I mercati finanziari non lasciano tregua agli investitori, si susseguono notizie via via più preoccupanti sulle prospettive economiche, mentre …
aumentano sempre più i timori di un collasso del sistema bancario mondiale (come dimostrano i prezzi delle obbligazioni bancarie subordinate).
In uno scenario così pessimista almeno su un aspetto, quello del rischio di inflazione, le prospettive dovrebbero essere decisamente “benigne”. Invece, una scuola di pensiero sempre più diffusa e presente sui media, ha cominciato a
lanciare allarmi molto insistenti sull’imminente rischio di un’impennata dell’inflazione già nel 2010; quindi una sorta di “bolla inflattiva”.
Tra i fautori di queste tesi ci sono alcuni tra gli investitori e analisti più rispettati a livello mondiale; tra cui Warren Buffet, Jim Rogers e, ultima in ordine di tempo, la società di gestione PIMCO, specializzata proprio in obbligazioni.
Anche grazie a questi timori, i titoli inflation linked sono diventati meno appetibili rispetto a fine 2008 (avendo rimbalzato decisamente dai minimi); ma se questo scenario dovesse verificarsi nella realtà, potrebbero comunque rivelarsi uno dei
migliori investimenti obbligazionari dei prossimi 1-2 anni.
In quest’ottica, cerchiamo di valutare quanto il rischio di inflazione futura sia già implicito nei mercati, utilizzando la “curva dell’inflazione” calcolata attraverso le quotazioni degli “inflation swaps” (si veda in merito il report del 4 giugno 2008).
Attraverso la curva degli inflation swap, che indicano le aspettative di inflazione media nel corso di un determinato numero di anni futuri, siamo in grado di calcolare il valore atteso dell’inflazione per ciascun intervallo annuale. In questo modo saremo in grado di verificare se e quando il mercato si attenda una nuova “esplosione” dei prezzi.
Curva di inflazione europea L’ inflazione per i prossimi 12 mesi è prevista molto bassa allo 0,50%. Già a partire dai 12 mesi successivi però è previsto un aumento dei prezzi del 1.70% circa. Successivamente l’inflazione annua è prevista relativamente stabile tra 1.80% e 2,50%.

Se queste sono le aspettative attuali, possiamo osservare dal grafico successivo come si sono mosse nel corso degli ultimi 24 mesi. E’ evidente il “crollo” dell’aspettativa media di inflazione nel corso dell’ultimo trimestre 2008, seguito da una fase di lieve aumento (nonostante dati economici molto negativi), probabilmente alimentato proprio dalle considerazioni sui rischi futuri di una “bolla inflattiva”.
Sorprende da certi punti di vista, che l’inflazione media dei prossimi 10 anni sia scesa di solo mezzo punto percentuale; dal 2,50% circa di inizio 2008 al 2% attuale. Una diminuzione molto modesta che non sembra per nulla in linea con altri valori finanziari (di azioni e obbligazioni), che indicano invece un probabile collasso economico.

Curva di inflazione statunitense Negli USA, l’inflazione per i prossimi 12 mesi è prevista a -2% (quindi deflazione), nei successivi 12 dovrebbe tornare una crescita dei prezzi positiva (a +1,5% circa). Successivamente l’inflazione annua dovrebbe continua re a salire fino a raggiungere il 4% circa (però tra ben 10 anni).

Analizzando l’andamento delle aspettative di inflazione degli ultimi due anni in USA, salta subito all’occhio la maggiore oscillazione dei valori rispetto all’area Euro. L’inflazione media per i prossimi tre anni è prevista vicino allo zero, mentre quella dei prossimi 10 è prevista al 2%; segno che (coerentemente con la curva di inflazione della pagina precedente) ci si
attende un aumento della crescita dei prezzi però decisamente spostato nel futuro (a partire da cinque anni da adesso).

Nel complesso quindi, si può affermare che le previsioni di inflazione per i prossimi anni siano sì in crescita, ma non certo a livelli che dovrebbero preoccupare gli investitori.
Da questo punto di vista quindi, se le previsioni di Buffet, Rogers e PIMCO di un forte aumento dei prezzi già per il 2010 si dovessero rivelare corrette, potrebbero rappresentare per i mercati obbligazionari un notevole problema (proprio in quanto non del tutto atteso), con contraccolpi negativi sui prezzi dei bond. Ovviamente i titoli di tipo inflation linked sarebbero invece relativamente avvantaggiati.
Da un punto di vista più “trasversale”, l’arrivo dell’inflazione potrebbe anche essere salutato positivamente, in quanto starebbe probabilmente a significare che lo scenario “catastrofista” sull’economia e sul sistema bancario è stato evitato.
In quest’ottica quindi, un’eventuale forte impennata dell’inflazione rappresenterebbe il “prossimo” problema da dover affrontare, ma significherebbe anche che l’attuale rischio di “collasso del sistema” è stato evitato.
Analisi Weekly
a cura di: JC & Associati
Autore: Jacopo Ceccatelli – Nicolò Nunziata – Erasmo Paolella
JC & Associati, nell’ambito della sua attività di consulenza finanziaria, pur utilizzando metodi di previsione ritenuti attendibili e basati su analisi fondamentali e quantitative, declina ogni responsabilità per eventuali conseguenze che dovessero causarsi, a chiunque ed a qualsiasi titolo, per l’utilizzo dei contenuti del presente servizio. La decisione finale di investimento spetta infatti all’investitore, sia privato o istituzionale, consapevole dei rischi connessi ad ogni forma di investimento sui mercati finanziari con particolare riguardo agli strumenti derivati. JC & Associati può avere un proprio specifico interesse, diretto o indiretto, collegato ai soggetti, ai valori mobiliari e alle operazioni oggetto delle analisi. Le performance passate inoltre non sono garanzie dell’ottenimento di uguali risultati in futuro. Per ulteriori dettagli consultare le Norme Contrattuali del servizio JC-Investimenti e il relativo documento allegato sui rischi generali degli investimenti in strumenti finanziari.
Fonte: jcassociati.it








