La Fed si è posizionata in una fase di attesa, senza segnalare strategie di uscita, ma senza ampliare i programmi di stimolo quantitativo esistenti. I tassi resteranno fermi per un “periodo esteso”….
Sui programmi di acquisto, la scelta di non apportare modifiche equivale ad accettare che da fine estate il bilancio della banca centrale si riduca, a meno di modifiche da annunciare nei prossimi mesi. Di per sé questo è già indice di una certa fiducia da parte della Fed che il momento per preparare l’exit strategy potrebbe non essere troppo lontano. I dati dei prossimi mesi e le indicazioni sul sentiero della politica fiscale saranno cruciali.
Bussola della BCE: in acque vischiose a lungo
La BCE lascerà i tassi di policy invariati per un periodo esteso, probabilmente almeno fino a metà 2010. Al momento anche parlare di una exit strategy sembra prematuro. Le prospettive di crescita rimangono piuttosto modeste. I rischi per la dinamica dei prezzi al consumo sono verso il basso, a meno di rinnovate pressioni dall’esterno. Dopo il 2010 la BCE si troverà a gestire la politica monetaria in un contesto ben diverso che nel decennio precedente. La necessità di riportare le finanze pubbliche su un sentiero di sostenibilità lascerà la crescita al di sotto di un potenziale già penalizzato dalla crisi e shock sulle commodities. L’indipendenza della BCE dovrebbe garantire la stabilità dei prezzi. Ma le mutate condizioni strutturali ed il contesto internazionale potrebbero portare la BCE ad una linea più morbida che in passato.
I mercati valutari
È stata una settimana interlocutoria per i mercati valutari. Dall’euforia eccessiva d’inizio trimestre e la presa d’atto che è ancora troppo presto per giungere a delle conclusioni (positive), deriva uno schiacciamento dell’upside del dollaro e ancora una sopravalutazione delle altre valute.
I market mover della settimana
Nell’area euro, oltre alla riunione della BCE, il principale focus sarà sui dati di inflazione e sugli indici di fiducia di giugno della Commissione UE. L’inflazione area euro scenderà in territorio negativo per la prima volta da quando esiste la serie; ci aspettiamo un calo più moderato per il CPI italiano. Gli indici di fiducia della Commissione e la stima definitiva dei PMI confermeranno i segnali di ripresa giunti dalle indagini nazionali. La disoccupazione è attesa in aumento sia in Germania che, in misura più significativa, nella media della zona euro; proprio il deterioramento del mercato del lavoro peserà sulle vendite al dettaglio sia in Germania che nell’intera eurozona. Infine, continuerà il trend di rallentamento di M3, che si avvicina al target ufficiale BCE (4,5%).
Negli Stati Uniti la settimana è densa di dati, con le informazioni più importanti per il mese di giugno. Gli indici ISM e il Chicago PMI dovrebbero proseguire il trend in rialzo, restando comunque ancora lontani da 50. L’employment report dovrebbe indicare una stabilizzazione del ritmo di contrazione degli occupati sui livelli di maggio con un ulteriore aumento del tasso di disoccupazione. La fiducia delle famiglie dovrebbe aumentare solo marginalmente a giugno e la spesa in costruzioni dovrebbe essere scesa a maggio.
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