fujii in merito a possibili interventi diretti sul mercato dei cambi potrebbero concretizzare l’inversione di tendenza. L’aumento dell’avvesrione al rischio potrebbe parimenti giocare un ruolo favorevole per lo yen essendo ancora non chiare le implicazioni fondamentali per un ritorno ad una crescita stabile e concreta.
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Dollaro – Yen:
A sorpresa, il ministro delle finanze giapponese Fujii ha espresso disponibilità, se necessario, ad intervenire sul mercato per indebolire lo yen nel caso in cui questo si rafforzasse troppo. L’annuncio ha permesso al cambio di portarsi a quota 90, seppure per un lasso di tempo molto breve; il miglioramento del leading indicator giapponese ha infatti permesso un repentino recupero dello yen, che si è andato rafforzando nonostante il calo della risk aversion. Il minimo di settimana a 88 è stato toccato appena prima conclusione degli incontri di BCE e BoE. Quest’ultimo livello risulta particolarmente interessante, perché in questo intorno il mercato starebbe mettendo alla prova le autorità giapponesi: potrebbe scattare un’inversione di tendenza oppure, in caso di sfondamento, spingerebbe il cambio a quota 85. Il mancato sfondamento, per ora, ha fornito supporto al dollaro, che ha recuperato posizioni e si avvia verso una chiusura di settimana sui massimi, nuovamente in area 90.
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Dollaro – Franco Svizzero:
Prosegue l’impostazione rialzista dello svizzero, che trova minimi a 1.0228 contro dollaro. Rimane valido il meccanismo per cui dati USA negativi tendono a favorire il biglietto verde: l’avversione al rischio continua ad essere il principale market mover in questa fase. il trend primario fortemente ribassista stsa trovando comunque spazio per una una lateralità che potrebbe presagire l’inizio di una stasbilizzazione su un gap tra 1.040 e 1.245 nel breve termine.
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Sterlina – Dollaro:
Inizio di settimana al rialzo per la sterlina, grazie agli ottimi dati di settembre relativi ai prezzi delle case secondo Halifax e ad un buon PMI servizi, che suggerisce un lieve miglioramento del ritmo di crescita stimato per il 3° trimestre. La sterlina si è rafforzata portandosi a 1.6047 per poi ritornare in area 1.59 in un primo momento e 1.5860 successivamente. Lo spunto per tale movimento sono stati i pessimi dati sulla produzione industriale/manifatturiera di agosto. La Bank of England oltre a lasciare i tassi invariati a 0,50% non ha modificato i termini e l’ammontare per il programma di acquisto titoli, annuncio interpretato dal mercato come un segnale che la BoE stia rivedendo in meglio la propria view sulle prospettive di ripresa dell’economia. Il cambio ha raggiunto nel pomeriggio di giovedì un massimo a 1.6120, per poi ritornare nuovamente sui minimi di settimana a 1.5860.
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L’utente prende atto che le informazioni contenute in questo report hanno mera natura informativa e vengono elaborate dall’analisi dei dati di negoziazione, dei dati di mercato e dalle statistiche.
Analisi Daily
a cura di: Cfx Intermediazioni
Fonte: Cfx Intermediazioni.com













