La settimana che si è appena chiusa ha visto una performance negativa del mercato azionario, dove hanno prevalso le vendite nonostante i messaggi positivi giunti dai report mensili di ..
BCE e BoE, nonchè le dichiarazioni della Fed. In particolare, secondo gli analisti della Banca Centrale Europea, la recessione globale sarebbe “vicina al punto di svolta”: sono aumentati i segnali in questo senso e come il ritmo di contrazione dell’economia sta “chiaramente diminuendo”.
Certo l’attività economica rimarrà debole nella restante parte del 2009, ma già a partire dal primo trimestre del 2010 si attende una fase di stabilizzazione, cui seguirà una graduale ripresa. Nei prossimi mesi si prevede anche un ulteriore deterioramento delle condizioni del mercato del lavoro. Molto simile il messaggio che emerge dall’inflation report della Bank of England: Pil ancora in contrazione fino alla fine dell’anno in corso e ritrono alla crescita nella seconda metà del 2010.
La BoE, in aggiunta, si è dichiarata preoccupata rispetto alle condizioni del sistema bancario, ritenuto ancora vulnerabile. La Fed, oltre ad aver deciso di lasciare i tassi invariati allo 0.25%, ha voluto dare un’iniezione di fiducia ai mercati, dichiarando che “l’economia americana mostra chiari segni di stabilizzazione”. Una ulteriore conferma è appunto la volontà espressa dalla banca centrale americana di rallentare il programma di acquisto di titoli di stato nel tentativo di garantire una transizione morbida, motivo per cui il piano, che avrebbe dovuto essere completato entro settembre, è stato prolungato fino alla fine di ottobre.
Certo è troppo presto per pensare al rialzo dei tassi, la disoccupazione è effettivamente diminuita, ma potrebbe tornare a salire fino al 10%. Il mercato non sembra aver dato peso alle dichiarazioni di ottimismo dei più importanti istituti centrali: l’avversione al rischio è ritornata a crescere e, come di consueto, lo yen ha guadagnato posizioni contro euro e contro dollaro.
L’inversione di tendenza è stata causata giovedì dal deludente dato relativo alla vendite al dettaglio statunitensi, cui va aggiunto il peggioramento non previsto dell’indice di fiducia dei consumatori americani eleborato dall’università del Michighan e reso noto venerdì. la reazione è stata repentina e gli investitori hanno dato segnali di forte nervosismo: una frenata dei consumi, infatti, potrebbe mettere a repentaglio la ripresa economica.
Principali tassi di cambio
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L’utente prende atto che le informazioni contenute in questo report hanno mera natura informativa e vengono elaborate dall’analisi dei dati di negoziazione, dei dati di mercato e dalle statistiche.
Analisi Weekly
a cura di: Cfx Intermediazioni
Fonte: Cfx Intermediazioni.com













