I piani di stimolo dell’economia potrebbero contenere la recessione nel 2009 e porre le basi per una ripresa moderata nel 2010, a condizione che i bilanci siano risanati. …
Le montagne russe degli ultimi mesi sui mercati azionari mondiali sono il risultato, “di un gioco di forze combinate fra il rallentamento dell’attività economica, la decrescita del fatturato e del calo degli utili da un lato e, dai piani di salvataggio e di stimolo dell’economia istigati dai governi e dalle banche centrali dall’altro lato”, scrive John Greenwood, Chief Economist di Invesco, nel suo Outlook per il 2009. Due incognite fondamentali rimangono aperte: quando si concluderà il processo di deleveraging che ha avviato la crisi in corso, e quanto bisognerà aspettare per vedere i piani di espansione monetaria e fiscale istigati dalle banche centrali e dai governi portare ad un cambiamento di scenario dall’attuale fase recessiva e deflattiva per la ripresa e, forse, l’inflazione?
Come rileva Greenwood, le recessioni economiche causate dall’accumulo di debiti sono solitamente più rigorose delle altre, e causano deflazione più facilmente . Al momento, la necessità di risanare i bilanci nel settore privato sta rallentando la trasmissione dei piani di spesa voluti dai governi per stimolare l’economia. Finché la contrazione creditizia nel settore privato eccederà l’espansione creditizia nel settore pubblico, i prezzi degli attivi finanziari rimarranno sotto pressione e le forze deflazionistiche continueranno a prevalere in quanto “i moltiplicatori usuali non funzionano quando la priorità dei consumatori e delle aziende consiste nel riassettare i bilanci rimborsando i debiti (piuttosto che assumendone altri)”, osserva Greenwood. Secondo l’economista potrebbero passare anche più di due anni prima che si torni ai profili normali di spesa.
Per il Chief Economist di Invesco il 2009 sarà un anno di recessione e di aumento della disoccupazione nella maggior parte delle economie sviluppate; in parallelo, molte economie emergenti subiranno una contrazione per via della forte dipendenza commerciale dai paesi più ricchi dell’OCSE. “Nessuna delle economie emergenti, nemmeno la Cina o l’India, è in grado di essere un motore di crescita indipendente e capace di controbilanciare la recessione in atto nei paesi sviluppati”, afferma Greenwood. L’economista non ha dubbi sul fatto che l’espansione monetaria e fiscale riuscirà infine a convertire l’attuale recessione in una ripresa economica. Sebbene non preveda una rapida ripresa nel secondo semestre del 2009, l’economista ritiene possibile una ripresa moderata per il 2010: le pressioni inflazionistiche causate dai piani di aiuti varati dai governi rappresentano un problema potenziale che secondo Greenwood non si materializzerà prima del 2011, e nel frattempo i tassi di inflazione ufficiali prossimi da zero stimoleranno la corsa ai rendimenti nel 2009 e nel 2010.
Il Chief Economist di Invesco prevede che l’economia statunitense subirà una contrazione dell’1,3% nel 2009, in quanto i piani di stimolo del governo non riusciranno a controbilanciare il calo della spesa nel settore privato a causa di effetti ricchezza assai negativi. Tra i fattori positivi, Greenwood prevede invece che il calo dell’inflazione e i bassi tassi di interesse fornirano un contesto molto positivo per gli investimenti a reddito fisso, gettando altresì le basi per un’ampia ripresa delle quotazioni azionarie.
Per l’economia britannica, alle prese con problemi simili a quelli che affliggono gli Stati Uniti, Greenwood prevede una crescita negativa dell’1,5% nel 2009. Secondo l’economista la recessione sarà invece meno rigorosa nell’area euro (crescita negativa dello 0,9%), dove l’espansione del PIL rimarrà tuttavia al di sotto del livello potenziale più a lungo rispetto alle altre aree economiche, anche a causa della maggiore lentezza della BCE nell’abbassare i tassi d’interesse. “D’altro canto – prosegue Greenwood – quando finalmente inizierà la ripresa assisteremo probabilmente ad una fase espansiva più durevole nell’area euro grazie ad un indebitamento inferiore e agli effetti di un allentamento più moderato della politica monetaria”.
Secondo Greenwood in Giappone, paese dipendente dalle esportazioni, la ripresa sarà ostacolata dalla forza dello yen e probabilmente ci sarà una nuova fase di deflazione nei prossimi due anni. Il Chief Economist di Invesco ritiene inoltre che i piani istigati negli altri paesi asiatici per stimolare l’economia interna non riusciranno ad attenuare l’impatto della recessione globale, e prevede tassi di crescita in calo e livelli di inflazione nettamente inferiori in tutta la regione per il 2009. Sebbene l’America Latina sia entrata in recessione con conti esteri più equilibrati rispetto ai decenni precedenti, Greenwood rileva che quest’area, come le altre economie emergenti, è stata soggetta ad un deflusso sostanziale di capitali e probabilmente attraverserà una fase di rallentamento economico anche nel 2009.
Secondo Greenwood in Giappone, paese dipendente dalle esportazioni, la ripresa sarà ostacolata dalla forza dello yen e probabilmente ci sarà una nuova fase di deflazione nei prossimi due anni. Il Chief Economist di Invesco ritiene inoltre che i piani istigati negli altri paesi asiatici per stimolare l’economia interna non riusciranno ad attenuare l’impatto della recessione globale, e prevede tassi di crescita in calo e livelli di inflazione nettamente inferiori in tutta la regione per il 2009. Sebbene l’America Latina sia entrata in recessione con conti esteri più equilibrati rispetto ai decenni precedenti, Greenwood rileva che quest’area, come le altre economie emergenti, è stata soggetta ad un deflusso sostanziale di capitali e probabilmente attraverserà una fase di rallentamento economico anche nel 2009.
“I recenti piani di spesa varati dai governi non potranno certo esorcizzare i problemi patrimoniali causati dai debiti eccessivi accumulati dalle famiglie e dal settore finanziario nel passato decennio, e ci vorrà del tempo per completare il processo di risanamento dei bilanci e innescare la ripresa economica”, conclude Greenwood. “Ma non tutto il male viene per nuocere: in un contesto di pessimismo generalizzato l’inflazione diminuirà quasi ovunque, consentendo alle politiche espansionistiche delle banche centrali di fare presa creando le basi per una ripresa della crescita del reddito reale”.
John Greenwood ha espresso considerazioni e opinioni personali, queste potrebbero cambiare. Il presente documento è pubblicato in Italia da Invesco Asset Management SA, Sede Secondaria, via Cordusio 2, 20123 Milano.
Fonte: Comunicato – Invesco
{/accesstext}








