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30/01/09 La disoccupazione nell’area dell’euro è attesa in salita all’8%


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Analisi Daily

a cura di: Intesa Sanpaolo S.p.A.

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Da seguire:

Area Euro

– L’inflazione area euro è vista ancora in calo a gennaio, a 1,4% a/a (con qualche rischio verso l’alto) dall’1,6% a/a di dicembre. Si tratterebbe di un nuovo minimo dal 1999. Nel mese i prezzi potrebbero essere scesi di mezzo punto, in quanto al continuo calo dei prezzi dei carburanti si aggiunge la stagionalità negativa tipica del primo mese dell’anno. Il calo dell’inflazione proseguirà fino a luglio. Per la media del 2009, il CPI dovrebbe attestarsi all’1,2% (con rischi verso il basso).

– La disoccupazione nell’area dell’euro è attesa in salita all’8% a dicembre dal 7,8% di novembre. Oltre al continuo incremento del tasso dei senza-lavoro in Paesi come la Spagna e l’Irlanda, dicembre ha visto il primo aumento della disoccupazione anche in Germania. Il tasso di disoccupazione chiuderebbe così il 2008 a una media di 7,5%. Ci aspettiamo quest’anno un significativo incremento, all’8,7% con rischi verso l’alto (la Commissione stima si possa superare il 9%).

– Italia. Stimiamo la quarta flessione consecutiva dei prezzi alla produzione per il mese di dicembre (-1,4% m/m), solo di poco inferiore a quella del mese precedente (-1,6% m/m). Guida il ribasso il calo dei prezzi delle materie prime (agli energetici dovrebbero essersi aggiunti gli alimentari). Il PPI calerebbe così sensibilmente su base annua a 0,8% da 2,3% a/a. I livelli degli indici dei prezzi pagati dalle imprese sono coerenti con un PPI negativo su base annua.

Stati Uniti

– La stima advance del PIL del 4° trimestre registrerà un netto peggioramento della dinamica della crescita con un calo atteso di 5,2% t/t ann. dopo il -0,5% t/t ann. del 3° trimestre. I dati dovrebbero mostrare un calo ampio di consumi (-2,8% t/t ann.), degli investimenti non residenziali (-12% t/t ann.), degli investimenti residenziali (-21,2% t/t ann.), oltre a un calo marcato degli scambi con l’estero (-16% t/t ann. per le importazioni e -20% t/t ann. per le esportazioni). I dati preludono a un calo di entità analoga nel 1° trimestre del 2009.

– L’indice Chicago PMI a gennaio dovrebbe risalire a 36 da 35,1 di dicembre. Le altre indagini locali (Philly Fed e Empire) a gennaio si sono riprese dai minimi visti a dicembre. Il Chicago PMI dovrebbe dare un’indicazione analoga di stabilizzazione vicino ai livelli di dicembre: l’indice aveva perso più di 20 punti nei mesi di novembre e dicembre. Le altre indagini locali hanno mostrato un miglioramento della componente ordini, pur sempre su livelli molto negativi, mentre l’ultimo dato dall’ISM aveva registrato un calo su nuovi minimi a dicembre. La contrazione del settore auto continuerà a penalizzare la componente produzione. L’occupazione potrebbe ancora peggiorare.

– La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan (finale di gennaio), dovrebbe confermare il livello del dato preliminare di gennaio, 62, in marginale miglioramento rispetto al dato di dicembre. Nell’indagine preliminare di gennaio si era visto un aumento relativamente marcato delle aspettative di inflazione, sorprendente alla luce del trend del CPI e del prezzo della benzina: i dati dell’indagine finale saranno rilevanti per un’eventuale conferma di quanto visto a metà mese.

Ieri sui mercati

I mercati azionari hanno stornato sui rischi del sistema bancario e sui pessimi dati macroeconomici usciti negli USA (vendite di case nuove e ordini di beni durevoli). Le voci di un piano di intervento in tempi stretti per il sostegno delle banche USA ha contenuto la correzione. Sui mercati obbligazionari ha pesato l’offerta massiccia di Treasuries in asta. Il 10 a USA ha registrato rendimenti fino a 2,88, sui massimi di dicembre 2008; anche il mancato annuncio di un programma di acquisti di Treasuries da parte della Fed ha continuato a pesare sulle prospettive dei rendimenti. Anche il mercato obbligazionario euro ha risentito delle tensioni americane, con il Bund 10 a sopra 3,3%.

Area Euro

L’indice composito della Commissione UE è sceso lievemente a gennaio, a 68,9 da 70,4, ma il dato è risultato significativamente superiore al previsto grazie alla revisione verso l’alto dei dati precedenti. Si tratta comunque di un nuovo minimo storico dal 1985. La fiducia ha continuato a calare, marginalmente per le imprese industriali (-34 da -33) e le famiglie (-31 da -30), in misura più significativa per le imprese dei servizi (-22 da -17) e delle costruzioni (-30 da -27), mentre è rimasta stabile (a -20) nel commercio al dettaglio. Il grado di utilizzo degli impianti è sceso al 75,2%, ai minimi anche in questo caso dal 1985. L’unica buona notizia viene dal calo delle aspettative inflazionistiche dei consumatori, che ora sono coerenti con un rallentamento verso l’1% a/a dell’inflazione core; in salita però (a 58 da 55) le preoccupazioni delle famiglie circa la disoccupazione. L’indice è coerente con cali del PIL dell’ordine di -1,5% a/a, ma è lecito attendersi una stabilizzazione nei prossimi mesi.

M3 ha rallentato più del previsto al 7,3% a/a a dicembre, dal 7,7% a/a (rivisto al ribasso di un decimo) di novembre. M1 ha continuato nel suo recupero a 3,2% a/a da 2,2% a/a. I prestiti al settore privato hanno rallentato ulteriormente al 5,8% a/a dal 7,1% a/a precedente. I prestiti alle famiglie hanno ormai raggiunto una crescita vicina a zero (1,8% da 2,5% a/a), i prestiti alle imprese hanno rallentato ulteriormente a 9,4% da 11,1% a/a. L’indicazione più interessante viene dal fatto che i prestiti al settore privato sono scesi dello 0,4% m/m (-47 miliardi), per la prima volta da quando viene calcolata la serie (1998).

Germania. I disoccupati sono saliti al ritmo più forte da 4 anni a gennaio (+56 mila unità da +33 mila, dato rivisto al rialzo). Il tasso di disoccupazione è salito più del previsto al 7,8% dal 7,7% (dato rivisto verso l’alto). Il numero totale (non aggiustato) dei disoccupati è salito di 387 mila unità a 3,489 milioni. Il calo delle intenzioni di assunzione nelle indagini di fiducia segnala un ulteriore deterioramento del mercato del lavoro nei prossimi mesi.

Stati Uniti

Il WSJ riporta che un nuovo piano di intervento a sostegno del sistema bancario statunitense potrebbe richiedere fra 1 e 2 tln di dollari. Secondo il WSJ l’Amministrazione Obama potrebbe annunciare il nuovo piano nel giro di pochi giorni: il piano potrebbe anche includere l’acquisto di azioni delle banche da parte del governo. Alternativamente, il piano considera la possibilità di acquistare obbligazioni convertibili. Un’esponente del Tesoro ha detto che il piano non è ancora completamente definito, ma dovrebbe essere ad ampio raggio. Secondo altre fonti, la possibile istituzione di una bad bank per acquistare i titoli tossici dalle banche dovrebbe essere gestita dall’FDIC.

Gli ordini di beni durevoli sono stati più negativi del previsto a dicembre e i dati di novembre sono stati rivisti ampiamente verso il basso. A dicembre il calo è stato di -2,6% m/m (-19,7% a/a) e al netto dei trasporti gli ordini sono scesi del 3,6% m/m (-15% a/a). Il dato al netto della difesa scendono del 4,9% m/m (-22,4% a/a). I dati sarebbero stati ancora più negativi senza il sostegno di un forte incremento degli ordini della difesa, +32,9% m/m. Gli ordini di novembre vedono un calo di -3,7% m/m, rivisto da -1%, e al netto dei trasporti il calo è di -1,7% m/m da una stima di -1,2%. L’aggregato beni capitali al netto di difesa e aerei scende a dicembre di -2,8% m/m, -12,5% a/a, -32,5% 3m ann. segnalando un drammatico peggioramento degli ordinativi di beni capitali nella parte finale del 2008 e indicando uno scenario estremamente negativo per gli investimenti nella prima metà del 2009. Una parte consistente del calo degli ordini è ancora concentrato nel settore auto, con un calo di 5,2% m/m, 25,6% a/a. Le consegne di beni capitali al netto di difesa e aerei risalgono del 3,4% m/m, dopo due mesi estremamente negativi: il calo sui 3m ann. è di -14,8%, un‘indicazione molto negativa per gli investimenti nel 4° trimestre. Molto preoccupante il continuo aumento del rapporto scorte/fatturato che, nonostante il continuo calo della produzione, continua a salire, toccando 1,8, il massimo dal 1993 e indicando che ci saranno ancora ampi tagli alla produzione.

Le vendite di case nuove sono scese più del previsto a dicembre , in contrazione del 14,7% m/m a 331 mila da 388 mila di novembre (rivisto da 407 mila). Le scorte di case invendute salgono a 12,9 mesi da 12,5 di novembre, anche se in livelli l’invenduto continua a scendere (357 mila da 433 mila di luglio 2008). I dati dei mesi precedenti sono stati rivisti per una differenza netta di -40 mila. Il calo di vendite è diffuso a tutte le aree geografiche. Il prezzo medio scende del 13,2% a/a e quello mediano di 9,3% a/a.

I nuovi sussidi di disoccupazione sono saliti a 589mila nella settimana conclusa il 24 gennaio, da 585 mila della settimana precedente. I sussidi esistenti continuano a salire: nella settimana conclusa il 17 gennaio hanno raggiunto quota 4,776 milioni, il massimo dal 1967, confermando l’aspettativa di ulteriori ampi aumenti del tasso di disoccupazione nei prossimi mesi.

Secondo Bloomberg il Tesoro USA è intenzionato ad allocare 60 miliardi di dollari per l’acquisto di prestiti d’onore agli studenti attualmente bloccati nei bilanci delle banche e per l’emissione di carta commerciale garantita da prestiti agli studenti di nuova emissione, attraverso un programma che dovrebbe essere elaborato da Citigroup e Morgan Stanley.

Giappone

La produzione industriale a dicembre è crollata ancora, con un calo di -9,6% m/m (-20,6% a/a) dopo -8,5% di novembre,. Il METI aveva previsto un calo di 8% m/m. Le nuove proiezioni per gennaio e febbraio sono drammatiche, con una revisione verso il basso della previsione per gennaio a -9,1% da -2,1% previsto il mese scorso. Per febbraio, la proiezione vede un calo di -4,6% m/m. Nonostante i tagli alla produzione, il rapporto scorte/fatturato continua ad aumentare.

Il tasso di disoccupazione è salito a sorpresa di 5 decimi, da 3,9% di novembre a 4,4% di dicembre. I dati riflettono un aumento della partecipazione alla forza lavoro che ha fatto impennare l’aumento dei disoccupati, che si è accompagnato a un calo dell’occupazione.

L’inflazione nazionale a dicembre ha rallentato a 0,4% a/a, e a 0,2% a/a per l’indice al netto degli alimentari freschi. Gran parte del calo è ancora da attribuire alla componente energetica, ma si registra una contrazione dei prezzi di alcune categorie discrezionali (abbigliamento, ricreazione) collegati all’apprezzamento del cambio e alla debolezza della domanda.

Fonte: Intesa Sanpaolo S.p.A.

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