Oggi commentiamo i dati relativi al prodotto interno lordo d alcuni paesi europei,caratterizzati da risultati largamente peggiori rispetto ….
al consensus.
Fa specie osservare il -6,9% annualizzato di Berlino,piuttosto che il nostrano -5,9%;la crisi non accenna a limitarsi e sembra che l’economia reale sia ormai in balia del contagio da credit crunch.
Solo ieri il mercato del lavoro statunitense si è confermato in stallo totale.
Vogliamo,inoltre,sottolineare il disappunto relativo alla netta spaccatura,per ora mediatica,tra esponenti della BCE: il membro sloveno,insieme al collega slovacco,chiede a gran voce interventi non convenzionali ben più consistenti,mentre il conservativo Weber,forse il più influente a Francoforte,li zittisce in modo determinato.
Ci aspettavamo una coesione,almeno formale,da coloro i quali hanno le redini dell’economia continentale.
La moneta unica ha reagito debolmente a tali eventi e ha perso posizioni contro le altre majors.
In particolare,il cross euro dollaro è sceso di una figura abbondante e ,mentre scriviamo,trova supporto in area 1,3515.
Riteniamo possibile un ulteriore calo,tale da portare il cambio a 1,34-1,3430,livello discriminante per la prossima settimana.
In prospettiva,le dinamiche macroeconomiche sono driver del mercato e il loro sviluppo determinerà i prossimi trend.
Leggere che il mega fondo governativo di Singapore ha liquidato la sua importante quota in Bank of America,probabilmente approfittando del rimbalzo,non denota fiducia nel sistema bancario internazionale.
Fabio Caldato
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